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Lettere al direttore  

È COSÌ CHE SON TORNATO A VIVERE E SPERARE

È COSÌ CHE SON TORNATO A VIVERE E SPERARE

L’alpinista Lodovico Marchisio racconta come, nonostante il Parkinson, ha ritrovato speranza e mobilità grazie a un riuscito esperimento sugli sci a San Sicario

Sabato 21 marzo 2026 è una data che non scorderò più, perché nella maniera più fuori da ogni logica o canone standard, convinto di essere nel giusto per quel che ho imparato a conoscermi a 79 anni di età, tento l’esperimento più necessario e utile al mio organismo e temperamento, proprio quando usavo già il bastone per spostarmi anche in casa o solo compiere l’anello di un piccolo ma grazioso parco: “L’Alveare di Avigliana” che si gira in 15 minuti (periplo completo) dove portiamo abitualmente a spasso la nostra adorabile cagnolina Chery (Pet Therapy), bloccandomi ad ogni passo e che mi causava una sofferenza cardiaca inclusa, per lo sforzo di vincere lo “Freezing” chiamato anche “Immobilizzazione Tonica” e “Festinazione” nella marcia susseguente al “Rallentamento motorio” curato con professionalità dal mio neurologo di fiducia con “Madopar” mezza compressa che assumo, dopo un aggiustamento della terapia, 4 volte al giorno per contrastare il male, grazie agli effetti della “Levodopa” che è il componente “miracoloso” che viene trasformato in dopamina nel cervello, compensando la sua carenza.

Nei miei ultimi libri quindi riportavo con orgoglio i risultati testati dai medici che asserivano: “Lodovico, malato di Parkinson, grazie alla montagna, ci sentiamo di asserire che il nostro paziente sta attivando i suoi schemi motori di base, sta usando cioè la sua memoria alpinistica e sciistica, tanto che la sua malattia viene per un attimo messa in panchina e lui torna quasi sano praticando sci e vie ferrate brevi (però di 2 ore al massimo, quanto dura l’effetto “placebo”) poiché queste azioni, grazie all’adrenalina che si crea naturalmente, stimolano la produzione di dopamina, ciò che non accade nella normale camminata, favorendo la crescita del patrimonio neuronale e che, rafforzando il sistema nervoso, gli consentono la conservazione delle attività motorie e, in alcuni casi come questo, il recupero di quelle momentaneamente perse… Ma il troppo stroppia e porta al risultato peggiore perché, visto che la malattia sussiste, se come quest’estate per arrivare in vetta a tutti i costi su un monolito che mi ha impegnato più di 4 ore per salirlo, superando il livello di guardia e di resistenza, mi faccio poi venire a recuperare dall’elisoccorso l’esperimento fallisce ed è stata la stessa cosa sugli sci, spinto da chi, in buona fede, vorrebbe vedermi fare piste che facevo quando stavo bene, credendo in una miracolosa guarigione, e mi convince a spingermi su piste non idonee all’esperimento in atto, perché anche in questo caso sono dovuto ricorrere ai soccorritori per fare ritorno a valle, con la conseguenza inequivocabile che tutto questo mi ha fatto ricadere nella più profonda depressione, che mi ha bloccato nelle funzioni “base” rischiando di finire a causa della depressione, causata da ciò, su una sedia a rotelle, perché non mi sentivo più neanche di presentare i miei libri per onestà dove decantavo i miracoli dell’arrampicata e dello sci.

Ma in mio soccorso fortunatamente è venuto un medico alpinista, che citerò come merita, per il progetto che ha in atto, in un articolo a lui dedicato, che facendomi arrampicare su una palestra di roccia artificiale mi ha dimostrato che è tutta verità quello che sostengono i medici, ma che da ora in poi mi prenderà sotto la sua ala protettiva per non farmi eccedere, preso dall’adrenalina in dismisura, su vie ferrate, falesie e piste di sci, troppo difficili e faticose, che devo dimenticare se desidero continuare a frequentare la montagna, mia ragione di vita. Avuto conferma che nulla è cambiato quando arrampico, ci prepariamo per l’esperimento sugli sci per esorcizzare anche qui la paura di non poter solo più sciare ma nemmeno camminare dopo essere ricorso al pronto soccorso sulle piste. Dovendo quindi organizzarmi per non fallire l’esperimento, non chiamo nessuno che mi spinga a forzarmi per capire se sono ancora in grado di sciare o no. La località scelta è San Sicario. E qui accade il miracolo in quanto la pista bassa l’ho trovata proprio come la volevo io per provare il mio progetto e cioè battuta dai “Gatti delle neve” con fresatura che toglie ogni ostacolo possa impedire a chi ha blocchi motori, di rischiare di cadere o forzare la curva.Felice come non mai di essere tornato quello che ero e che posso ancora sciare anche se questa stagione la chiudo in bellezza qui, tornato ad Avigliana vado ancora a fare il giro del parco Alveare (citato sopra) per terminare il riuscito esperimento, convincendomi così che la dopamina naturale che si forma in azione in montagna non ha esaurito l’effetto della compressa saltata appositamente per questo esperimento super riuscito che mi fa tornare la voglia di vivere e sperare.

Lodovico Marchisio

Foto di Federico Bambara e Roberta Maffiodo

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