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Lettere al direttore  

A chi andrà il Monastero della Visitazione?

A chi andrà il Monastero della Visitazione?

Noi Sorelle della comunità del Monastero della Visitazione di Pinerolo abbiamo molto apprezzato l’articolo che la signora Claudia Priolo ha pubblicato sul n. 16 di Vita diocesana pinerolese del 12 ottobre 2025 in merito alla nostra sofferta decisione di lasciare l’antico monastero di via Jacobino Longo per trasferirci in una sede più adatta alle esigenze attuali. L’Autrice ha saputo cogliere l’essenza della nostra vita, anche in quelle sfumature che non sono immediatamente percepibili da chiunque, e di questo le siamo sinceramente grate.

L’articolo, tuttavia, contiene delle imprecisioni – più che comprensibili in chi non è ben addentro alla complessa legislazione monastica! – che possono dare adito ad equivoci. Con queste righe desideriamo semplicemente fare chiarezza. Scriviamo qui per un dovere di trasparenza nei confronti di tutti, con un occhio di riguardo verso i pinerolesi che hanno voluto bene alla comunità e hanno contribuito concretamente alla sua vita e al suo sostentamento fin da quel lontano 1634 e che ancora oggi ci sono vicini.

Le imprecisioni riguardano il tema della destinazione del complesso monastico. Siccome si tratta di materia estremamente sensibile e delicata, riprendiamo l’articolo punto per punto (riportiamo il testo originale in grassetto), non per spirito di polemica – ribadiamo! – ma per necessità di chiarezza.

La signora Priolo, dopo aver manifestato tutta la sua stima per la vita monastica e per la nostra presenza nel tessuto ecclesiale e sociale di Pinerolo, si introduce nella seconda parte del suo scritto con queste parole: … si apre ora anche una riflessione sul futuro dell’edificio. E come si legge correttamente qualche riga più avanti: Il futuro di questo spazio dovrà essere oggetto di discernimento attento e condiviso.

Chi siano coloro che sono deputati a tale discernimento è stabilito chiaramente dalla legislazione della Chiesa, come definito dal Codice di Diritto Canonico e dal diritto proprio dell’Ordine della Visitazione nei rispettivi articoli a ciò dedicati. I passi necessari spettano alla Comunità dell’ente giuridico civilmente riconosciuto Monastero della Visitazione di Pinerolo, proprietario dell’immobile. Il trasferimento delle Sorelle non va ad inficiare tale titolo di proprietà.

In altre parole: è solo la comunità monastica che, nel rispetto dei dettami delle leggi canoniche e civili, può e deve operare il discernimento sugli immobili, i quali sono di sua esclusiva proprietà.

Di conseguenza, l’affermazione: La responsabilità di custodirne l’eredità passa ora alla Chiesa locale, alle istituzioni civili e alla cittadinanza tutta, risulta essere semplicemente errata, se riferita ai beni così come definiti dal diritto. L’eredità spirituale, invece, può essere custodita da chiunque l’abbia con noi condivisa lungo tutti questi anni.

Siamo noi le prime a sentirci responsabili affinché il complesso monastico non sia lasciato cadere nell’abbandono o, peggio ancora, trasformato in qualcosa che ne contraddica l’anima. Affinché ciò non avvenga vigileremo e opereremo per far sì che esso non finisca in mani sbagliate, che ne svuoterebbero il significato profondo.

E tutto questo perché ciò che è stato dono non vada perduto, ma continui a generare bellezza, silenzio, profondità. Con queste parole concludeva il suo articolo la signora Claudia Priolo.

Noi le condividiamo e desideriamo rimanere fedeli alla nostra vita monastica là dove la Provvidenza ci guida passo dopo passo. Ovunque siamo, tessendo le giornate di liturgia, di dialogo con Dio, di silenzio e di vita autenticamente fraterna, abbiamo la certezza che il dono ricevuto dal Signore non andrà perduto. Esso continuerà a tornare, come grazia, in primis alla “nostra” amata Chiesa di Pinerolo per poi espandersi fino alle estreme periferie del mondo e negli abissi dei cuori, nei modi, tempi e luoghi che lo Spirito vorrà.

Foto Lorenzo Mottura

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  • Maria Carla says:

    Grazie delle vostre delucidazioni, di esistere, di amare Dio, di pregare per le varie comunità e il mondo intero.
    Vi auguro ogni bene e che lo Spirito Santo dimori in tutti noi e i popoli della terra.

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