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Salute  

Estetica oncologica. A Pinerolo la testimonianza di Dina Palmeri

Estetica oncologica. A Pinerolo la testimonianza di Dina Palmeri

La diagnosi di un carcinoma mammario porta con sé conseguenze psicologiche profonde: accanto alla dura lotta medica, spesso si tende a trascurare la propria interiorità, chiudendosi in se stesse.

È qui che entra in gioco l’estetica oncologica, con trattamenti mirati alla bellezza e al benessere del corpo sottoposto a forte stress. «Sono importantissimi per le donne in un periodo così delicato. Se il personale è qualificato, possono essere un aiuto concreto per imparare a pensare di nuovo a se stesse», afferma Dina Palmeri, che opera come estetista oncologica presso la farmacia Balcet di Pinerolo.

Dina, come è nata la tua scelta di occuparti di estetica oncologica?
Ho iniziato a pensarci nel 2017. Lavoravo in un centro estetico e spesso mi capitava di ricevere clienti che stavano affrontando cure oncologiche o che le avevano concluse da poco. Mi chiedevano piccoli trattamenti, anche semplici come la ricostruzione delle unghie o uno smalto semipermanente. Io, pur avendo trent’anni di esperienza nel settore, non sapevo come comportarmi: temevo di fare danni, perché non avevo conoscenze specifiche sugli effetti delle terapie. Per prudenza le rimandavo sempre all’oncologo, dicendo: «Parlane prima con il medico». Ma mi rendevo conto che uscivano dal centro ancora più demoralizzate. Già provate dalla malattia, si vedevano private anche di quel piccolo gesto di normalità e di cura per sé stesse. È stato lì che ho sentito il bisogno di formarmi: volevo capire come poter essere davvero utile e competente con queste persone.

Qual è stato il percorso che ti ha permesso di specializzarti?
Inizialmente ho cercato informazioni su internet e ho chiesto a diversi medici, ma non sempre avevano risposte chiare. Poi la Regione Piemonte ha attivato i primi corsi sperimentali di estetica oncologica a Torino, e io mi sono iscritta subito. Ci hanno formato oncologi, psicologi, ematologi e chirurghi: ci hanno spiegato non solo gli aspetti medici delle patologie, ma anche come lavorare in sicurezza con pazienti che hanno dispositivi particolari, come i Port o i PICC. Non dovevamo diventare medici, certo, ma era importante sapere, per esempio, come procedere con un massaggio senza correre rischi. Alla parte teorica è seguito un tirocinio in ospedale: lì avevamo una stanza adibita a centro estetico e trattavamo i pazienti mentre aspettavano gli esami o le terapie. Quell’esperienza mi ha aperto un mondo, perché ho visto con i miei occhi quanto anche un piccolo trattamento potesse cambiare l’umore delle persone.

Che tipo di benefici possono avere i pazienti?

Le cure oncologiche sono molto pesanti: la pelle diventa sensibile, le unghie fragili, il corpo cambia. Ma l’aspetto più difficile è spesso quello psicologico: l’ansia, lo stress, la perdita di autostima. Con i trattamenti estetici non facciamo miracoli, ma aiutiamo ad alleviare questi disagi. Attraverso i massaggi, la cura delle mani e del viso, piccole coccole, stimoliamo i recettori del piacere: la persona si rilassa, si sente accolta, ritrova un po’ di serenità. Per molti diventa un momento atteso, quasi una parentesi di normalità in mezzo a un percorso di cure durissimo.

C’è un episodio che ti ha colpito particolarmente?

Sì, non lo dimenticherò mai. Una donna poco più che quarantenne, in cura da anni per un tumore al seno, aveva smesso di sorridere e di parlare con gli altri. Era come se avesse chiuso ogni porta. Quando ha iniziato a venire da noi per i trattamenti estetici, piano piano ha ricominciato a dialogare e un giorno, mentre le facevo un trattamento ai piedi, il marito è entrato e si è commosso. Mi ha detto: «Mia moglie non sorrideva più da quattro anni. Oggi, qui con voi, l’ho vista sorridere di nuovo». Per me è stata una conferma che questo lavoro non è solo estetica, ma qualcosa di molto più profondo: ridare dignità, sollievo, fiducia.

Dopo quell’esperienza in ospedale, come hai continuato?

Da gennaio collaboro con una farmacia di Pinerolo, dove abbiamo creato uno spazio dedicato. Le clienti arrivano sapendo che mi occupo di estetica oncologica oppure lo scoprono lì. Quando capiscono che i trattamenti sono pensati e sicuri anche per chi affronta o ha affrontato la malattia, si tranquillizzano molto. Spesso mi dicono che si sentono finalmente in mani competenti. Io, dal canto mio, continuo a tenermi aggiornata: i protocolli cambiano, ci sono nuove conoscenze, ed è giusto rimanere al passo. Sto valutando di seguire un nuovo corso di aggiornamento, proprio per migliorare ulteriormente.

Quanto è importante diffondere la cultura dell’estetica oncologica?
Credo sia fondamentale. Spesso chi riceve una diagnosi pensa che non potrà più fare nulla per sé, che debba rinunciare a ogni gesto di bellezza o di cura personale. Non è così. L’estetica oncologica è sicura, se fatta con competenza, e soprattutto ha un enorme impatto sull’umore e sull’autostima. Anche la collaborazione con le associazioni e con gli ospedali è decisiva, perché permette a più persone di accedere a questi servizi.

In conclusione, cosa significa per te questo lavoro?
Significa regalare un po’ di speranza. Non è solo estetica, è prendersi cura della persona nel suo insieme, accogliere le ferite del corpo e dell’anima. A volte basta davvero poco: una carezza, un massaggio, un trattamento delicato. Sono gesti semplici, ma per chi li riceve possono fare la differenza. Restituire un sorriso a chi lo aveva perso da anni è il motivo per cui faccio questo lavoro, e per cui continuo a credere profondamente nell’estetica oncologica.

Cristina Menghini

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