Il vento, venendo in città da lontano, le porta doni inconsueti, di cui s’accorgono solo poche anime sensibili, come i raffreddati del fieno, che starnutano per pollini di fiori d’altre terre. Un giorno, sulla striscia d’aiola d’un corso cittadino, capitò chissà donde una ventata di spore e ci germinarono dei funghi. Nessuno se ne accorse tranne il manovale Marcovaldo che proprio lì prendeva ogni mattina il tram.

Inizia così una celebre novella di Italo Calvino. E inizia, quasi allo stesso modo (anche se con meno poesia), un comunicato stampa dell’ASLTo3 che mette in guardia i cittadini da «un’abbondante crescita di funghi, non solo nei boschi, ma anche nei parchi e giardini pubblici delle città». Il comunicato precisa fin da subito che «molti di questi funghi sono velenosi, e alcuni possono causare avvelenamenti molto gravi». Segreto che Calvino svelerà solo al termine del suo tragicomico racconto.

L’ASL mette in guardia soprattutto dalla “Amanita phalloides” che cresce accanto ad alberi «comunemente presenti in città. L’Amanita phalloides è un fungo che causa avvelenamenti mortali (colpisce il fegato e provoca la distruzione dell’organo). Si distingue per il cappello con colore tipico verde oliva misto con sfumature giallastre e bianchicce, ma occorre tener presente la sua variabilità cromatica, potendo anche avere il cappello giallo chiaro, o con zone marroni più o meno estese, o addirittura bianco. La sua forma e i suoi colori ingannevoli possono indurre pericolose confusioni con funghi comunemente raccolti, come le “mazze di tamburo”, i “prataioli”, le “famigliole”, le “colombine”, gli “ovoli buoni”».

L’Ispettorato di Controllo Micologico dell’ASLTO3 raccomanda «di non raccogliere funghi spontanei nelle aree verdi della città e, in generale,  come sempre, di non consumare funghi raccolti in ambiente (siano aree verdi cittadine o siano boschi, campi, prati fuori città) senza il controllo di commestibilità eseguito gratuitamente (per Pinerolo telefonare ai numeri 0121 23.5411- .5401- .5448) dagli esperti micologi del Dipartimento di prevenzione dell’ASL».

Non ebbero certamente questa saggia accortezza Marcovaldo e lo spazzino Amadigi, i quali

Trovarono ancora funghi per tutti e, in mancanza di cesti, li misero negli ombrelli aperti. Qualcuno disse: – Sarebbe bello fare un pranzo tutti insieme ! – Invece ognuno prese i suoi funghi e andò a casa propria.

Ma si rividero presto, anzi la stessa sera, nella medesima corsia dell’ospedale, dopo la lavatura gastrica che li aveva tutti salvati dall’avvelenamento: non grave, perché la quantità di funghi mangiati da ciascuno era assai poca. Marcovaldo e Amadigi avevano i letti vicini e si guardavano in cagnesco.

 

P.R.