Intervista a suor Rinangela Pairotto, superiora della comunità dell’Istituto Maria Immacolata

«Nella sua scelta del nome, il papa si è ispirato a due santi: san Francesco d’Assisi e san Francesco Saverio»

Rinangela Pairotto, della congregazione delle Suore di San Giuseppe di Pinerolo, è superiora della comunità dell’Istituto Maria Immacolata. Dal 1967 al 1993 è stata in missione in Argentina, dove ha avuto l’occasione di incontrare il papa Francesco.

Ci racconti un po’ la vita del giovane Bergoglio in Argentina…

Ho avuto l’occasione di conoscerlo prima che fosse vescovo. A Buenos Aires la congregazione delle Suore di San Giuseppe gestisce una comunità per aiutare le minorenni, e lui l’ha frequentata mettendo in evidenza il suo amore per i poveri. È sobrio nel suo stile di vita, un uomo di preghiera ma molto determinato nel suo agire; sa esattamente quello che vuole. Chi ha avuto contatti frequenti con lui mi raccontava la sua grande umiltà e il suo amore per gli ultimi: quando gli altri andavano a dormire per la “siesta”, lui andava a visitare persone sole per trascorrere un po’ di tempo con loro.

Quale contributo può dare alla chiesa la spiritualità gesuita di papa Bergoglio?

I gesuiti hanno una profondità spirituale che si rivela nello stile di vita: sono uomini di sapere, aperti, con molta disciplina e che raggiungono gli obiettivi che si prefiggono; hanno una chiarezza di intenti e profondità di formazione unita alla serietà. Papa Francesco, in Argentina, si è trovato in contesti storici particolari, ha lottato per salvare l’aspetto dottrinale e non si è fatto strumentalizzato dai movimenti più rivoluzionari.
D’altra parte penso ci sarà una certa continuità con Benedetto XVI, le cui encicliche hanno sorpreso i fedeli. Sono entrambi uomini molto colti.

Secondo lei, perché ha scelto il nome Francesco?

Francesco è un nome che dice tutto! Secondo me nella sua scelta si è ispirato a due santi: san Francesco d’Assisi e il gesuita san Francesco Saverio. Il primo era un uomo libero che ha riformato la Chiesa da dentro, con l’umiltà di chi fa veramente parte del popolo. Di san Francesco Saverio, gesuita e patrono delle missioni, spiccano il senso missionario e il rapporto personale che aveva con la gente: considerava tutti fratelli, senza escludere nessuno. Papa Francesco sa cosa vuole: un cambio radicale negli uomini di Chiesa, e la scelta di questo nome è molto significativa in questo senso. In un momento in cui sono in crisi i valori profondi e la dignità dell’uomo, il cattolicesimo aveva bisogno di una figura come quella di Papa Francesco. Sono convinta che possa dare una bella spinta alla nostra chiesa.

Nicolò Mosca