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Approfondimenti  

DIETRO LE QUINTE DELLA MATERNITÀ SURROGATA (e-book gratuito)

DIETRO LE QUINTE DELLA MATERNITÀ SURROGATA (e-book gratuito)

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Dalla prefazione di Marina Casini 

L’intervista realizzata dalla redazione di “Vita Diocesana” al professor Tommaso Scandroglio sul tema dell’utero in affitto cade proprio in un momento propizio: la Camera dei Deputati il 26 luglio scorso ha approvato in prima lettura la proposta di legge che definisce l’utero in affitto (maternità surrogata) reato universale e perciò prevede la perseguibilità del cittadino italiano che, per aggirare il divieto posto dalla legge italiana, si reca all’estero rimpatriando a cose fatte e pretendendo la ratifica dello stato di genitore. Scandroglio smaschera con competenza e chiarezza, dati alla mano, gli inganni, le mistificazioni, lo sfruttamento e la disumanizzazione che si celano dietro le quinte di una pratica che sul palcoscenico si presenta ammantata di altruismo – chi la sostiene infatti parla di “gestazione solidale”, “gestazione altruistica”, “gestazione per altri” “gestazione di sostegno” –, di civiltà (la bandiera è quella dei diritti umani e della libertà!) e di “amore per la vita”. Niente di più falso. Tommaso Scandroglio, incalzato dalle domande, smonta pezzo dopo pezzo il cumulo di falsità e soprattutto mostra il volto mostruoso di quella mentalità dell’ “io e mio” che – all’origine della cultura dello scarto – finisce per inghiottire quanto di più prezioso esiste nell’umano e nell’umanità: l’accoglienza dei figli come dono, la bellezza della relazione madre-figlio durante la gravidanza, la ricchezza della complementarietà maschile-femminile in ordine alla generazione e all’educazione dei figli (ragione per la quale le moderne carte sui diritti dell’uomo definiscono la famiglia “cellula fondamentale della società e dello Stato”).

Le risposte di Scandroglio – puntuali, documentate, precise, comprensibili, mai esitanti – fanno emergere un quadro profondamente inquietante: l’affitto di utero è una pratica che altera le relazioni riducendo a cose donne e bambini; una pratica legata ad una distorsione organizzata e pianificata della maternità, della paternità, della filiazione, inserite in una logica produttivistica, in una catena di montaggio aperta al rifiuto e all’esclusione (non è affatto un dettaglio che l’aborto volontario sia previsto nel contratto quando il bimbo non è gradito perché non rispondente alle aspettative o perché la gravidanza è gemellare); una pratica di sfruttamento mercantile (dove chi trae maggior vantaggio economico sono le cliniche, gli intermediari, i consulenti legali) e di violenza psicologica, di pretesi fasulli diritti inesistenti che mutilano e deturpano i veri diritti; una pratica che oltraggia la dimensione del dono caricaturandola di dolciastro altruismo.

[…] Una parola conclusiva – e sono certa della condivisione di Scandroglio –: non è sufficiente ribadire “no” all’utero in affitto, è necessario proclamare “sì” all’uguale e inerente dignità di ogni essere umano, quindi sin dal momento in cui ogni essere umano inizia ad esistere in quel “big bang” chiamato concepimento. Quel piccolissimo figlio è uno di noi. Solo questo riconoscimento, accolto dalla società, mette al riparo da abusi, discriminazioni, sfruttamenti e prepotenze di ogni tipo, e solo da qui possiamo gettare solide basi per un più alto livello di civiltà e costruire sempre più pienamente e autenticamente la fraternità, la pace e i diritti dell’uomo (quelli veri!).

 

Marina Casini

Presidente Movimento per la Vita

e della Federazione One of Us

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