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Pianura  

Cumiana. Un giovane animatore pestato per futili motivi: cresce l’allarme violenza tra i ragazzi

Cumiana. Un giovane animatore pestato per futili motivi: cresce l’allarme violenza tra i ragazzi

Il parroco don Carlo Pizzocaro: «Quel sangue a terra, nel cuore del paese, è un capo d’accusa per ciascuno di noi».

I media, sempre più frequentemente ci riportano a fatti di cronaca dove i giovani esprimono il loro disagio attraverso aggressività e violenza. Sembra che alcuni di loro sappiano relazionarsi con il contesto sociale in questa unica modalità e questa escalation sta diventando emergenza. Le cronache sono diventate un bollettino costante. In Italia, la violenza giovanile è in aumento, con il 12% di ragazzi coinvolti in aggressioni di gruppo e un netto incremento di risse e lesioni. Se pensiamo che questi atti riguardino solo quartieri urbani ad alta intensità, ci sbagliamo. Un elemento comune nel mondo giovanile è che la violenza di strada non è più confinata alle aree più estreme. Oggi si manifesta anche in contesti ritenuti sicuri e tranquilli, come Cumiana. È qui che un gruppo di quattro ragazzi ne ha aggredito selvaggiamente un altro, Fabrizio, di Orbassano, ma animatore del centro estivo di Cumiana, per una questione di parcheggio. A darne notizia sui social sono stati il sindaco di Cumiana, Roberto Costelli, e il parroco delle parrocchie di Cumiana, don Carlo Pizzocaro, che scrive:

«Quel sangue a terra, nel cuore del paese, è un capo d’accusa cui ciascuno di noi deve rispondere. Un ragazzo ridotto a vittima da altri quattro ragazzi rivelatisi carnefici. Nessuna ragione, solo cieca violenza: un lupo che divora l’ennesimo agnello, senza che un cane trovi il coraggio di fare nulla. E non mascheriamoci dietro l’espressione “disagio giovanile”: questo branco in mezzo al gregge è il fallimento del gregge stesso. Se non sappiamo difendere i buoni arrivando anche ad allontanare i cattivi se necessario, presto ci rimarranno solo le lacrime della disgrazia e il sangue della vendetta. Quel sangue a terra è l’incubo di un mondo che nessuno vorrebbe, peccato che non stiamo dormendo, anzi: forse è ora di svegliarsi».

Abbiamo sentito il sindaco di Cumiana, Roberto Costelli a riguardo:

«Trovo assurda questa violenza giovanile per motivi insulsi e futili. Quattro ragazzi si sono accaniti contro un altro giovane che dopo aver raccolto le rimostranze del gruppo aveva parcheggiato in una zona diversa ma questi lo accerchiano comunque con le moto, stile Gomorra, e lo colpiscono in volto: occhi, naso e denti. È possibile che debba sottoporsi a delle ulteriori operazioni. Un atto assolutamente ingiustificabile, del tutto insolito per la nostra comunità: non ricordo episodi simili negli ultimi quarant’anni se non qualche scazzottata a scuola o nel centro sportivo. Questa violenza denota odio e rabbia verso il primo che capita e questo è estremamente grave e pericoloso. Questi presunti aggressori sono stati individuati dalle telecamere del Comune. Abbiamo consegnato i nastri al maresciallo dei carabinieri Mauro De Pascali: sono cumianesi e hanno un’età che va tra i diciotto e i vent’anni, e ritengo siano responsabili anche di altri atti di vandalismo di livello subalterno. È ora di finirla con le analisi sociologiche e psicologiche perché ci abbiamo provato in questi anni ma credo che ora la giustizia ordinaria debba intervenire con la giusta punizione prevista dalle leggi. Al Menna abbiamo aperto uno spazio per i giovani nelle ore serali su esigenza manifestata dalla fascia interessata con uno spazio chiuso e uno spazio all’aperto con la possibilità di giochi per cercare di convogliare un pochino quella che veniva definita la noia serale. Nel primo giorno abbiamo avuto più di trenta adesioni quindi io direi che è un successo però di questo gruppo non è arrivato nessuno quindi il problema permane. Ora è di ordine giudiziario ma poi sarà anche un problema cercare di ristabilire rapporti di rispetto fra tutti i giovani perché siamo una comunità che nei momenti difficili è molto unita e anche le mele marce devono essere recuperate».

E conclude:

«Il tentativo va fatto perché altrimenti questi ragazzi saranno persi per il futuro. Con Don Carlo Pizzocaro stiamo pensando ad un prossimo incontro con la comunità per discuterne insieme. Anche se odio e rabbia sono difficili da estirpare, dobbiamo provarci e soprattutto limitare il fenomeno».

Graziella Luttati

Foto A. Giaimo

Il luogo dell’aggressione

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  • Sergio says:

    Quello che è stato scritto è perfettamente condivisibile, ma mi sembra che purtroppo sapendo quali sono i responsabili, non si riesce a far niente, perché spesso oggi vengono arrestati e domani vengono liberati da un magistrato.

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