Pinerolo 1000 anni di storia. Proseguono on line gli appuntamenti della “Fabbrica del libro”

 

Si sale al secondo piano – a piedi – e dietro la porta tagliafuoco si apre un mondo. Di carta e anche di pergamene. Un mondo fragile che non si estende tanto nello spazio, anche se ne ha necessità in quanto materiale, quanto piuttosto nel tempo. Indietro nel tempo, per la precisione. Parliamo dell’Archivio storico di Pinerolo ospitato nell’edificio della Biblioteca Alliaudi. Lo abbiamo visitato per preparare lo streaming trasmesso lo scorso mercoledì 28 aprile sulla pagina facebook “Pinerolo 1000 anni di storia” nel contesto del progetto la “Fabbrica del libro” promossa dal Comune e dal Centro Studi Silvio Pellico.

Il direttore de “Il Nuovo Monviso”, Marco Margrita, ha dialogato con Gianpiero Casagrande, direttore dell’Alliaudi, e con lo storico dell’arte Simone Bonicatto, in collegamento dalla Svizzera.

«Chiunque voglia fare storia di una comunità deve partire dalle fonti – ha esordito Casagrande – e l’archivio è uno scrigno di fonti, cioè di documenti che hanno compiuto almeno quarant’anni. Questo significa che per una realtà come Pinerolo, che è medioevale, parliamo di chilometri di documenti. Si può immaginare quanto il comune di Pinerolo producesse a livello cartaceo e pergamenaceo nel 1300 e quanto nel 1990. Man mano che l’età si avvicina a noi, la mole di documenti aumenta. Quando un ricercatore viene da me dicendomi che vuole fare una ricerca su documenti del 1500 io glieli trovo, quando mi viene a chiedere documenti del 1950 comincio ad avere qualche patema!»

Il libro che proverà a raccontare – l’uscita è prevista per seconda metà del 2022 – gli ultimi 1000 anni della storia di Pinerolo non potrà non essere debitore di questo archivio dove sono conservati, in quantità significative, documenti a partire dalla metà del Trecento. Qui gli storici coinvolti e coordinati da Ilario Manfredini potranno attingere direttamente ai documenti originali, grazie all’inventario che, prosegue Casagrande «è stato suddiviso in categorie, fascicoli, camice e faldoni. Solo in questo modo è possibile trovare quanto si sta cercando».

Lo storico Simone Bonicatto, nel corso della diretta che è stata curata da Marco Civra, ha ricordato quanto sia importante l’archivio anche per uno storico dell’arte. «Teniamo presente – ha spiegato – che la storia dell’arte, soprattutto nel periodo che studio io, cioè la fine del medioevo, ha ancora molti interrogativi anche perché i pittori non firmavano le opere, che sono neppure datate. Per Pinerolo, grazie alla ricerca di Archivio, si è capito che la città aveva una grande quantità di pittori. Nella prima metà del 400, ad esempio, aveva 15 pittori documentati, mentre Torino ne aveva solo tre. La ricerca d’archivio è importante sia per capire la genesi dell’opera d’arte che il contesto in cui viene creata».

Sul fronte amministrativo e politico sono preziosissimi i cosiddetti “ordinati comunali”, cioè i verbali del consiglio comunale.

«Il nostro archivio – ha puntualizzato il direttore della Biblioteca – ha delle specificità: conserviamo molte pergamene. E poi gli archivi aggregati. Cioè archivi non inerenti all’ente, come ad esempio quello della famiglia De Geneys che è davvero è straordinario. Lo abbiamo perché Carolina De Geneys, negli anni 20 del Novecento, ha fatto alla città una donazione eccezionale di documenti archivistici e bibliotecari».

E non finisce qui. Importanti e anche belli a vedersi sono, ad esempio, i catasti acquerellati come pure le cartine dettagliate che vengono consultate tutt’oggi per la definizione dei confini.

Un tesoro immenso, accessibile in consultazione a storici e ricercatori, che nasconde ancora tanta soprese.