Pasqua di Risurrezione. Commento alla parola a cura di Carmela Pietrarossa.

Maria di Magdala, “quando ancora era buio” va al sepolcro a cercare il Signore, ma non lo trova. Chi ama precede tutti, non teme il buio della notte, ma va verso la persona amata desiderando unicamente stare con lei e compiacerla per essere la delizia del suo cuore. Tale è l’amore di questa donna, che ha compreso di essere stata salvata dal Maestro e Signore e per questo a Lui ha consegnato il suo cuore e la sua vita.
Maria non tiene per sé questo evento, ma “corre” a portare l’annuncio agli apostoli.
Non possiamo tenere per noi la bellezza del dono ricevuto, non saremmo veri cristiani; ci viene chiesto di condividerlo, di portarlo perché anche altri conoscano Gesù e se ne innamorino, ribaltando così le sorti della loro vita.
Pietro e Giovanni corrono al sepolcro, Giovanni “corse più veloce”: è evidente che la parola chiave di questo brano è rappresentata dal verbo “correre”; non è, però, la corsa frenetica di chi cerca di accumulare denaro, prestigio o potere, ma di coloro che hanno incrociato lo sguardo di Dio e non possono più fare a meno di Lui, che è la ragione del loro esistere.
Domandiamoci: Durante le nostre giornate a cosa sono finalizzate le nostre corse? Chi o che cosa cerchiamo? Al termine di esse possiamo dirci soddisfatti o in un’attesa che non trova mai appagamento?
Gli apostoli dopo aver visto la tomba vuota vedono e credono: Gesù è veramente risorto!
“Quando cerco Te, mio Dio, io cerco la felicità della mia vita” (S. Agostino): sì il Signore ci vuole felici e questa felicità ci viene assicurata solo dall’incontro con Lui nella preghiera, nella Parola e nei Sacramenti. Nessuna creatura potrebbe farci dono della pace del cuore che Dio dona; questa pace richiama una presenza, una Persona: Gesù risorto!