Se avessi parlato del Natale qualche mese fa, avrei raccontato di decori, di luci, di deliziosi dolci alla cannella, di giornate dedicate a preparare, tra pacchi e addobbi, questa festa meravigliosa, e di molte altre cose ancora, ma quest’anno Natale ha per noi un sapore un po’ diverso, perché non ci c’è lei. È il primo Natale senza mamma. Ecco che tutto, allora, prende un profilo diverso, come se guardassi lo stesso meraviglioso spettacolo di sempre, ma da una posizione nuova, da una poltroncina dall’altra parte del palco.

“Natale è Natale, e va festeggiato!”, ci siamo detti tra fratelli. Papà non deve stare solo e quindi lo festeggeremo tutti lì, da lui, come se mamma fosse con noi e in qualche modo misterioso ci sarà sicuramente. Non ci saranno pianti, perché ci ha lasciati eredi della sua serenità. Se n’è andata tenendoci per mano, senza fare rumore, respirando piano, sempre più piano, nelle lenzuola avorio, fino a sparire dalla nostra realtà, restituendo al mondo quel respiro che le era stato donato al suo primo vagito di neonata ottantadue anni prima. No, non ci saranno lacrime. Ma la nostalgia quella sì, sarà sui nostri sorrisi di adulti, improvvisamente orfani, sarà in quella casa, che l’ha vista muoversi silenziosa, annunciata solo dal leggero fruscio delle ciabatte di panno blu, che ora riposano, anche loro, sotto la sagoma del termosifone, dove le ha posate per anni, perché fossero sempre calde, al bisogno. Apparecchieremo il tavolo grande, in sala, con la tovaglia della festa. I bicchieri di cristallo che aveva comprato per i pranzi importanti, i piatti di porcellana e le zuppiere che amava usare nei giorni speciali e tutte quelle cose ci parleranno di lei. Addobberemo il camino e il corrimano che sale in mansarda, con festoni di abete. Cucineremo quello che avrebbe cucinato lei, e sicuramente qualcuno avrà come l’impressione di sentirla domandare con un filo di voce, come usava fare lei: “gli agnolotti con il sugo d’ arrosto o burro e salvia?” Era una domanda di rito. Il suo tentativo di farci i contenti tutti, sempre. Per finire, arriverà in tavola il panettone di pasticceria, “quello buono” come diceva lei, la terrina in porcellana bordata da un filo verde e piccole ciliegie rosse in rilievo, lo accompagnerà, portando una nuvola di panna montata appena macchiata da un po’ di caffè macinato, la fioca, come la chiamiamo noi piemontesi doc, evocando la neve.

Quante volte mi hai raccontato di te bambina. Eri figlia di una famiglia operaia, povera di tutto ma ricca di figli. La mattina di Natale, se nella notte aveva nevicato, uscivi con i fratellini, in cortile, una piccola tazza di alluminio in mano, ai piedi degli zoccoletti e i calzini di lana grezza. Una corsa nella vigna dietro casa, dove il manto era immacolato, per poi rientrare nella cucina odorosa di stufa portando ognuno il proprio tesoro, che mamma Maria, avrebbe coperto con un cucchiaio di zucchero e qualche goccia di limone. Mi sembra di vederti, con le guance arrossate dal freddo, che gusti questo gelato inaspettato, seduta accanto alla stufa. I bambini di adesso, i tuoi nipotini che molto meglio di noi hanno capito che non è cambiato nulla (“Nonna è qui, con noi, solo che noi non la vediamo”) reclameranno il tempo del gioco. E allora la tovaglia sarà sostituita da un tappeto di panno rosso, la scatola del Monopoli o di qualche nuovo gioco di società comparirà per portare su tutti, come la polverina di Campanellino, un po’ di magia del Natale, i cioccolatini, i torroncini e altre golosità passeranno di mano in mano. Si riderà, si scherzerà, si lanceranno i dadi, si conteranno i punti, come sempre, ma quest’anno sarà un po’ diverso. Ognuno di noi fingerà che il cuore non faccia male, che papà sia solo un po’ più stanco, che faccia più freddo perché il camino è stato acceso troppo tardi, ma tutti sappiamo cos’è. È una specie di tenda, scesa sul nostro Natale, che ne toglie un po’ il luccicore. Manca il tuo sorriso, il tuo bacio, il tuo profumo, ma per fortuna non manchi tu. Ti abbiamo tutti ben salda nel cuore e niente ti porterà via da lì.

Loretta Badino