Una domanda che viene spesso riproposta è la seguente: ci furono influssi etruschi in Piemonte?
Bisogna rispondere senz’altro di sì. Gli Etruschi si spinsero, come noto, nella pianura padana, in Emilia e nella bassa Lombardia, ma senz’altro si insediarono anche nel sud del Piemonte e vi sono tracce archeologiche della loro presenza. Si trattò indubbiamente di una presenza limitata, legata all’espandersi delle rotte commerciali, ma in ogni caso gli Etruschi rappresentarono la cerniera che unì le civiltà mediterranee con l’Europa continentale, l’Europa celtica, basso Piemonte compreso. Alcuni anni fa si è tenuta ad Asti una mostra sui siti archeologici etruschi in Piemonte (soprattutto la zona del Tanaro).
In Emilia, dove la presenza degli Etruschi fu più forte (Bologna fu fondata da loro), ci fu verosimilmente qualche scontro tra i due popoli, ma in seguito essi convissero pacificamente. A Monte Bibele, nell’appennino emiliano, per esempio, è stato trovato dagli archeologi un villaggio celtico-etrusco ed anche i matrimoni misti dovevano essere frequenti.
In seguito i Celti cisalpini si scontrarono con la potenza imperialista di Roma.
Essi fecero parte di tutte le leghe delle popolazioni italiche che si opponevano all’espansione romana. Furono alleati dei Sanniti nel 298 a.C., poi alleati di Pirro (280 a.C.). Alcuni (non tutti) appoggiarono i Cartaginesi durante la prima guerra punica (264-241 a.C.).
Ma Roma era ormai decisa a conquistare la Gallia cisalpina e ad aprirsi la strada verso quella transalpina. Una grande coalizione di Celti (Boi, Lingoni, Insubri,Taurini, a cui si unirono per “solidarietà” etnica e affinità di civiltà, le tribù transalpine dei Galli Gesati) fu sconfitta a Talamone nel 225 a.C. I Romani, inseguendo gli Insubri in rotta, valicarono per la prima volta il fiume Po.
La seconda guerra punica vide molti Celti alleati di Annibale. Le tremenda sconfitta subita dai Romani a Canne fu dovuta in buona parte all’apporto dei guerrieri Celti che sostennero gli alleati carteginesi. Furono ottenuti parecchi successi, ma alla fine Roma ebbe ragione dei Cartaginesi e dei loro alleati (202 a.C.). I Galli Boi (Emilia) proseguirono ancora la lotta per l’indipendenza ma vennero definitivamente sconfitti nel 191 a.C.
Ma vi fu un re celta, dalle nostre parti, che riuscì a venire a patti con i Romani: stiamo parlando del re Cozio, sovrano di un regno alpino (da lui prendono il nome le Alpi Cozie). Costui riuscì a destreggiarsi abilmente e, tramite un accordo con Roma (13 a.C.), a salvare in parte l’ autonomia del suo popolo (Ma su Cozio ritorneremo in un prossimo articolo).

Tracce linguistiche
Cosa restò in Piemonte della civiltà dei Celti? Molte cose. Sicuramente resta qualcosa nelle parlate gallo-romanze (piemontese, lombardo, emiliano ecc) soprattutto per quanto riguarda la fonetica ( i suoni ö, ü, assenti nel toscano, il suono nasale della n, tipicamente gallico) e la sintassi (la posizione della particella negativa dopo il verbo, l’uso del passato prossimo invece del passato remoto). Anche il lessico celtico riguardante il vestiario, l’agricoltura, la botanica è passato nelle lingue gallo-romanze e anche in italiano: si pensi a termini come brache, cappa, drappo, carro, brughiera, ginepro, carpino… Numerosissimi sono poi i toponimi di origine celtica sui quali meriterebbe soffermarsi in specifico (ricordiamo solo i nomi terminanti in -ate, -ago, -acco, -duno, -asio, -isio). Più difficile rintracciare i cognomi di origine celtica, qualcuno però sopravvive (Macchi, Artoni).

Feste e tradizioni
Ma l’influenza celtica si avverte anche nel folklore, nelle fiabe e nelle feste popolari. La festa del maggio è tipicamente celtica (con il suo albero della cuccagna) come pure la tradizione dei fuochi (per San Giovanni o altre ricorrenze) e dei falò di cui parla anche Pavese. E non parliamo della festa di Ognissanti/Samonios…
Il Piemonte è di sicuro una zona con forti tradizioni celtiche che si mescolano a quelle pre-celtiche e a quelle germaniche, più recenti, arrivate con i Goti e i Longobardi. Ci riferiamo a feste come quella degli Spadonari (Val di Susa) e della Bajo (Sampeyre) nonché alla presenza di ben 35 siti megalitici con menhir e pietre sacre di origine pre-celtica, ma sicuramente usati dai Celti per scopi rituali (citiamo quelli di Oropa, Lugnacco, Chivasso, Mazzè, Moncalieri). Visibili tracce celtiche sussistono nell’architettura (le teste di pietra che adornano case e chiese, esempi tipici si trovano in Val Varaita, ma anche altrove) e nella musica (le canzoni narrative di cui scrisse Costantino Nigra).
Non dimentichiamo le credenze e il folklore: la presenza di folletti (come il Karket), dell’Uomo Selvatico (simile al Green Man dei Britanni), delle fate, ci riconducono ad un mondo assai vicino a quello della Francia, della Scozia e dell’Irlanda. Vi sono leggende e personaggi che tradiscono un sostrato comune.
La più antica (in assoluto) iscrizione celtica europea è stata scoperta a Castelletto Ticino in provincia di Novara. Altri reperti sono stati trovati nel biellese, in val d’Ossola e in provincia di Vercelli. In effetti l’Europa continentale, compresa l’area alpina, fu zona di irradiazione della cultura celtica che solo più tardi raggiunse le isole britanniche.
Un’ultima curiosità: il più antico birrificio d’Europa è stato scoperto a Pombia, vicino a Novara. Vi si produceva una bevanda a base di orzo e di luppolo. Sì, proprio la mitica cervogia…

 

Luisa Paglieri