L’opinione comune pensa che la Vita Consacrata sia nata e si sia sviluppata in funzione di bisogni specifici di una certa epoca storica e che viva ancora così in scenari mutati.

L’avventura della Vita Consacrata è antica quanto l’uomo. Infatti non è un fenomeno esclusivamente cristiano.

Nell’ambito di 20 secoli di storia cristiana la Vita Consacrata ha fatto intravedere alcune linee di sviluppo.

All’origine della chiesa alcuni laici e laiche abbandonano la vita tumultuosa delle città per darsi in un corpo a corpo assoluto con Dio, senza ricorrere al riparo di mediazioni o di sostegni esterni: eremiti, anacoreti, cenobiti, vergini consacrate. Successivamente ha preso corpo l’idea di una vita comunitaria. Nei secoli successivi alcuni elementi di questa tradizione sono stati ritenuti identitari: la separazione dal mondo da parte del monachesimo; il progetto di vita fraterna da parte degli ordini mendicanti; la prevalenza di volta in volta di forme di vita contemplative, apostoliche, miste. Fin dall’inizio la chiesa ha dato forma istituzionale alla Vita Consacrata secondo i tre classici voti.

Queste forme identitarie sono state vissute secondo lo stile del tempo in modo ascetico-penitenziale.

In tempi recenti è stato fondamentale per noi consacrati l’aiuto del Concilio e della chiesa del Post-Concilio, per riprendere quota. Per capirci: non abbiamo più potuto affermare con certezza la presenza della Vita Consacrata già nel Nuovo Testamento. La fede dei discepoli non prevedeva la fuga mundi, né accentuate pratiche ascetiche. Anche la koinonìa descritta da Luca non si riferiva alla vita comunitaria, ma alla comunione dei beni.

Proprio per questo il Concilio ci ha esortato a non dare per scontata la nostra vita evangelica e ci ha chiesto di immergere nel Vangelo il carisma dei nostri fondatori.

Ma l’esortazione più pressante della chiesa è quella di immergere la nostra vita di osservanza nell’amore vicendevole e fraterno. Come dire: bene i vostri progetti caritativi sul territorio. Però noi chiesa abbiamo bisogno che testimoniate tra voi per noi e per tutti l’amore di Dio.

Papa Francesco ha contrassegnato la Vita Consacrata di tre qualità: «Con la preghiera ritornare al Signore che ci ha chiamato», per seguirlo da vicino. «Non si può discernere ciò che sta accadendo senza parlare con il Signore».

«Senza povertà non c’è fecondità nella Vita Consacrata». Altrimenti siamo aggrediti dallo spirito di mondanità.

«Entrare in pazienza è un atteggiamento di consacrazione, che va dalle piccole cose, dalle piccole tolleranze, dai piccoli gesti di sorriso… fino al sacrificio di sé stessi, della vita…». La pazienza è un portare sulle spalle.

Fra’ Carlo

 

In occasione della festa della vita consacrata, il vescovo Derio presiederà la messa delle ore 18 nella cattedrale di Pinerolo. I religiosi della diocesi animeranno la liturgia.

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