17 Luglio 2025
Alberto, l'Angelo della speranza. La storia di un bambino che ha cambiato la vita di suo padre
C’è un dolore che sfugge alla comprensione umana, un’ingiustizia che lacera le coscienze, un vuoto che si spalanca quando a morire è un bambino. Ma c’è anche una forza che sorprende, una luce che non si spegne, un senso che può germogliare nella terra più arida. È di tutto questo che parla il libro “Alberto, l’Angelo della speranza” (Marcovalerio – Vita Editrice), scritto da Federico Lerza, padre di Alberto, morto a soli otto anni per un glioblastoma di quarto grado.
Il libro è una testimonianza che nasce dal cuore e parla al cuore. Il dolore non viene edulcorato, ma attraversato con parole sincere, a volte dure, sempre autentiche. La malattia di Alberto, lunga e inesorabile, è raccontata nel suo crescendo drammatico, ma ciò che colpisce è la serenità del bambino, il suo sorriso, la sua capacità di amare e di donarsi fino alla fine. È proprio questa capacità di resistere e di rimanere luce che fa di Alberto, come scrive il titolo, un vero «angelo della speranza».
La prefazione è affidata al vescovo di Pinerolo, monsignor Derio Olivero, che invita a leggere il libro tutto d’un fiato e lo definisce «una carezza per l’anima, uno squarcio di cielo, una palestra per allenare la speranza». E in effetti, pagina dopo pagina, ci si accorge che il centro non è solo il racconto della malattia, ma la trasformazione che essa ha provocato nel padre, nella famiglia, in chi ha conosciuto Alberto.
Commuove il percorso umano e spirituale dello stesso autore, che passa dall’impotenza alla fede, dal buio alla fiducia, da una domanda lacerante («Perché proprio lui?») alla certezza che la vita, anche quando è breve, può essere piena, feconda, addirittura salvifica.
Lo stile del libro è diretto, senza ricercatezze. Proprio per questo arriva più forte. È un dono fatto al lettore. Un invito a guardare oltre la superficie delle cose. Un grido che si trasforma in preghiera. Un dolore che si apre alla grazia.
«Devo portare questo messaggio – scrive papà Federico –. Non un messaggio di disperazione, ma d’amore. Per chi vive ciò che io ho vissuto, per chi lo sta vivendo adesso. Per chi ha un figlio malato, per chi sta passando notti e giorni negli ospedali. Io lo so cosa vuol dire. L’ho vissuto sulla mia pelle. So cosa vuol dire essere padre di un figlio malato. E so anche cosa vuol dire essere padre, semplicemente. E continuerò a esserlo. Non nella disperazione, ma nell’amore e nella speranza. Perché alla fine, è Lui che ci salva».
“Alberto, l’Angelo della speranza” è uno di quei libri che non si dimenticano. Non perché offre risposte, ma perché restituisce profondità alle domande. Non perché consola, ma perché accompagna.
E lascia, in chi legge, il segno limpido e silenzioso di una presenza. Di un bambino che continua a parlare. E ad amare.
Il libro può essere richiesto inviando un messaggio WhatsApp al numero 351 760 8500.

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