Papa Francesco invita a investire nell’assistenza sanitaria perché «la salute è un bene comune primario». La pandemia ha messo a nudo carenze e manchevolezze dei sistemi sanitari, non solo italiani. Lo chiede nel messaggio per la 29ª Giornata mondiale del malato dell’11 febbraio, memoria della Vergine di Lourdes, sul tema «Uno solo è il vostro maestro e voi siete tutti fratelli» (Matteo 23,8): «Una società è tanto più umana quanto più sa prendersi cura dei fragili con efficienza animata da amore fraterno».

«La pandemia fa emergere le inadeguatezze dei sistemi sanitari» e «agli anziani, ai più deboli e vulnerabili non sempre è garantito l’accesso alle cure». Questo «dipende dalle scelte dei politici» e di chi ha ruoli di responsabilità. «Investire risorse nella cura e nell’assistenza dei malati è una priorità perché la salute è un bene comune primario». Non ci si può affidare solo alla «schiera silenziosa di uomini e donne che sentono gli altri come prossimi per la comune appartenenza alla famiglia umana». Decisivo è il rapporto interpersonale medico-paziente fondato sulla fiducia, che mette al centro la dignità del malato, tutela la professionalità degli operatori, valorizza il rapporto con la famiglia del paziente. Gesù se la prende con coloro che «dicono ma non fanno». Per Francesco «nessuno è immune dal male dell’ipocrisia».

Giobbe e la domanda di senso che la malattia impone – Bergoglio propone una riflessione esistenziale quanto mai opportuna perché «la malattia impone una domanda di senso». Figura emblematica è Giobbe, personaggio biblico che precipita in uno stato di abbandono, con la moglie e gli amici che non riescono a accompagnarlo nella sventura e lo accusano amplificando il suo smarrimento. Attraverso questa fragilità Giobbe fa giungere il suo grido insistente a Dio che alla fine risponde e gli conferma: la sua sofferenza «non è una punizione né un segno di lontananza da Dio» e così dal cuore di Giobbe sgorga quella dichiarazione piena di fede: «Io ti conoscevo solo per sentito dire, ma ora i miei occhi ti hanno veduto. Perciò mi ricredo e mi pento sopra polvere e cenere» (Giobbe 42,5-6).

Una prossimità da vivere, come ha fatto Gesù, buon samaritano, che si è fatto «vicino a ogni uomo ferito dal peccato». Una vicinanza da vivere a livello comunitario perché «l’amore fraterno in Cristo genera una comunità capace di guarigione, che non abbandona nessuno, include e accoglie soprattutto i più fragili». La relazione con il malato trova un fonte inesauribile «nella carità di Cristo, dimostrata dalla millenaria testimonianza di uomini e donne che si sono santificati nel servire gli infermi». Dal mistero della morte e risurrezione di Cristo scaturisce «quell’amore che è in grado di dare senso pieno alla condizione del paziente e a quella di chi se ne prende cura». Le guarigioni di Gesù «non sono gesti magici ma frutto di un incontro in cui al dono di Dio corrisponde la fede di chi lo accoglie». Lo sguardo si volge a Maria, salute degli infermi, che da Lourdes e da innumerevoli santuari sostiene la fede: «Ci aiuti a prenderci cura gli uni degli altri con amore fraterno».

Gli ospedali cattolici sotto attacco perché accettino aborto ed eutanasia – Secondo l’agenzia «Fides» nel 2016 (ultimi dati disponibili) gli istituti di beneficenza e assistenza gestiti dalla Chiesa comprendono: 5.287 ospedali con le presenze maggiori in America (1.530) e Africa (1.321); 15.937 dispensari (Africa 5.177; America 4.430 e Asia 3.300); 610 lebbrosari principalmente in Asia (352) e Africa (192); 15.722 case per anziani, malati cronici e handicappati, in Europa (8.127) e America (3.763); 9.552 orfanotrofi (3.660 in Asia); 11.758 giardini d’infanzia in Asia (3.295) e America (3.191); 13.897 consultori matrimoniali in Europa (5.664) e America (4.984); 3.506 centri di educazione o rieducazione sociale e 35.746 istituzioni di altro tipo. Gli ospedali cattolici da anni sono sotto attacco di politici, riviste mediche, media e avvocati per costringerli a escludere la sacralità della vita e ad accettare aborto ed eutanasia. Nel campi istruzione ed educazione la Chiesa gestisce 72.826 scuole materne frequentate da 7.313.370 alunni; 96.573 primarie per 35.125.124 alunni; 47.862 secondarie con 19.956.347 alunni; segue 2.509.457 alunni delle superiori e 3.049.548 studenti universitari.

Pier Giuseppe Accornero