«Il cappello a cilindro è un’immagine d’altri tempi che evoca di per sé qualcosa di magico. Ed è per questo motivo che ho voluto chiamare così il mio studio fotografico». A parlare è Sergio Bruno che da pochi mesi ha aperto un’attività decisamente singolare in via del Pino, nel centro storico di Pinerolo. Varcando la porta di questa piccola bottega ci si ritrova catapultati nel passato e nelle misteriose alchimie della fotografia al collodio umido, realizzata come negli anni 50 dell’Ottocento.

«Questo processo fotografico – spiega Bruno – utilizza il collodio come base per rendere la lastra, in vetro o alluminio, sensibile alla luce in modo da fissare l’immagine». Nessun rifiuto delle moderne tecnologie digitali che Sergio usa nella sua attività ordinaria «tuttavia la fotografia al collodio presenta un fascino e un sapore diverso». Infatti il ritratto realizzato con questa antica tecnica, rispetto alla perfezione del digitale, risulta imprevedibile, con molti difetti, macchie e tagli che la rendono unica e irripetibile.

«Le persone che vengono qui per farsi fare un ritratto sono coinvolte in tutto il processo di realizzazione della fotografia, seguendo passo per passo la preparazione dei materiali e lo sviluppo della foto nella camera oscura». Quest’ultima si trova al piano interrato raggiungile scendendo una stretta scala che conduce letteralmente “in un altro mondo” dove gli odori dei prodotti utilizzati per lo sviluppo creano un’atmosfera unica. «Occorre circa un’ora e mezza per avere in mano la fotografia sviluppata. Il momento più emozionante è l’istante in cui l’immagine inizia a prendere forma. Alcuni clienti di fronte a questa “magia” non hanno potuto trattenere le lacrime».

I ritratti, realizzati con un obiettivo ottico dell’epoca, richiedono tempi lunghi e vengono immortalati con uno scatto dalla durata di 5 secondi che impone al soggetto di rimanere perfettamente immobile. E si capisce così perché nelle “foto di una volta” le espressioni erano molto intense e le persone apparivano sempre molto serie. Il fotografo, quindi, attraverso questa tecnica dell’immagine “lenta” lascia il soggetto libero nell’espressione, riuscendo così a catturare da un semplice lineamento del volto o uno sguardo, immagini molto suggestive. «Il soggetto si dona alla fotografia!»

Il ritratto, che diventa un pezzo unico nella sua bellezza, necessita di una grande precisione tecnica, richiede studio, sperimentazione e una manutenzione continua degli strumenti (non facili da reperire) e delle sostanze. Un singolare connubio tra arte e chimica.

«Mi sono diplomato all’istituto tecnico e per anni ho lavorato nel settore della meccanica agricola – racconta Sergio – poi ho preso la decisione di dedicarmi alla mia passione, e a questo particolare tipo di fotografia che ho dovuto imparare passo dopo passo. Oggi in tutta Italia siamo una ventina di fotografi professionisti in grado di realizzare questo tipo di scatti».

Per Pinerolo è certo un’eccellenza e una “antica” novità.

 

Mathilde Charles