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Autobiografia, ovvero l'arte di nascondersi

Autobiografia, ovvero l'arte di nascondersi

Rigorosamente in prima persona. Vita, morte e miracoli. Con pagine e pagine dedicate all’infanzia, ad imprese più o meno probabili, senza trascurare le avventure erotiche con 50 e più sfumature di banalità. L’autobiografia è un genere che va. Non tra i lettori ma tra gli aspiranti autori i quali credono – ma ci credono davvero e questo è tragico – che la propria vicenda umana possa interessare a qualcuno.
In questo senso i social non fanno un buon servizio incoraggiando, in un climax peggiorativo, protagonismo, narcisismo ed esibizionismo.
Più grave dell’illusione che queste produzioni possano interessare è l’illusione che possano manifestare la verità. L’autobiografia è, al contrario, il miglior modo per non raccontare se stessi, per nascondersi dietro la propria miope soggettività. Senza confronto e senza dialettica finiamo inevitabilmente per raccontare solo ciò che noi vogliamo che gli altri sappiano di noi (nel bene e nel male) omettendo tutto il resto.

 

P.R. 

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