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Personaggi  

Tra leggenda e storia, personaggi famosi nel Pinerolese

Tra leggenda e storia, personaggi famosi nel Pinerolese

Leggende popolari narrano il passaggio nel Pinerolese di figure come Annibale, Napoleone e vari Santi. Memorie preziose che integrano la storia ufficiale.

Non sono poche le rilevanti figure storiche che la leggenda e/o l’immaginario popolare prospettano essere state presenti – o solo di passaggio – sul nostro territorio nel corso dei secoli. Un riporto comunque non generico né casuale, ma con motivazioni e specificità di queste presenze così prospettate da non ignorare. Sebbene la leggenda non sia una fonte documentativa oggettiva, quanto essa segnala e come lo riporta – tenendo conto della sua funzione socio-comunicativa – non devono essere ignorati ma tenuti in considerazione nella storia della/e comunità coinvolta/e.

Ciò che segue è “solo” un elenco di alcune di queste presenze così segnalate. Un’indicazione da non accantonare e forse – in qualche caso – meritevole di una prosecuzione o di una nuova ricerca in merio, anche se “il tutto” può essere in “forte” contrasto con la Storia ufficiale accaduta e/o le effettive caratteristiche/specificità del/la protagonista coinvolto/a. L’informazione che – nonostante tutto – si potrebbe acquisire, potrebbe comunque aprire nuove pagine o fornire nuove risposte sulla Storia del territorio coinvolto.

Naturalmente, l’elenco che segue potrebbe essere accresciuto e rinforzato. Non allontaniamo dunque l’attenzione dalla Storia ufficiale di un territorio e da quanto l’immaginario popolare prospettò e forse ancora prospetta in merito. Qualche risposta “solutiva” potrebbe sorprenderci. Anche le “forzature “e le esagerazioni meriteranno comunque attenzione nella “lettura” di quanto così segnalato e sul perché – in alcuni casi – della loro conservazione.

Al di là del “probabile/possibile” superamento dell’arco alpino al Colle delle Traversette, in alta Val Po, da parte di Annibale – e questo nell’autunno del 218 a.C – voci dirette e/o indirette segnalerebbero… restando nelle nostre zone… un suo arrivo passando “invece” dal colle del Sestriere – con provenienza o dal Colle del Mayt o dal Colle del Monginevro – e in discesa quindi in Val Chisone, come – “forse indirettamente” secoli dopo – avrebbe poi suggerito il nome di un ponte non indifferente, edificato nel comune di Pinasca. Nel proseguo in discesa, sarebbe stata “però” l’individuazione della Rocca di Cavour a confermargli il giusto arrivo nella zona voluta (Rilevante nella questione è che la stessa voce di conferma di giusto arrivo nella terra voluta è indicata pure nella sua discesa prospettata in Val Po).

Rocca Due Denti, sovrastante Tavernette, frazione di Cumiana, fu/sarebbe stata scelta dal futuro San Valeriano come luogo di rifugio quando – come milite cristiano della Legione Tebea – essendosi rifiutato di venerare l’imperatore romano, cercò qui rifugio per sfuggire alla cattura. Testimonianze incise su rocce ed anfratti, lungo i suoi versanti, con possibili utilizzi da parte di qualche abitante della zona, suggeriscono una frequentazione del posto fin da epoche lontane. Il Pilone, ubicato nei pressi dell’ingresso del Santuario di San Valeriano, in zona Tavernette, custodirebbe su una pietra qui protetta, possibili utilizzi e riconoscimenti in epoca antica, prospettati poi come i segni lasciati dalle ginocchia del Santo. ‘l Rol ‘d San Valerian è una farnia di una specie non locale per le cui differenze ed unicità – oltre al fatto di trovarsi poco lontana dal Santuario – venne associata al Santo indicato nel suo nome.

San Giacomovoleva una voce familiare, forse un tempo anche di un certo peso – fu di passaggio a Cavour e sul Monte Bracco. Proprio su questo monte avrebbe spento il vulcano che qui si apriva … “versandie la buta ca purtava al fianc”.(Adattamento di immagine di pellegrino, impegnato in un raggiungimento di meta “religiosa?)

Il passaggio di Napoleone in val Chisone sarebbe comprovato dal nome ufficiale assegnato al percorso e cioè Strada Reale, detta poi Strada Napoleonica 110. Una voce popolare – “forse” un tempo anche di un certo peso nella zona coinvolta – voleva una sua “susta” (fermata di riposo) alla fontana ubicata nella curva del Malanaggio e conosciuta come “la Funtana del Moru”, termine quest’ultimo che qualche voce “prospettava” come il nome del Cavallo di Napoleone. Per non poche persone questo non era però l’effettivo nome in uso o l’associazione indicata. Anche Sestriere – attraverso un obelisco a lato della strada che supera il colle – ed Airasca – in una fontana locale – conserverebbero il ricordo del suo passaggio, mentre a Piscina – per ricordare l’evento anche qui avvenuto – venne piantato un ippocastano, diventato poi maestoso ma in seguito abbandonato. Alla Colletta di Cumiana – stando ad una voce popolare – Napoleone avrebbe qui nascosto un suo stivale colmo di marenghi d’oro…; sul perché, la “fonte” che segnala è però incerta…

San Chiaffredoa cui è intitolato il Santuario di Crissolo – fu un milite della Legione Romana Tebea di fede Cristiana, di stanza all’epoca in una zona confinante della futura Francia. Egli – come altri militi con questa fede – essendosi rifiutati di venerare l’imperatore Romano e così condannati ad essere uccisi, cercarono fuga e rifugio nell’arco alpino. La sua venuta fu qui nel corso dei secoli sempre più accolta e rispettata, come ben segnalano rilevanti concrete testimonianze ubicate a Crissolo.

Allontanandoci poco dalla zona, un’altra rilevante figura storico-religiosa a cercare qui rifugio fu Calvino nei pressi del lago dell’Alpetto in zona Oncino, invaso che – per le “pericolosità” all’epoca prospettate – non vedeva a quei tempi un utilizzo della zona  ma più che meritevole oggigiorno di una sua scoperta o riscoperta.

San Francesco d’Assisi, mentre fu di passaggio nella nostra zona nel raggiungimento di Vienne, passando nei pressi di Frossasco, avrebbe benedetto le campane della chiesa del paese che – da allora – fatte suonare, avrebbero il potere di allontanare dalla zona qualsiasi brutto tempo. Passando poi per Pinerolo, egli avrebbe qui benedetto il luogo che avrebbe poi ospitato il convento a lui intitolato, ufficialmente documentato nella storia della città ed ubicato lungo Via Principi d’Acaja, una tra le “rilevanti” strade storiche cittadine “verso” San Maurizio.

In questa zona – ma con prospetti di luogo collocativo diversi – fu tenuta in prigione anche la Maschera di Ferro. Secondo lo storico Quirino Trivero – l’unico a riportare la notizia – ciò sarebbe avvenuto in un sotterraneo che si apriva, sotto la base del campanile del Duomo e largo ben 12 metri. Approfittando di un condotto sotterraneo che qui si apriva e che sbucava dove si trovava l’Osteria del Sole (dove immette l’attuale vicolo della Maschera di Ferro) o – stando ad altre voci – nei pressi della Casa Madre delle Suore Giuseppine, in via Sommeiller, egli avrebbe trovato un giorno una momentanea via di fuga.

Naturalmente, quanto riportato è solo un elenco di voci sul tema argomentativo di fondo. Si prosegua nel recupero e nella verifica di quanto fu così prospettato. Qualche voce popolare potrebbe concretamente non solo stupirci.

Diego Priolo

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