«Jorge Mario, io ti battezzo nel nome del Padre, del Figlio, dello Spirito Santo». È il 25 dicembre, Natale 1936, nella basilica Maria Ausiliatrice di Buenos Aires. Il piccolo è Jorge Mario Bergoglio, dal 13 marzo 2013 Papa Francesco, nato il 17 dicembre 1936 in casa, figlio di Mario e Maria Regina Sivori. Il sacerdote è il salesiano don Enrico Pozzoli, nato nel 1880 a Senna Lodigiana in riva al Po. Papa Francesco venerdì 17 dicembre compie 85 anni, è uno tra i più longevi anagrafici e abbraccia quattro fasi della storia mondiale: dittature degli anni Trenta (comunismo, nazismo, fascismo, franchismo), Seconda guerra mondiale, Guerra Fredda «e quella che è seguita e alla quale nessuno ha ancora dato un nome definitivo» osserva Nicola Graziani dell’agenzia «Agi».

Papa Francesco

Quando nasce l’Argentina vive la «Década infame»: dittatura militare, corruzione, esclusione dei partiti democratici, soppressione delle libertà. Il fatto centrale per la Chiesa nel XX secolo è il Concilio Vaticano II (1962-65). Come longevità pontificale viene San Pietro con 34-37 anni; Pio IX (16 giugno 1846-7 febbraio 1878) con 31 anni, 7 mesi e 21 giorni; Giovanni Paolo II ( 16 ottobre 1978-2 aprile 2005) con 26 anni, 5 mesi e 2 giorni. Come longevità anagrafica c’è Leone XIII, nato il 2 marzo 1810, eletto il 20 febbraio 1878 e morto il 20 luglio 1903 a 93 anni; Clemente XII, nato il 7 aprile 1652, Papa il 12 luglio 1730 e morto il 6 febbraio 1740 quasi 88enne; Clemente X, nato il 12 luglio 1590, eletto il 29 aprile 1670 e morto il 22 luglio 1676 a 86 anni. Pio IX, Giovanni Maria Mastai Ferretti, ultimo papa re, nato il 13 maggio 1792, eletto il 16 giugno 1846, muore il 7 febbraio 1878 prima di 86 anni. Innocenzo XII, nato il 13 maggio 1615, eletto 22 luglio 1691 e morto 27 settembre 1700 a 85 anni. Bergoglio sopravanza Giovanni Paolo II, nato il 18 maggio 1920, papa il 16 ottobre 1978 e morto 2 aprile 2005.

 

Discendente di emigranti

Zii, nonni paterni e papà emigrano dal Piemonte in Argentina. Nella prima metà dell’Ottocento un avo acquista una casa a Portacomaro (Asti). Giovanni Angelo (classe 1884) si trasferisce a Torino, sposa Rosa Margherita Vassallo, nel 1908 nasce Mario Giuseppe Francesco, papà del Pontefice. Il nonno Giovanni Angelo combatte la Grande Guerra come radiotelegrafista. Varie ragioni inducono i Bergoglio a cercare fortuna all’estero: la miseria, l’invito dei fratelli a raggiungerli in Argentina, la dittatura fascista. I 45enni Giovanni e Rosa e il 21enne Mario vendono i beni di famiglia, operazione che dura più del previsto ed è questo ritardo a salvarli. Dovevano imbarcarsi sul «Principessa Mafalda», ma per una grave avaria si inabissa il 25 ottobre 1927 a 80 miglia dalla costa brasiliana. Le autorità italiane parlano di 314 morti, i giornali sudamericani, del doppio.

Il 1° febbraio 1929 i Bergoglio si imbarcano sul «Giulio Cesare» con 30 chili di bagaglio: gli 878 passeggeri sbarcano a Baires il 15 febbraio, in piena estate. Raccontano i giornalisti italo-argentini Sergio Rubin e Francesca Ambrogetti: «Faceva molto caldo quella mattina quando la famiglia Bergoglio sbarcò. Il suo arrivo non passò inosservato: la signora portava un elegante cappotto con il collo di volpe, inadeguato alla soffocante e umida aria della città. Rosa nasconde nella fodera del cappotto il denaro con cui contano di cominciare una nuova vita. Il Paese offre opportunità di lavoro apparentemente infinite, salari migliori, possibilità di accesso all’educazione e una grande mobilità sociale». I Bergoglio proseguono verso Paraná, la capitale della provincia di Entre Ríos, 800 chilometri a nord di Baires dove gli zii hanno fatto fortuna. Alla domanda «Perché la sua famiglia emigrò?» l’arcivescovo Bergoglio nel 2010 risponde: «Tre fratelli di mio nonno si trovavano dal 1922 e avevano fondato un’impresa che realizzava pavimenti. Avevano costruito i quattro piani del palazzo Bergoglio, la prima casa della città ad avere l’ascensore. Ciascun fratello abitava un piano».

 

Il martedì nero

Il tracollo di Wall Street nel 1929 getta il mondo sul lastrico. La crisi inizia per l’ingordigia e la stoltezza delle grandi banche d’affari statunitensi ed europee. Su New York Stock Exchange il 24 ottobre 1929 si abbatte il «giovedì nero» seguito il 29 dal «martedì nero». Gli effetti sono devastanti ovunque, specie nei Paesi poveri. Crollano produzione, commercio, redditi, prezzi, profitti, salari; duramente colpite l’industria pesante, l’edilizia, l’agricoltura (meno 40-60 per cento), le aree minerarie e forestali; piangono i ceti popolari. Nel 1932 la recessione devasta l’Argentina. Racconta Francesco: «I miei dovettero vendere ogni cosa, perfino la tomba di famiglia e la casa. L’azienda fallisce. Ma i fratelli non si perdono d’animo. Uno dei miei prozii morì di cancro e il più giovane emigrò in Brasile».

Giovanni, Rosa e Mario si trasferiscono nella capitale argentina nel barrio Flores. A Baires i Salesiani costruiscono la monumentale basilica Maria Ausiliatrice. In oratorio Mario stringe amicizia con un salesiano «da cortile», don Enrique Pozzoli, che facilita un prestito di 2.000 pesos per ricominciare: «Mio nonno comprò un negozio nel barrio Flores. Mio padre – che a Torino era ragioniere contabile alla Banca d’Italia e che a Paraná lavorava come amministratore – lo aiutava consegnando le merci a domicilio. Finché non riuscì a trovare un altro posto. Ripartirono da capo». Il 12 dicembre 1935 a Maria Ausiliatrice il 28enne Mario sposa la 20enne Regina Maria Sivori, nata a Buenos Aires, figlia dell’argentino Francisco, che lavora nelle Ferrovie, e della piemontese Maria Gogna di Cabella Ligure (Alessandria) ma originaria di Lavagna (Genova). Mario e Regina si erano conosciuti nel 1934 in oratorio. A Jorge Mario seguono: Maria Regina nel 1940, Alberto Horacio (1942), Oscar Adrián (1944), Maria Elena (1948). Jorge Mario a Maria Ausiliatrice fa la prima Comunione e da arcivescovo di Buenos Aires va a presiedere la festa del 24 maggio e va a pregare in incognito: arriva con l’autobus, sale sulla cupola, si siede e prega. Proprio come fa adesso da papa nella basiliche romane.

Pier Giuseppe Accornero