Sono 500 i permessi accordati dalle autorità israeliane ai cristiani palestinesi di Gaza per uscire dalla Striscia e recarsi per le feste di Natale a Gerusalemme Est e in Cisgiordania. Ma di questi solo 200 sono stati effettivamente rilasciati. È quanto fonti della chiesa gazawa hanno dichiarato oggi al Sir. Ieri, nella parrocchia latina di Gaza, dedicata alla Sacra Famiglia, l’amministratore apostolico del Patriarcato latino di Gerusalemme, monsignor Pierbattista Pizzaballa e il suo vicario per Gerusalemme e la Palestina, monsignor Giacinto-Boulos Marcuzzo, hanno celebrato, come consuetudine, la messa per il Natale, cui è seguita nel salone parrocchiale una grande festa per i bambini e le loro famiglie. «Al momento solo 200 permessi sono stati effettivamente rilasciati a persone di età superiore ai 55 anni e di età compresa tra 16 e 35 anni. I bambini di età inferiore ai 16 anni non sono stati inclusi tra i possibili destinatari dei permessi. Trecento fedeli attendono ancora i loro lasciapassare e non sappiamo se e quando potranno averli. Al momento sono tutti in attesa». Attraverso il Patriarcato Latino, il parroco di Gaza, padre Mario da Silva, ha fatto sapere che «l’anno scorso sono stati concessi 300 permessi ai cristiani di Gaza per celebrare il Natale a Betlemme, ma solo a persone di età superiore ai 55 anni».
«Israele sta usando una politica di separazione tra genitori e figli», denuncia il parroco, che spiega come le famiglie rinuncino a separarsi quando a ricevere il permesso per uscire è solo il padre. Pur di non dividersi «la famiglia decide così di restare tutta unita a Gaza». Tutto questo ben sapendo che «per i cristiani palestinesi di Gaza, ottenere un permesso per celebrare il Natale e la Pasqua a Betlemme e a Gerusalemme, rappresenta un’opportunità per sfuggire alla loro orribile realtà; un atto – sottolinea padre Da Silva – che Israele teme e rifiuta ponendo più restrizioni sul loro viaggio». Davanti al boom di turisti e pellegrini – le stime ufficiali per la fine del 2018 parlano di 4 milioni di ingressi – arrivati in Israele per visitare in assoluta libertà, anche di movimento, i Luoghi Santi, «i palestinesi indigeni, per fare lo stesso, vengono schiaffeggiati con privilegi restrittivi sotto forma di permessi militari. I cristiani di Gaza non dovrebbero richiedere permessi per celebrare il Natale a Betlemme perché è loro diritto viaggiare e pregare senza restrizioni», ribadisce padre Da Silva. A Gaza, su una popolazione di 2 milioni di abitanti, vivono circa 1.100 cristiani, di questi i cattolici sono poco più di 100. I loro spostamenti “da e per” Gaza e verso Israele e Cisgiordania, sono regolati da Israele che dal 1991 di fatto controlla con permessi «gli affari civili dei palestinesi inclusi i viaggi, il lavoro e le cure sanitarie». La costruzione del Muro di separazione e l’istituzione di posti di blocco militari oggi ha reso ancora più complicata la situazione.

Agensir