Dal 29 marzo sarà disponibile gratuitamente sulla piattaforma Streeen.org il documentario “Le ali non sono in vendita, viaggio nel labirinto della fast fashion” di Paolo Campana. L’opera è un percorso nel mondo del fast fashion. Il termine è stato coniato per indicare quell’industria dell’abbigliamento che realizza abiti di bassa qualità, a prezzi ridotti e lancia continuamente nuove collezioni. 

Un modello insostenibile da un punto di vista ambientale perché richiede l’uso di numerose risorse, infatti si stima che questo settore produca oltre 1,2 miliardi di CO2 l’anno. Ma anche da un punto di vista sociale, poiché espone al rischio di una schiavitù moderna i lavoratori, in particolare la manodopera composta perlopiù da donne. 

Consapevoli che il cambiamento passi anche attraverso l’educazione alla cittadinanza attiva al consumo critico delle nuove generazioni, FAIR in collaborazione con hòferlabproject ha promosso una serie di workshop di approfondimento in quattro Istituti di Milano, Genova, Foggia e Torino seguiti da due masterclass a Genova e Torino, coinvolgendo i giovani studenti attraverso un approccio sperimentale che unisse la pratica artistica e l’attivismo.

«È stato un viaggio emozionante che ci ha permesso di osservare da vicino il punto di vista dei ragazzi e delle ragazze che acquistano i capi della fast fashion e ne frequentano i luoghi – dichiara Deborah Lucchetti, presidente di FAIR e coordinatrice della Campagna Abiti Puliti -. Attraverso un viaggio a cavallo fra l’arte e l’attivismo, siamo riusciti a costruire con loro uno spazio di confronto al contempo intimo e politico sugli impatti multidimensionali della moda, sulle persone e sul tema del consumo critico».

L’opera di Paolo Campana è un viaggio tra il documentario e il racconto onirico, alterna le interviste agli esperti al percorso degli studenti che hanno vissuto questa esperienza. Prodotto da FAIR, che dal 2005 si occupa di progetti e iniziative per la giustizia sociale ed ecologica con particolare attenzione ai diritti dei lavoratori, l’opera vuole aprirci gli occhi su ciò che sta dietro all’industria del vestiario popolare.

Federico Depetris