12 Settembre 2025
Il vescovo Derio presenta la nuova lettera pastorale "In Festa"
«Dio ha un “chiodo fisso” in testa: la festa». Lo ha scritto il vescovo Derio nella sua lettera per l’anno pastorale 2025-2026. Un testo denso di spunti e suggestioni che offre nuove prospettive per rileggere, alla luce del Vangelo, la vita personale e quella delle nostre comunità. “In festa” – questo il titolo della pubblicazione, edita da Vita – sarà diffusa nelle prossime settimane nelle parrocchie della diocesi e a quanti ne faranno richiesta.
Abbiamo chiesto al vescovo di aiutarci a entrare nel vivo dei temi e delle riflessioni che propone.
Perché mettere il tema della Festa al centro dell’anno pastorale?
Sicuramente viviamo un tempo difficile, sia a livello economico sia soprattutto nei rapporti internazionali, segnati dalle guerre. A prima vista la festa potrebbe sembrare un tema fuori luogo. In realtà le feste sono nate per aiutarci a intravedere un senso. Negli ultimi anni, invece, sono diventate soltanto una parentesi della vita lavorativa, il cosiddetto “tempo libero”, e di conseguenza si sono ridotte a un tempo vuoto da riempire. In origine il tempo festivo era un’occasione opportuna per curare la propria interiorità, i propri desideri, la propria fede e per riscoprire un senso. Le feste erano profondamente collegate alla vita lavorativa, perché aiutavano a tornare più fiduciosi nella vita. Dunque è proprio questo il tempo giusto per riscoprirle.
In secondo luogo occorre ammettere che il cristianesimo è in affanno in Occidente e, di conseguenza, si stanno svuotando le feste religiose. Basti pensare al Natale, alla Pasqua e alla domenica. È quindi urgente riscoprire il valore delle feste anche per riscoprire la nostra identità cristiana.
In terzo luogo, non possiamo nascondere che uno dei punti su cui la Chiesa fatica è il rapporto tra fede e vita, o meglio tra fede e cultura. Le feste, da sempre, uniscono fede, folclore, tradizioni, cibo, gioco, racconti. Sono uno dei luoghi dove meglio si può attuare questo incontro.
Hai fatto riferimento alla domenica, ma questo giorno è ancora percepito come festa?
Già solo nel linguaggio, quando diciamo “festa” non pensiamo più alla domenica, che è diventata “weekend”. Quando ero piccolo, invece, ci si augurava “buona festa”, perché la domenica era sentita così. Oggi è semplicemente un giorno libero dal lavoro per riposare e divertirsi. Il riposo e il divertimento sono parti importanti della festa, ma lo sono altrettanto i riti e le ritualità: la partita di calcio alle 15, il pasto in famiglia, la messa…
I riti servono a ritmare il tempo, a marcarlo. In particolare i riti religiosi danno sapore al tempo, aiutano a riscoprire la radice della nostra esistenza, a rivelarci un compimento. Come cristiani, per mantenere viva la fede, abbiamo bisogno di riti e di feste.
Nella lettera parli di senso e di sensi, di tempo e di tempio: feste laiche e religiose possono contribuire a portare unità nelle comunità?
Le feste creano comunità, soprattutto perché aiutano a dare un senso di appartenenza. Tutte le feste si fanno con altri: per far festa bisogna incontrare qualcuno. La torta di compleanno non si mangia da soli. Le feste aggregano, e in particolare quelle religiose fanno riscoprire la dimensione comunitaria dei credenti: apparteniamo a una comunità.
Le feste, però, sono in crisi…
Sì, credo che questo sia il compito dei prossimi due anni: aiutarci a riscoprire il valore delle nostre feste, leggendo, confrontandoci, migliorando il modo di celebrarle. In questo è importante essere creativi: progettare momenti di festa, aggregazione, sport, musica, generare comunità più gioiose. Allo stesso tempo possiamo creare riti e liturgie nuove: la benedizione degli innamorati, dei papà e delle mamme, degli zainetti scolastici, oppure legate al lavoro e al creato. All’interno di questi momenti va inserita una dimensione di festa.
Nella lettera insisti sul tema del creato. Perché?
Il cristianesimo si è sganciato dalla concretezza. È un errore, perché significa dimenticare l’incarnazione. Purtroppo il cristiano viene percepito come una persona “a parte”, che si occupa solo dell’anima. Non si capisce più che cosa abbia a che fare la fede con il dolore, gli affetti, il gioco.
In questa luce non comprendiamo più il legame tra fede e creato, proprio noi che crediamo nel Creatore. Per questo, nella Lettera, invito a creare celebrazioni legate al creato: benedizioni in occasione del cambio di stagione, feste del ringraziamento, benedizioni dei lavori, della terra, dell’acqua.

La lettera pastorale può essere richiesta alla mail diffusione@vitadiocesanapinerolese.it
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