Quante volte nelle cronache anche meno distratte abbiamo letto tante notizie differenti e contraddittorie, e per certi versi errate, sulla nota sciagura di Superga del fatidico 4 maggio 1949. Nel disastro morirono i calciatori del Grande Torino insieme al loro personale sportivo al seguito, i giornalisti invitati, nonché l’intero equipaggio di volo spesso dimenticato, tornando da Lisbona dove avevano giocato un’amichevole contro il Benfica.

La più eclatante, ma trascurata, di queste notizie è stata la comunicazione – riportata dalla stampa ufficiale dell’epoca – che l’aereo schiantatosi contro la parte retrostante la basilica sulla collina torinese, volando troppo basso per un furioso temporale che fece smarrire la posizione di quota al pilota, doveva atterrare all’aeroporto di Mirafiori, se non addirittura in quello di Caselle.

Una affermazione data normalmente per certa, ed invece sostanzialmente sbagliata. L’aereo che trasportava i calciatori del Torino era, infatti, di una compagnia privata che utilizzava un proprio scalo aeroportuale dove atterrare. Mirafiori dal 1947 era stato dismesso – perché pesantemente demolito due anni prima dalle truppe tedesche in ritirata – e utilizzato poi dal Consiglio Nazionale delle Ricerche per allocare un suo Centro di Meccanizzazione Agricola e di Sperimentazione della Facoltà di Agraria. Inoltre all’epoca del disastro aereo la pista di Caselle non esisteva ancora, essendo stato questo aeroporto realizzato più tardi, nel 1953 (con inizio dei lavori nel 1950)!

Il volo che fece partire (ed ovviamente tornare) la compagine sportiva del Grande Torino apparteneva alla compagnia aerea indipendente torinese dell’Aeritalia, allora molto conosciuta ed importante (e adesso ancora attiva sul territorio piemontese, con funzioni prevalentemente di diporto e turistiche, sebbene con minore intensità di rotte e non più notissima come un tempo), che aveva il suo aeroporto (chiamato, come si usava a quell’epoca, Campo di Volo), nella periferia del capoluogo piemontese al confine del territorio estremo di Collegno – oltre i Borghi Regina Margherita e Parella, tra i Corsi Sacco-e-Vanzetti e Francia, ed in particolare lungo il Viale Certosa e la Strada Vicinale della Berlia.

Era stato fondato e costruito nel 1916 e, insieme all’aeroporto cittadino di Mirafiori (a sua volta eseguito nel 1910-11), fu una importante pista di volo di Torino fino all’inizio degli anni Cinquanta del Novecento, quando entrambi vennero appunto superati dal più attrezzato Caselle.

All’epoca dell’imbarco del Grande Torino il Campo-Volo dell’Aeritalia era stato appena risistemato (nel 1947) dopo i paurosi danni inferti durante le insistite incursioni aeree alleate del 1944, riprendendo i voli di linea e commerciali con rinvigorita sistematicità.

«È su questa pista – riporta una sintetica cronaca dei documenti archivistici della società aerea – che i tifosi del Grande Torino attesero invano, il 4 maggio 1949, la squadra nel giorno della tragedia di Superga. Alle ore 17.05 il trimotore Fiat G.212 con marche I-ELCE pilotato dal comandante Pierluigi Meroni, con a bordo l’intera squadra, i dirigenti e gli accompagnatori, si schiantò contro il muraglione del terrapieno posteriore della Basilica di Superga. Nessun sopravvissuto fra i 31 a bordo. L’aereo riportava a casa da Lisbona la squadra del Grande Torino che aveva partecipato ad un evento sportivo amichevole con il Benfica».

 

L’incongruo dirottamento verso Superga

Un’altra incongruenza informativa sui fatti di Superga riguarda poi la deviazione della direzione del velivolo sulla basilica torinese, avvenuta – secondo le perizie tecniche – a causa del forte vento che nel viraggio verso l’aeroporto di atterraggio ha spostato l’apparecchio con una deriva inavvertita. Eppure, le ultime parole provenute dalla cabina di pilotaggio hanno chiaramente riferito che il percorso sarebbe proceduto “su Pino” Torinese (per allinearsi con la pista di atterraggio, che si trovava in dirittura a soli 9 chilometri di distanza) e poi sceso di conseguenza; e non si comprende come mai il comandante subito dopo affermò: «poi tagliamo su Superga», per compiere la discesa (risultata fatale per essere stata effettuata a quota inconsapevolmente troppo bassa).

Osservando il dettaglio del percorso da seguire per raggiungere il Campo di Volo della Aeritalia a confronto con il deviato tragitto verso la collina torinese, risulta evidente una discrasia topografica consistente, che – dirigendosi il velivolo su Superga come ha affermato per radio il suo pilota – spostava irrimediabilmente la rotta dell’aereo, dalla linea migliore ed effettiva di infilata diritta sulla pista di atterraggio, verso un’altra direzione.

Il tragitto storico, proveniente da Lisbona con scalo intermedio a Barcellona, proseguì su Cap-de-Creus in Spagna, e poi si diresse sulla Francia verso Tolone, andando quindi in Italia per Nizza, Albenga, Savona, e virando infine per Torino.

Sorvolando il Piemonte, l’aereo incontrò una condizione atmosferica preoccupante, comunicata dalla torre di controllo dell’Aeritalia in un turbolento accumulo di «nubi quasi a contatto col suolo, rovesci di pioggia, forte libeccio con raffiche, visibilità orizzontale scarsissima (40 metri)»: tutte effettive cause di fatale avvenimento per la tragedia aerea, che devono avere confuso la lucidità di rotta al conducente.

Qualunque motivo abbia comunque determinato lo spostamento del percorso, soprattutto per la intensa furia delle intemperie, la imprevedibile interruzione dei contatti radiofonici, e una accresciuta densità di foschia che rese difficoltosa l’osservazione a vista nella sua corretta procedura di atterraggio, sta di fatto che quello schianto inatteso avvenne su una rotta incongrua e spostata rispetto al normale tragitto di percorso aereo.

Con quella imprevedibile fatalità del caso, cui neppure i più abili esperti avrebbero potuto e sanno rimediare, l’incidente di Superga è comunque il risultato di una inimmaginabile condizione della avversità, che talvolta si intromette senza rimedio nelle anche più collaudate certezze della esperienza umana.

Corrado Gavinelli