Tra i registi che negli ultimi anni si sono maggiormente distinti, sicuramente il trio messicano conosciuto come “i tre amigos”, composto dai messicani Guillermo Del Toro, Alfonso Cuaron e Alejandro Gonzales Inarritu merita una menzione. Questa settimana vogliamo parlare di quest’ultimo, che maggiormente si è distinto per ambizione. Nel farlo proponiamo un suo film meno conosciuto eppure uno dei più toccanti: Babel.

Babel racconta quattro storie incrociate, nonostante siano ambientate in quattro luoghi del pianeta distinti. Seguiamo quindi delle vicende in Tunisia, in Giappone e in Messico, ricollegandoci all’evento iniziale: una tragedia che colpisce una coppia in vacanza in Marocco.

Inarritu completa così la sua “trilogia della morte”, composta dai precedenti “Amores Perros” e “21 grammi”. Sceneggiato insieme al suo fido collaboratore Guillermo Arriaga questa opera è distante dalle ben più famose e recenti “Birdman” o “The Revenant”, nonché più dolente. Infatti, come già aveva provato nei capitoli precedenti, il regista messicano crea una Babele di collegamenti tra le storie per raccontarci la solitudine e lo spaesamento dei personaggi, derivato dai confini culturali e geografici che ci dividono. Nel cast ritroviamo Brad Pitt e Cate Blanchett nel ruolo della coppia americana, il bravissimo Gael Garcia Bernal nella storia messicana ma l’interpretazione che colpisce di più è quella di Rinko Kikuchi nel ruolo della ragazza sordomuta.

A differenza dei due capitoli precedenti, Inarritu ricopre tutto con una patina decisamente più hollywoodiana, rinunciando alla durezza che sapeva trasmetterci nei suoi esordi messicani. L’opera è adatta a persone che vogliono vedere un’opera impegnata e profonda, che prova ambiziosamente, riuscendoci o meno, a parlare di una tematica difficile e attuale.

Disponibile gratuitamente su RaiPlay.

Federico Depetris