23 marzo 2016

Angelica Daneo, 39 anni, pinerolese diplomata al Liceo Classico Porporato, si è laureata all’Università di Torino in storia della Critica d’Arte. Prima di conseguire la laurea, ha lavorato a Washington DC nel 1999 per la Smithsonian Institution e, in seguito, a Saint Louis dal 2001 al 2002. «Un’esperienza fantastica che mi ha arricchito molto dandomi le competenze essenziali per la mia carriera successiva».

Dal 2004 è assunta dal Denver Art Museum, in Colorado, come curatrice, l’equivalente in italiano del “conservatore”. Il Denver Art Museum è il museo civico della città ed il più grande che si possa trovare tra Chicago e la West Coast. Denver, spiega Angelica, è circondata dalle montagne e ricorda un po’ Torino «anche se le nostre Alpi s’innalzano in modo più imponente. Denver, infatti, si trova a 1600 metri sul livello del mare».

Non ha mai avuto difficoltà in quanto italiana. «Gli americani sono sempre stati molto accoglienti e disponibili verso di me. Il Bel Paese è amato dagli Statunitensi». Ma una difficoltà c’è: «trovare un buon espresso! Hanno fatto grandi passi ma non c’è paragone con il nostro caffè!»

Tra le mostre che ha organizzato, ne ricorda con fierezza una che allestì nel 2011. Portava il titolo “Cities of Splendor: a Journey Through Renaissance Italy” che le offrì la possibilità di portare alla luce la ricchezza della nostra cultura e puntualizzare che «più che di Rinascimento italiano, si dovrebbe parlare di Rinascimento fiorentino, senese, veneziano, etc. facendo notare al pubblico americano che l’Italia fu unificata nel 1861 e nel Rinascimento diverse strutture politico-sociali diedero spunto a diverse forme di Rinascimento artistico». È stata una mostra molto popolare e gli oggetti (dipinti, sculture, arazzi, arti decorative) provenivano tutti dall’Italia: «fu un modo per sottolineare la ricchezza delle nostre collezioni».

Gli statunitensi apprezzano moltissimo l’arte italiana: «credo che ci sia un senso di gratitudine nel poter godere di queste opere. In Italia, forse perché così abituati ad essere circondati da opere di grande rilevanza, a volte diamo per scontata la loro esistenza e conservazione. Qui invece la maggior parte dei cittadini appartiene alla nostra associazione di “amici del museo” e molti offrono il loro tempo per aiutare l’istituzione nelle sue varie attività. C’è un sentimento di grande appartenenza e, in quanto museo civico, tutti i cittadini posseggono le opere d’arte e si sentono quindi, in un certo senso, responsabili».

L’ultima mostra l’ha allestita la scorsa estate: “In Bloom: Painting Flowers in the Age of Impressionism”. Di questa mostra, organizzata dal “Virginia Museum of Fine Arts” e dal “Dallas Museum of Art”; Angelica ha curato l’allestimento nella sede di Denver.

Per l’autunno ha in programma “Glory of Venice: Masterworks of the Renaissance” che aprirà a Denver il 2 ottobre. «Illustrerà le specificità artistiche del rinascimento veneziano tra il 1450 ed il 1520. In aggiunta a ventidue capolavori provenienti dalle Gallerie dell’Accademia di Venezia ci saranno importanti prestiti dall’Italia e dagli Stati Uniti. In questi giorni mi sto occupando del percorso espositivo e della redazione del catalogo».

Quali le differenze tra i musei italiani e quelli statunitensi? Angelica sostiene che il governo italiano stia facendo grandi passi nel modernizzare le nostre strutture, ma la differenza maggiore è ancora nella gestione. «In genere i musei americani, anche se ricevono contributi dalle proprie città, sono comunque gestiti da una fondazione e quindi hanno molta autonomia per quanto concerne prestiti, mostre, progetti. Questo garantisce una gestione più dinamica rispetto al tradizionale sistema italiano. Tuttavia il 2015 ha portato grandi cambiamenti nelle strutture museali italiane e sono ansiosa – confessa – di seguirne gli sviluppi nel prossimo futuro». Ma non avendo esperienza diretta nei musei italiani non si spinge oltre.

Il museo di Denver le ha dato molte opportunità per la propria crescita professionale, quindi non prevede un trasferimento in Italia nell’immediato futuro. Tuttavia, mai dire mai. «Se proprio non riesco a trovare un buon espresso in America …»

Cristina Menghini

 

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