12 Agosto 2026
Il nuoto per lottare contro il morbo di Parkinson
Lodovico Marchisio racconta come, grazie alla grande empatia dell’istruttore Dario, Moia, lha vinto la paura dell’acqua superando i problemi di labirintite.
Premetto che anche se è deontologicamente corretto lasciare il compito ad altri per descrivere articoli che mi riguardano, trovo in questo caso come malato di “Parkinson” doveroso farlo in prima persona per una serie di motivi che ben capirete, partendo dal fatto di una quasi totale immobilizzazione che da tre giorni mi faceva pensare al peggio, poiché non permettendomi vie di fuga, mi sentivo arrivato al “punto del non ritorno” e cioè quando Il Parkinson, che non dimentichiamo è una malattia neurodegenerativa che porta col tempo a una condizione medica cronica e progressiva che causa la perdita graduale della struttura e della funzione dei neuroni, conducendoti con la loro morte quasi inevitabilmente su una sedia a rotelle. A non permettermi di tornare a dimostrare che in montagna potevo ancora lottare almeno contro il “freezing” (riferito alla marcia), noto anche come congelamento o acinesia “paradossa”, questi fattori mi bloccavano ogni tipo d’azione. Infatti il metodo che stavo cercando di avvalorare con i medici quindi per me stava diventando “una speranza a perdere” tanto più che solo con l’azione diretta sul campo d’azione si poteva cercare di capire come fosse possibile che il mio corpo in montagna ritrovasse la forza di scalare e sciare su percorsi ovviamente ridotti e solo però nel breve tempo consentito dell’azione quando la dopamina entra spontaneamente in azione (senza essere presa come unica cura a riguardo) per rallentare i processi irreversibili della malattia. Per pura curiosità e un’idea che ci è venuta in testa, di allargare le nostre speranze al nuoto (anche se non so nuotare), ci dirigiamo al più vicino lago balneabile sito a 70 km circa che è il Lago Sirio, essendo a causa di questa siccità il lago di Avigliana, ove abito, che tanto amo fortemente e che dopo quest’esperienza coinvolgerò, sconsigliata la balneazione solo in questi giorni a causa della presenza di fioriture anomale di cianobatteri (alghe) e relative schiume rilevate dai monitoraggi di Arpa Piemonte, Già come scendo dall’auto a uno dei parcheggi del Lago Sirio, vedo che le gambe oggi mi reggono (togliendomi dall’ansia che trovo sia la causa maggiore dei miei pensieri totalmente nefasti), tanto che per strafare come mio solito, ne approfitto con mia moglie Roberta e gli amici Roberta Selvo e Federico di compiere il giro attorno al lago che si effettua in circa 2 ore a passo “di Parkinson (rallentato)” essendo 3,8 km circa di anello. Questa mia smania di mettermi comunque in gioco ci fa scoprire lungo il percorso lo stabilimento balneare Chalet Moia, ai cui titolari responsabili ho spiegato le motivazioni che mi hanno indotto, senza saper nuotare, ma fornito di pinne e salvagente, a includere nel mio progetto, avvallato dalla loro piena disponibilità, il nuoto. La famiglia Moia tra cui Alessandro con la giovane bagnina brasiliana Letizia Balestre, ci fanno visitare l’intera struttura composta da un’area solarium e relax su un grande prato verde all’inglese con zone d’ombra sotto i salici. Ci parlano con entusiasmo delle loro attività sportive e acquatiche che comportano anche il noleggio di canoe, pedalò, SUP, e-bike, oltre a piattaforme per i tuffi (da 4 e 6 metri) e campo da pallavolo. In più vi è anche la possibilità di ristoro in un bar interno con “dehors” affacciato direttamente sul lago, ideale per piatti freddi, panini e gelati. La cosa che ci ha colpiti maggiormente, oltre alla pulizia del locale e la gentilezza del personale, è stata che la struttura dispone di un’area recintata dedicata ai cani con accesso diretto e consentito alla balneazione nel lago, l’ideale per la nostra adorata cagnolina “Chery”.
La totale convinzione che ci è parso giusto segnalarli è stato quando l’istruttore Dario Moia, riuscendo a farmi vincere tutte le mie paure, come mi trovassi in montagna, è stato quando si è offerto spontaneamente ad insegnarmi a nuotare, senza provare la temuta “labirintite” una volta distesomi nell’acqua, ma lasciandomi invece guidare sorretto da lui su tutta l’area balneabile, riuscendo per la fiducia che mi ha trasmesso, anche ad alzarmi dall’acqua senza fatica usando per finire come “bagna asciuga” il verdeggiante prato inglese che ha concluso nel migliore dei modi questa fantastica giornata che mi ha rimesso in gioco, con questo nuovo stratagemma, per non arrendermi alla malattia.
Lodovico Marchisio
Foto di Federico Bambara






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