Willy BertinTra gli atleti della zona che hanno partecipato ai giochi olimpici c’è Willy Bertin, biatleta nativo di Angrogna che ha corso nelle edizioni del 1972 a Sapporo (Giappone) e del 1976 ad Innsbruck (Austria).

Bertin non è mai stato assistito particolarmente dalla fortuna e in entrambe le occasioni le medaglie sono sfuggite di un soffio.

 

Willy, ci racconti la tua esperienza ai giochi olimpici?

Ho gareggiato nel Biathlon, una disciplina relativamente nuova all’epoca per i giochi (la prima apparizione ai giochi come disciplina ufficiale risale a Squaw Valley 1960, ndr).

Ero nella nazionale dello sci di fondo e facevo parte dell’arma, più precisamente la guardia di Finanza, quindi sono entrato nella squadra olimpica.

Nel ’68, a Grenoble, c’era un “sovraffollamento” di atleti della guardia di Finanza e ne hanno preso qualcuno dalla forestale e io ero riserva.

A Sapporo hai condotto a lungo la gara. Poi cos’è successo?

A Sapporo avevo azzeccato una giornata eccezionale… fino agli ultimi tiri. All’ultimo poligono avevo quasi due minuti di vantaggio sul secondo, in teoria mi sarebbe bastato sparare i miei cinque colpi e andare a vincere la gara.

Invece, quando sono arrivato lì la concentrazione se n’è andata e gli errori mi sono costati una “penalizzazione” di 2 chilometri, e alla fine sono finito tredicesimo, lontano dal podio.

A Innsbruck, invece?

Dopo la delusione di Sapporo, ho “puntato” dritto alle Olimpiadi di Innsbruck e mi sono allenato 4 anni per onorare al meglio l’impegno.

Arrivati al momento della gara, poi, si è messa un po’ di mezzo la sfortuna che mi ha portato a gareggiare in condizioni pessime, con un freddo tremendo. Ho praticamente fatto la gara da solo e, senza riferimenti, sono arrivato quarto: medaglia di legno.

Ho pianto, non ho vergogna a dirlo. Perché per la seconda volta sono arrivato a ridosso delle medaglie e mi sono sfuggite di un soffio. La delusione a Innsbruck è stata più bruciante, perché mi ero allenato duramente per questo appuntamento e tornare a casa con un quarto poso è dura, perché poi nessuno si ricorda di te.

Da un parte, per carità, è stato un buon risultato, perché sono stato promosso a maresciallo nella guardia di Finanza e quando sono tornato a casa sono stato festeggiato al filatoio, però la delusione c’è ancora oggi.

Quella di Innsbruck è stata la tua ultima Olimpiade…

È stata anche l’ultima gara, perché subito dopo (avevo 32 anni) mi sono ritirato. Come ho detto ho continuato a lavorare per l’arma, nel corpo delle fiamme gialle a Predazzo (Trentino). Sono rimasto lì fino al 1979, poi sono tornato “a casa”, lavorando come comandante della stazione di soccorso alpino a Bobbio Pellice.

Come hai vissuto i giochi olimpici di Torino 2006?

Li ho vissuti quasi in prima persona, perché ero vicedirettore del poligono. Personalmente è stata un’esperienza particolarmente bella e ho rivisto tante persone, ex avversari che sono diventati allenatori.

Montare, smontare e gestire il tutto sotto la neve e al freddo non è stato una passeggiata, ma alla fine sono rimasto molto soddisfatto di Torino 2006.

Dopo non sono stati gestiti come si deve: se escludiamo la parte dello sci alpino, i vari impianti hanno continuamente dei problemi, altri sono stati abbandonati al loro destino. È un peccato perché durante le Olimpiadi la partecipazione era stata veramente alta.

Nel periodo di Torino 2006, sulle piste di Biathlon ho visto veramente tante persone allenarsi; questo ovviamente aiuta il turismo… E invece adesso non c’è più niente.

Cosa fa oggi Willy Bertin?

Oggi sono in pensione dall’arma e faccio il maestro di sci (sia fondo che discesa) a Rucas. Sono rimasto nell’ambiente perché trasmettere la passione per lo sport ai ragazzi è una ragione di vita.

A loro cerco di insegnare ovviamente le basi della disciplina, ma anche il concetto di sport, il gareggiare per vincere ma saper anche accettare le sconfitte.

Mosca-Gentile