20 ottobre 2015

Diceva Marziale «Saper rivivere con piacere il passato è vivere due volte».

Che cosa succede quando la curiosità e la fede incontrano la storia? Succede che si realizzano imprese come quella che ha portato alla creazione dell’itinerario Abbadia Alpina − Sacra di San Michele. L’idea, nata per caso da una proposta del signor Giancarlo Polliotti, è stata concretizzata con entusiasmo dai coniugi Rita e Renato Garbolino.

Siamo nel 2012 e nell’ambito di alcune iniziative dell’associazione “CostaGrande per Tutti” il signor Polliotti teneva dei seminari di storia locale agli associati. «Durante una delle iniziative, la “Mangia e cammina” – racconta il signor Polliotti – mi trovavo con i coniugi Garbolino nei pressi di Pra L’Abbà (Prato dell’Abate), una zona ricca di vegetazione e di sorgenti acquifere che in alto, a quota 1305, mette in comunicazione la Val Sangone con la Val Lemina. Quel luogo, utilizzato in passato come punto di ristoro da viandanti, monaci, e più tardi sicuramente anche dalle truppe napoleoniche, ha stimolato la nostra curiosità».

Per capire più nello specifico la rilevanza storica di questi luoghi occorre fare un passo indietro. Correva l’anno 1064 quando la contessa Adelaide, vedova di Oddone Biancamano conte di Savoia, diede l’incarico ai monaci Benedettini Neri provenienti dalla Sacra di San Michele, di progettare e costruire l’Abbazia di Santa Maria in San Verano per istruire ed educare la popolazione circondariale. A loro si devono opere ingegneristiche come il Rio Moirano e il Canale di Abbadia Alpina. Saranno proprio i 28 Abati claustrali a reggere l’Abbazia dal 1064 al 1433 istituendo un vero e proprio “modello di vita civile”. Tale Abbazia “Nullius diocesis” cioè direttamente soggetta alla Santa Sede e non alla giurisdizione del potere vescovile per volontà della “Marchionissa”(così chiamata nella denominazione carolingia di Marchesa) fu il baricentro religioso del Pinerolese per tutto il Medioevo e buona parte dell’Età Moderna.

Tenendo conto di ciò, «scrutando la cartina e pensando proprio alle presenze benedettine dal X-XI secolo in poi nel territorio – ci ha raccontato Giancarlo Polliotti – la domanda è sorta spontanea: quale poteva essere la via più breve che univa (ma unisce tuttora) la Sacra di San Michele all’Abbazia di Santa Maria in San Verano (ora Abbadia Alpina)?»

A scoprirlo ci ha pensato una coppia di estimatori della natura, della storia e del pellegrinaggio. Medjugorje, Gerusalemme e, senza allontanarci troppo, quello che in occasione dell’esposizione della Sindone ha condotto dal duomo di Pinerolo al duomo di Torino, sono solo alcuni di quelli affrontati dai coniugi Garbolino.

«Affascinati dalle vicende storiche del nostro territorio, la nostra impresa – spiega la coppia pinerolese – è nata proprio dal desiderio di vivere la storia camminando nella storia. Abbiamo iniziato tre anni fa e finalmente in primavera, intorno a maggio o giugno al massimo, la porteremo ufficialmente a compimento con il lancio inaugurale dell’itinerario in collaborazione con la Pastorale Turismo della diocesi di Pinerolo».

Consta di tre tappe per un tempo di percorrenza di 3 giorni. Partendo da Abbadia Alpina sono circa 21 i km da percorrere per giungere al Crò. Da lì altri 16 e mezzo fino a Giaveno per poi proseguire altri 11 km fino alla destinazione conclusiva: la Sacra di San Michele. Questi due instancabili camminatori hanno pensato proprio a tutto, perfino a cercare le convenzioni con strutture in grado di fornire ospitalità a basso costo a chiunque voglia tuffarsi nell’impresa.

«Per noi ciò che conta è il bene e la sicurezza dei pellegrini» ha precisato la signora Rita.

Dopo aver cercato il sentiero, procedendo per esclusione, lo hanno per primi percorso per garantirne la sicurezza e l’accessibilità. Per le medesime ragioni l’itinerario sarà presto consultabile e scaricabile on line con le coordinate GPS e la cartografia dettagliata (fornita quest’ultima a titolo gratuito da Andrea Ighina).

Ci si potrebbe chiedere a quanto ammonterà il guadagno in seguito all’impresa, dato l’impegno, il tempo e l’energia investiti per realizzare tutto ciò. Ebbene la risposta è “niente” se non un arricchimento personale e la «soddisfazione di aver realizzato qualcosa per gli altri e per il nostro territorio». Questa è la medesima ragione per la quale Rita e il marito si sono rifiutati di fornire o far marchiare l’itinerario a chiunque volesse ricavarne profitti economici.

Questo itinerario oltre a consentire una visuale a perdita d’occhio su paesaggi mozzafiato e spunti di natura tanto storica quanto spirituale-religiosa, è un modo per riscoprire se stessi, per avere una concezione di tempo e spazio diversa rispetto a quella che ci offre la routine quotidiana. Hanno un lavoro i Garbolino, ma quando camminano è come se vivessero un’altra vita, un viaggio spirituale sulle strade della Provvidenza. Camminare per loro non è perdere tempo, ma godere del tempo, socializzando, scherzando, discutendo, confrontandosi. «È un’occasione per rivivere il passato, per capirsi e riscoprirsi – conclude Rita- perché la natura ha questo immenso potere, quello di rigenerare l’anima».

E cioè che conta, in queste tipo di viaggio, non è arrivare per primi, ma arrivare bene.

Cinzia Pastore

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