20 Aprile 2026
Di anime, di robot e di altre sciocchezze
Cinquanta racconti, cento parole ciascuno. Una misura rigida, quasi matematica, che però non imprigiona la narrazione ma la affila. “Di anime, di robot e di altre sciocchezze” di Patrizio Righero è una raccolta che gioca dichiaratamente con il formato del drabble e ne sfrutta fino in fondo le possibilità: rapidità, sorpresa, capovolgimento finale. Ogni testo è una “scatola” breve, come suggerisce anche la prefazione, che si apre in pochi secondi e lascia però una traccia più lunga, spesso inquieta, talvolta ironica, quasi sempre spiazzante.
L’impianto è prevalentemente fantascientifico: robot che prendono coscienza, astronauti smarriti, mondi post-apocalittici, paradossi temporali. Ma sarebbe riduttivo fermarsi qui. Dentro questi frammenti si muove una domanda più ampia, che riguarda l’umano. Che cosa resta dell’uomo quando la tecnica avanza? Che cosa distingue davvero una macchina da una persona? Non è un caso che uno dei fili più ricorrenti sia quello dell’anima: evocata, cercata, talvolta riconosciuta proprio là dove non dovrebbe esserci. Emblematici, in questo senso, racconti come “Reset” o “Centro ricerche”, dove il risveglio o la ricerca del “cuore” diventano immagini potenti e quasi teologiche.
La scrittura è essenziale, ma non fredda. Righero lavora per sottrazione, ma lascia filtrare una sensibilità che tiene insieme cultura pop, suggestioni bibliche e un certo gusto per il paradosso. Così accanto a citazioni più o meno esplicite della fantascienza classica compaiono rimandi evangelici, figure simboliche, piccoli cortocircuiti tra sacro e tecnologico. Il racconto “Battesimo”, ad esempio, mette in scena con ironia e profondità la domanda sulla salvezza di un robot, mentre altri testi ribaltano episodi biblici dentro scenari cosmici.
Il funzionamento complessivo del libro è coerente con la sua natura di scrollbook: lettura rapida, intermittente, non lineare. Si può entrare in qualsiasi punto, leggere uno o due racconti e uscire, senza perdere il senso dell’insieme. Anzi, è proprio questa frammentazione a costruire un ritmo particolare, fatto di piccoli shock narrativi. Il finale, quasi sempre giocato sull’ultima frase, è il vero motore: a volte fa sorridere, altre volte apre uno squarcio più amaro, altre ancora lascia una sottile inquietudine.
Un elemento non secondario è la gratuità della distribuzione. Non è solo una scelta pratica, ma anche simbolica: questo libro nasce per circolare, per essere letto su uno schermo, condiviso, magari commentato. In questo senso, la forma breve non è soltanto una scelta stilistica, ma una risposta coerente al modo contemporaneo di leggere.
“Di anime, di robot e di altre sciocchezze” è dunque un oggetto ibrido: leggero nella forma, ma attraversato da domande serie. Un libro che si legge in pochi minuti alla volta, ma che, a tratti, resta addosso più a lungo di quanto la sua misura farebbe pensare.
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