«Scusa, possiamo parlarci un momento?»

Chissà quante volte abbiamo fatto questa richiesta o altri l’hanno fatta a noi. La richiesta di fermarci per parlare con calma. Succede tra marito e moglie, tra genitori e figli, tra amici, tra compagni di lavoro. Vedi che qualcosa non va e chiedi di parlare. Hai voglia di capire, di chiarire, di esprimere dei dubbi, di esporre delle richieste, di regalare un consiglio. In genere la richiesta di parlare non si fa ad uno sconosciuto, ma a persone vicine a noi. Soprattutto a persone molto vicine a noi. Sembra strano. Tua moglie, che vedi tutti i giorni, per tutte le settimane dell’anno, con la quale mangi, guardi la televisione, vai a letto… proprio tua moglie che ti è così nota, ha bisogno di tempo per parlare di cose vostre? Non è tutto alla luce del sole, non è tutto “già detto”? Evidentemente no. A volte c’è bisogno di un tempo particolare per parlarsi .Cioè, appunto, per far luce su alcuni aspetti del vostro rapporto. In  quel tempo in cui vi parlate si “aprono gli occhi”. E vi capite. Certi atteggiamenti, certe frasi, certe scelte acquistano una luce nuova. Si dice appunto: «Grazie, mi è tutto più chiaro». Si è accesa una nuova luce e finalmente riesci a vedere.

Ecco il senso del nostro giornale “Vita diocesana”: “far luce”, aiutare ad aprire gli occhi sulle vicende del nostro territorio e della nostra Chiesa. Quanti avvenimenti accadono ogni giorno: feste, tragedie, iniziative di volontariato, questioni economiche, incontri, incidenti, scelte politiche, progetti ecclesiali, preghiere. Il giornale le fa vedere, le descrive, le porta alla luce. Così ci aiuta non solo a sapere, ma a capire. “Vita” lavora per aiutarci a cogliere il significato degli eventi, a discernere il valore, a mostrarne la criticità. Con delicatezza e con onestà. Ovviamente partendo da un punto di vista particolare, il punto di vista del credente. La lente è il Vangelo. Una lente che ci aiuta a guardare il mondo con infinita misericordia e incrollabile speranza. Per allen

are gli occhi di tutti i lettori a guardare le vicende e le persone con misericordia e speranza, cercando di vincere i pregiudizi e le faziosità, le critiche ciniche e le valutazioni astiose. In questi 10 anni siamo stati fedeli a questo obiettivo? Sicuramente non sempre perché l’obiettivo è altissimo. Ma di certo posso dire che questo è lo stile che ci ha sempre accompagnati ed è il sogno per i prossimi anni. Lo sguardo di fede non è uno sguardo “di parte”, ma è uno sguardo “dalla parte di Dio” che è capace di guardare “senza parzialità”. Noi non siamo Dio, siamo uomini e donne limitati e anche sbagliati, ma in ogni numero di “Vita” chiediamo a Dio di “prestarci” la sua lente per aiutarci ancora a far luce sul nostro territorio, guardandolo con passione, con misericordia e con speranza.

 

+ Derio

Vescovo di Pinerolo