22 Dicembre 2025
Gli auguri del vescovo Derio ai collaboratori di Vita
Il vescovo di Pinerolo Derio Olivero ha voluto esprimere il suo grazie ai vari collaboratori di Vita Diocesana un incontro in vescovado il 22 dicembre 2025.
Nel pomeriggio del 22 dicembre il vescovo Derio ha accolto in vescovado i collaboratori di Vita Diocesana per ringraziarli del loro impegno per la buona riuscita del giornale e per scambiarsi gli auguri di buon Natale.
Dopo che il direttore di Vita, Patrizio Righero, ha dato la parola ai volontari e ai lavoratori del giornale perché si presentassero, il vescovo li ha voluti ringraziare sottolineando:
«Qualunque sia il vostro compito all’interno di Vita, davvero ciascuno di voi è estremamente prezioso, perché siamo una squadra, e questa è la squadra che fa andare avanti il giornale. Quindi grazie di cuore a tutti. Direi solo una cosa. Mi è capitato di leggere, una quindicina di giorni fa, un articolo che mi è piaciuto molto, su una rivista. L’articolo diceva così: «Nel linguaggio italiano, nella lingua italiana che deriva dal latino, gli umani si è deciso di chiamarli mortali». In italiano, quando si dice “noi mortali”, siamo noi: gli umani, gli uomini, le donne, i bambini, gli anziani. E la lingua è interessante. Come mai la lingua sceglie una certa parola piuttosto che un’altra? Dietro ci sono sempre storie molto belle. Noi deriviamo dal latino e abbiamo preso dai latini questa idea: quando si parla di noi, chi siamo noi? Noi siamo mortali, cioè quelli destinati a morire. Diceva questo articolo che forse non va tanto bene, perché sarebbe stato molto meglio se nella lingua si fosse scelto un altro evento altrettanto importante, che è la nascita. Sarebbe bello se, invece di chiamarci mortali, ci chiamassimo natali. Noi siamo quelli che sono nati».
Mons. Olivero ha poi continuato:
«È vero: la morte è un evento importante, certo. Ma è molto più importante la nascita. Noi non c’eravamo e, per miracolo, un giorno siamo venuti al mondo. Noi siamo figli di un miracolo. Varrebbe molto più la pena essere definiti da quel miracolo, non dal destino, ma dalla destinazione, dal fatto che siamo nati. Noi siamo gente che è nata. Pensate che bello. E non solo siamo nati, ma siamo nati per rinascere. Lo sappiamo che la vita è un continuo rinascere. Tutti i giorni si riparte, tutte le settimane si riparte, tutti gli anni si riparte. Fra un po’ arriva il Capodanno e si dice: quest’anno faremo, andremo, speriamo che quest’anno… Poi arriva l’influenza, e ci si rialza e si riparte. C’è un contrattempo sul lavoro e poi si riparte. Noi siamo coloro che continuano a nascere, giorno dopo giorno. Pensate che bello: sarebbe bello chiamarci natali, non mortali, tanto più che noi siamo cristiani. I cristiani, addirittura, dicono che la morte è una nascita. Dunque noi siamo nati da un miracolo, viviamo di continue nascite e, addirittura, un giorno non moriremo: nasceremo per sempre. E questo si chiama risurrezione».
Per poi concludere:
«Mi è piaciuto molto quell’articolo e credo che dica una cosa importante: mentre il mondo antico da cui nasce la nostra lingua era un mondo senza speranza. Sapete che il mondo antico, il mondo latino e greco, pensava che la speranza fosse un male. Non bisogna sperare, perché sperare è pericoloso, ti lascia solo deluso. Il cristianesimo invece è arrivato e ha detto: «No, sperare è la cosa più tipica degli umani, perché Gesù Cristo è venuto a darci speranza. E allora, a maggior ragione, noi che siamo cristiani dovremmo chiamarci natali. E penso che un giornale di ispirazione cristiana che cosa faccia. Va in giro e porta notizie, certo. Ma le notizie oggi arrivano in fretta, su mille canali diversi. Un giornale come il nostro, parlando di tante cose, portando notizie, proponendo rubriche di riflessione, porta soprattutto speranza. Porta speranza. Ha questo grande compito, questa grande missione: offrire uno sguardo speranzoso e fare in modo che chi legge si senta più natale che mortale. E noi ci auguriamo che sia sempre così il nostro giornale, ma non solo il nostro giornale: anche la vita di ciascuno di noi. E la nostra speranza, non solo a Natale. Certo, almeno a Natale, ma davvero per tutto l’anno. Con questo, tanti, tanti auguri. Buon Natale».
L’amministratore delegato Roberto Giuglard ha voluto ricordare la sobrietà che ha connotato il giornale fin dall’inizio e ringraziare i volontari e soprattutto il vescovo Derio per il costante sostegno e incoraggiamento a quello che è il suo giornale, da sempre a servizio della Diocesi e del vescovo.
Foto Lino Gandolfo


























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