17 novembre 2015

È in corso alla sala Pacem In Terris del museo diocesano di Pinerolo l’incontro con il giornalista Mario Adinolfi. Oggetto della serata media e informazione, bugie e ideologie.

«È in atto una trasformazione della persona in cosa – ha esordito Adinolfi parlando di reificazioni della persona umana –. Il pericolo prevalente, lo dico con chiarezza, proviene dalle decisioni che possono essere prese in parlamento».

«Mi chiamano omofobo, ma vi assicuro che non è così. Non troverete mai in tutta la mia produzione di articoli o libri, parole sul tema dell’omosessualità. È un tema di cui non mi occupo: ho già abbastanza problemi per conto mio, senza bisogno di interessarmi a cosa fanno gli altri nel loro privato».

«Sono un cittadino contrario al matrimonio omosessuale e ho questa contrarietà netta perché non voglio vedere reificata la persona umana. Qualsiasi normativa sul matrimonio omosessuale nel mondo, porta inevitabilmente diritti di filiazione».

«Una norma come il ddl Cirinnà è la classica mossa della politica che non vuole far capire alla gente cosa sta passando. È scritto in burocratese, non ci si capisce nulla neanche leggendolo 20 volte».

«Si parla di Step Child Adoption, una parola anglofona per non far capire di cosa stia succedendo. La Step Child Adoption prevede la possibilità di andare all’anagrafe e dichiarare il falso, cioè che un bambino è nato da due papà o due mamme».

«I media spacciano la fecondazione assistita come il mito del progresso dell’uomo, ma si guardano bene da raccontare come funziona l’utero in affitto».

«Il motivo per cui mi chiamano omofobo è che l’ho raccontato. Non con una storia inventata, ma con quella raccontata da Elton John».

«È lo stesso cantante ad aver dichiarato più volte che le sofferenze del figlio senza la mamma. Dal pianto disperato alla nascita, alla conferma che quando crescerà e si accorgerà di non avere una mamma sarà un momento devastante».

«Quando un bambino viene trasformato in un bene acquistabile, non si può non parlare di trasformazione di uomo in oggetto».

«E il passo successivo quando si trasforma l’uomo in oggetto è che gli oggetti difettosi si eliminano. Il governo danese ha un progetto che ha come obiettivo il 2030: l’obiettivo è che in quell’anno non nasca nemmeno un bambino affetto da sindrome di down. L’effetto, nel 2014, è che i bambini nati da una scelta dei genitori sono 2, quelli nati da una errata diagnosi 36, quelli abortiti 1600. L’obiettivo è portare a zero il numero di nascite di bambini malati».

«Ricevo 4/5000 mila insulti al giorno, ma nessuno che citi dei numeri, dei dati. Ovviamente non mi agito per un messaggio su twitter, ma è la mentalità che mi preoccupa: i cosiddetti “progressisti” scherzano sulla mia forma fisica non proprio eccelsa (ride, ndr) e improvvisamente sparisce il problema della discriminazione».

«Impadroniamoci di questi temi in maniera dettagliata, non ideologica. Verifichiamo i numeri, i dati sono incontestabili».

«Si parla di “diritti civili”, ma bisogna individuare chi sono veramente i soggetti che hanno bisogno di diritti. Prendiamo l’esempio del figlio di Elton John: da una parte c’è un bambino che urla perché non ha la mamma, dall’altra ci sono due ricchi che se lo comprano. Chi è il soggetto debole, che ha bisogno dei diritti civili?».

«Nei palinsesti televisivi è in atto un bombardamento di programmi tutti uguali, che fanno raccontare le coppie omosessuali le loro difficoltà a sposarsi in Italia, diritti negati, ecc. Ma qualcuno parla mai dei diritti dei bambini?».

A proposito di media e ideologia: «Vogliono convincerci, sul tema delle unioni civili, che ci sia una sola opinione possibile, una sola opinione accettata. E il diritto d’opinione dov’è?».

Adinolfi-a-Pinerolo