2 Settembre 2025
Mistero, fede e strane coincidenze a 33 anni dalla dipartita di mia mamma
Caro Direttore
Ricordo quando straziato dal dolore per la dipartita della mia adorata mamma, a un anno preciso dalla sua dolorosa perdita le dedicai la poesia: “È un anno da quel giorno” che vinse il Primo Premio Nazionale di poesia italiana al Concorso “La Torre” 1994 consegnatomi ad Umbertide in Umbria tra 386 opere pervenute l’anno prima (nel 1993 per l’appunto a un anno dalla sua dipartita). Sarei davvero malato di protagonismo se avessi voluto ricordare quest’evento per citare la mia poesia, invece è proprio l’esatto opposto, il vero motivo che mi ha spinto a rilevare il fulcro di tutto quanto andrò a raccontare che ha dell’arcano e val la pena menzionarlo anche se qualcuno non mi crederà e mi darà dell’istrionico, ma per il detto: “Chi non mi ama non mi merita” desidero comunicare a chi ha fede ciò che è accaduto, partendo proprio dal presupposto che quando ho scritto questa poesia sono stato ispirato da mia mamma, mentre riportavo frasi dettati da una mente che non era più frutto della mia consapevolezza, ma di un amore fuori dalla realtà e fu proprio la giuria a ricordarmelo con la motivazione per la mia vincita:
“È un anno da quel giorno – è una breve elegia che si snoda fino alla fine su due cardini base: il sentimento d’amore per la propria madre e quello di dolore per la sua dipartita. Sono sentimenti autentici, genuini, espressi in tono sommesso e commosso… L’ho captata nel silenzio dei monti, negli attimi di preghiera – … Sono proprio questi attimi d’intenso raccoglimento, in un silenzio quasi sovrumano, sdegnoso di ogni molesto rumore che provenga dal nostro mondo alienato, in cui è possibile penetrare l’insondabile mistero della morte e avvertire la presenza di coloro che ci hanno amato e vivono nell’aldilà. Questi attimi il poeta li ha saputi trasfigurare in poche immagini di vera poesia”. Ecco perché non ho nessun merito di quel premio, dato che le parole sono nate da una trasfigurazione inconscia del mio cervello, germinate sì dal cuore e dalla mente ma mosse da un’entità “ectoplasmatica” che mi ha riportato a prendere coscienza del presente solo quando oggi come allora attraverso il “Parkinson” nel corpo ho ritrovato di nuovo la vera essenza della vita che come per incanto si sviluppa grazie all’adrenalina che si forma in situazioni di stimoli forti (arrampicata e sci nel mio caso) stimolando la produzione di dopamina, che favorisce la crescita del patrimonio neuronale e che rafforza il sistema nervoso, consentendomi la conservazione delle abilità motorie e, in alcuni casi, il recupero di quelle momentaneamente perse, facendo rinascere in me lo stesso meccanismo creativo della poesia non partorita da me, ma dalla mia anima, così forse si svelerebbe dove è collocato il respiro della medesima, l’essenza di noi stessi nei momenti creativi, quindi sotto un influsso in cui si apre una porta immaginaria di collegamento con il nostro creatore. Ma se già sin qui c’è da accapponarsi la pelle, andando oltre si è colti da veri brividi d’intensa trasposizione.
Mia mamma, tanti anni fa aveva salito la “Rocca Seriasso” sita poco oltre la Balma e quando è mancata un mio caro amico, mancato a sua volta, mi aveva sulla sua cima edificato un piccolo altare con la Madonna a cui era tanto devota la mia mamma.
Poco lontano vi è una croce eretta da una famiglia con la foto del figlio colpito da un fulmine e uno studioso, convinto che l’anima quando il corpo muore sia assorbita dalla potente energia del fulmine che è una colonna di gas (plasma),in grado teoricamente di ospitare l’anima tenendola in vita dopo la morte come mi ha sottolineato aggiungendomi che i fenomeni più eclatanti e inspiegabili siano proprio accaduti in questa zona. Ma c’è di più. Ogni anno, facendomi aiutare da amici e da mio figlio Walter, non ho mai mancato al voto fatto di salire una volta all’anno a portare dei fiori a mia mamma e al ragazzo poco distante da lei, dirigendomi a quei due altarini di pietra cha richiedono un’ora scarsa di cammino. Ebbene l’altro giorno dopo aver raggiunto l’altarino, vedo una coccinella entrare all’interno del vano dove vi è la statuetta della Madonnina e istintivamente si appoggia sul mio dito e torna a volare libera in un cielo oggi particolarmente azzurro. Raggiunto di nuovo da uno strano presentimento a cui non riesco a dare spiegazioni logiche, osservo il punto ove si è posata la coccinella non a torto chiamata anche “Madonnella” in riferimento al suo stretto legame con la figura della Vergine Maria e noto un’incisione di certo non fatta da me che riporta l’anno in corso (2025) e un numero (33) inciso accanto. Un vero tuffo al cuore mi coglie come una rivelazione perché sottolineando d’istinto il 1992, anno in cui è mancata, al 2025, anno attuale, viene il n. 33 e allora ricordo che mia mamma mi aveva detto nel letto d’ospedale ove è mancata poco dopo, ricordati che (anche se si è discordi sull’effettiva età in cui è mancato Gesù Cristo, io al 33 esimo anno seguente alla mia dipartita, tu riceverai un segno che sicuramente saprai interpretare. La cosa più strana in sé è il fatto che nessuno di noi ha mai visto prima incisa quella scritta vista all’interno dell’abitacolo con la statuetta della Vergine Maria. Tutto questo per far luce su uno dei più grandi misteri dell’umanità. Gli scienziati infatti sono ora fiduciosi che la coscienza non muoia. Con la fisica quantistica si spiegherebbe infatti la possibilità che la coscienza possa continuare a vivere oltre la morte del corpo perché è una somma pazzesca d’informazioni memorizzate a livello “quantico” da una variazione di energia multipla fondamentale per la sopravvivenza.
Lodovico Marchisio


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