Ricordando don Roberto Malgesini, 51 anni, assassinato a Como, il tono di Papa Francesco, alla fine dell’udienza generale di mercoledì 16 settembre 2020 nel cortile di San Damaso, cambia: «Mi unisco al dolore e alla preghiera dei suoi familiari e della comunità comasca e, come ha detto il suo vescovo, rendo lode a Dio per la testimonianza, cioè per il martirio, di questo testimone della carità verso i più poveri. Preghiamo in silenzio per don Roberto Malgesini e per tutti i preti, suore, laici, laiche che lavorano con le persone bisognose e scartate dalla società».

Papa Francesco

«Uniti nella preghiera lo ricordiamo, impegnato da tempo in opere di solidarietà e nell’accoglienza di persone senza dimora, perché la sua testimonianza di sacerdote rimanga come segno tangibile di quell’amore che Gesù chiede ai cristiani: “Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri” (Giovanni 13,34-35)».

La Conferenza episcopale e la Caritas esprimono «cordoglio e vicinanza per la morte di don Malgesini», assassinato il 15 settembre 2020, alle prime luci dell’alba, da un uomo senza fissa dimora. «Preghiamo perché il Signore lo accolga nel suo Regno che don Roberto ha contribuito a costruire su questa terra. Ci stringiamo accanto al vescovo Oscar Cantoni, ricordando le parole con cui lo ha descritto: “Un santo della porta accanto per la semplicità, l’amorevolezza con cui è andato incontro a tutti, per la stima che ha ricevuto da tanta gente anche non credente o non cristiana, per l’aiuto fraterno e solidale che ha dato a tutti”». Il suo assassinio ha molto colpito l’opinione pubblica, per la rilevanza data da radio-telegiornali e quotidiani, anche se qualche giornale di destra propala la menzogna: «Prete ucciso da immigrato, ma la Caritas dà la colpa agli italiani».

Don Roberto Malgesini durante una messa

Davanti alla chiesa di San Rocco in centro a Como, dove alloggiava – scrive l’agenzia «Agi» – «la sua “Panda” grigia era colma, come sempre, di biscotti, brioches e caffè. Don Roberto stava per iniziare alle 7 il suo consueto giro di colazioni per i poveri di Como quando uno degli uomini in difficoltà che sfamava e aiutava da tempo lo ha avvicinato». Non si sa cosa abbia detto o chiesto ma avrebbe pronunciato frasi senza senso. Lo ha colpito al collo con un grosso coltello da cucina procurandogli ferite mortali, specie quella al collo. Racconta ancora l’«Agi»: «Con il sangue sugli abiti, lasciando ampie chiazze per terra nel tragitto, ha imboccato un sottopasso e si è presentato alla vicina caserma dei Carabinieri dichiarando di avere ucciso il prete amatissimo dagli ultimi, i quali hanno dato vita per tutto il giorno a una sorta di “processione”, tra lacrime e urla di dolore, davanti alla canonica».

Chi è l’assassino? Radhi Mahmoudi «era irregolare in Italia dal 2014. Arrivato nel 1993 dalla Tunisia, si era sposato con una donna italiana e lavorava. Poi si era sgretolato tutto. Si era separato, non lavorava più, dormiva nella parrocchia di Sant’Orsola e vagava per la città con uno zaino in spalla e un vecchio cellulare. Spesso la colazione gliela portava don Roberto. Condannato in via definitiva per estorsione e maltrattamenti in famiglia, aveva visto scivolare via anche il permesso per stare in Italia. Non risulta che fosse radicalizzato o avesse legami con il terrorismo. Era destinatario di due provvedimenti di espulsione rimasti sulla carta. Aveva impugnato il primo (2018) e i tempi si erano dilatati al 2021. Il secondo, nell’aprile 2020, non era stato eseguito per il blocco dei voli determinato dal Covid. Non affetto da disturbi psichiatrici accertati da medici ma, riferisce chi lo conosceva, “soffriva di sbalzi d’umore e manie di persecuzione”. Don Roberto lo seguiva con attenzione da anni».

Intervistato da «Tv2000» il vescovo di Como mons. Oscar Cantoni afferma: «Don Malgesini lascia l’insegnamento di amare i poveri in qualunque situazione, da qualunque provenienza e da qualunque religione; è un martire della carità. Era un prete veramente evangelico che si è donato a tutti con una semplicità di cuore e con una gratuità veramente invidiabile. La nostra Chiesa è in viva sofferenza. Lascia l’insegnamento di accostarci a tutti, a partire dai poveri che riconosceva come la carne di Cristo e di servirli e di amarli. Per i poveri è stato veramente un padre. Per me è stato come un figlio e ci vedevamo spesso. Lui mi raccontava della sua attività facendo emergere le realtà più belle, perché svolgeva questo suo ministero con gioia. Una vocazione nella vocazione».

Pier Giuseppe Accornero