Per scongiurare una crisi economica e sociale le RSA colpite da Covid e alti costi hanno chiesto alla Regione lo sblocco di rette e fondi per le convenzioni

Durante l’acme della pandemia, a proposito e a sproposito, si è parlato tanto delle RSA. Da quando il Covid-19 è un po’ meno al centro dell’attenzione, invece, poco o nulla si sente. Nonostante i frequenti appelli di chi opera nel settore, che chiede aiuto di fronte a problemi vecchi e nuovi.

A spiegarci la situazione è Carla Signori, Direttore della Casa dell’Anziano a Pinerolo, che dopo tanti anni di servizio dal 31 luglio 2022 termina la sua esperienza lavorativa (il suo attuale vice Roberto Pons sarà il nuovo direttore di Casa Giachetti, mentre Giovanna Prinzio continuerà ad essere la Direttrice di Casa Fer).

Carla Signori

Precauzione per chi entra, controlli per ospiti e personale

Se per chi vive al di fuori delle case di riposo, le restrizioni anti-Covid sembrano quasi scomparse, non altrettanto vale all’interno delle strutture. «Anche se le visite agli ospiti da parte dei familiari sono diventate più semplici – racconta Carla Signori -, nelle RSA si continua a richiedere il Green Pass rafforzato e l’uso di mascherine FFP2 per chi viene dall’esterno. Allo stesso tempo, al minimo sospetto e in assenza di sintomi comunque almeno una volta al mese sia il personale, sia gli ospiti vengono sottoposti a tampone in modo da scongiurare il più possibile il rischio di contagi. Chiaramente se emerge un caso di positività, aumentano le cautele adottate».

 

Visite senza prenotazione

In ogni caso al Fer, al momento, «le visite sono possibili senza prenotazione anche tutti i giorni, in orari che tengono però conto delle esigenze degli ospiti, e possono avvenire anche in reparto (con un limite di due persone a ospite), anche se consigliamo comunque di privilegiare gli spazi esterni per gli incontri». Non manca inoltre per i parenti la possibilità di portare i propri congiunti fuori dalla struttura, firmando un patto di corresponsabilità, che prevede il rispetto di normali misure di prevenzione del rischio Covid.

 

Rischio crisi per le strutture

Ma se per i ricoverati le notizie sono buone, non altrettanto vale per chi si occupa della gestione delle RSA, costrette dalle misure Covid a sostenere costi molto aumentati a fronte di risorse rimaste ferme a nove anni fa. «Nel pinerolese – spiega Signori – ci sono 23 RSA, accreditate presso la Regione per accogliere persone non autosufficienti, che di fronte ai costi cresciuti soprattutto a causa della pandemia, hanno potuto e, al momento, possono contare solo sulle rette pagate dalle famiglie che devono rispettare delle tariffe fissate a livello regionale (in base alla gravità delle condizioni dell’ospite) nel 2013 e sul fondo messo a disposizione dalla Regione alle Asl per le rette convenzionate (che coprono il 50% della retta)».

 

Penalizzate le “convenzioni”

Purtroppo con parte di queste risorse le Asl durante l’emergenza hanno dovuto far fronte a dei costi straordinari, penalizzando in questo modo le “convenzioni” (e le famiglie che ne avrebbero diritto), che hanno visto ridotti i fondi disponibili.

 

Settore non profit costretto a indebitarsi

Le RSA pinerolesi pagano, inoltre, il loro essere in gran parte “non profit”: «Le Onlus – rimarca Signori – sono state escluse dai provvedimenti governativi per i ristori e l’accesso facilitato al credito che è stato riservato alle aziende, ma anche noi abbiamo dovuto indebitarci con le banche per far fronte ai costi esorbitanti durante il Covid!»

 

Un appello alla Regione Piemonte

Per chiedere alla Regione di intervenire su queste criticità, si è formata una rete tra l’Associazione provinciale cuneese Case di riposo pubbliche e private, la Diocesi di Pinerolo e quelle della provincia di Cuneo, e la Diaconia Valdese (a cui fanno capo numerose RSA).

 

Conferma per il fondo per le convenzioni e rette aggiornate?

«Sembra che la Regione abbia compreso la gravità della situazione – sottolinea Carla Signori – e nell’ultimo incontro ha promesso di aggiornare le tariffe delle rette e di garantire il mantenimento del fondo a disposizione per le convenzioni al livello pre-Covid di 268 milioni di euro all’anno (per tutto il Piemonte), con l’impegno a portarlo non appena possibile a 280 milioni».

 

Nel pinerolese 1600 assistiti e 1500 operatori nelle RSA

Se messe in pratica le promesse rappresenterebbero una boccata d’ossigeno per un settore che, solo nel pinerolese, assiste qualcosa come 1.600 persone e dà lavoro a circa 1500.

 

Ricadute sul territorio

«La crisi del nostro settore porta con sé una ricaduta pesante sul territorio. Da una parte la chiusura di qualche RSA farebbe diminuire il numero di posti disponibili per assistere persone che, per lo più, non potrebbero essere gestite dalle famiglie, con un ovvio appesantimento dei ricoveri ospedalieri; d’altro canto la conseguente perdita dei posti di lavoro sarebbe pesante per il tessuto economico pinerolese».

 

Un numero insufficiente di infermieri

Un altro problema per le RSA ha radici antiche, ma è stato accentuato dalla pandemia. «Da anni nelle facoltà a numero chiuso si forma un numero di infermieri insufficiente al fabbisogno italiano, con l’emergenza sanitaria le Asl hanno attinto per le loro aumentate esigenze al personale delle RSA (il contratto nazionale della sanità pubblica è più vantaggioso). Se non si risolve il problema della carenza di personale, le nostre strutture continueranno a farsi carico della formazione dei giovani operatori per poi presto vederli approdare nel settore pubblico e dover ricominciare a preparare nuovo personale».

GR