Caro direttore Patrizio,
voglio raccontarti che cosa mi è successo.
La mia situazione economica non è delle migliori e non lavoro. A quarant’anni è dura…
Il 18 Luglio ho scritto una mail alla Lego per chiedere se sapevano come farmi avere un Set che interessa a mio figlio Manuel, magari scontato non per qualcosa o pretesa ma per il periodo che sto vivendo…
In più ho detto semplicemente che sto cercando lavoro; la verità in pratica.
Io ho sempre lavorato e giocato con i famosi mattoncini della nota fabbrica danese.
Dopo una quindicina di giorni mi ha risposto un certo Leonard della Lego e mi ha detto che avrebbero mandato un piccolo pensiero per mio figlio.
Per ringraziarli pubblico un piccolo estratto della loro inaspettata risposta sul mio profilo Facebook.
Amici e conoscenti esprimono il loro apprezzamenti, anche persone nell’ambito giornalistico e teatrale.
Vengo contattato privatamente da una gentile giornalista de la Repubblica che mi chiede se volevo essere intervistato.
Accetto non  per voglia di fama e gloria ma perché volevo ringraziare ancora la Lego e perché come ha detto giustamente la giornalista magari può saltare fuori qualcosa dal punto di vista lavorativo.
Fermo restando che il lavoro io lo cerco e non esigo che caschi dal cielo, ma un aiuto non si riufiuta mai.
Qualche giorni fa esce l’articolo. Persone gentili mi han scritto che a settembre vogliono fare una raccolta fondi per regalare il gioco che vorrebbe Manuel, 13.300 mettono mi piace al articolo altri 1500 condividono il pezzo…
Tutto questo è molto bello,ma la cosa che mi ha lasciato molto colpito è la ferocia di alcuni commenti.
Io sono abituato ad incassare i colpi dei leoni da tastiera o i così detti haters….
Si può capire l’altro lato della medaglia e che tutti non la possano pensare allo stesso modo, ma da qui a dire che la Lego ha voluto farsi pubblicità e io mi sono fatto usare c’è ne va.
Io ho pubblicato la mail per gratitudine perché penso che nulla deve essere dovuto anzi…
Mio figlio non ha ricevuto la Iss da loro, ma è il gesto e l’azione che han fatto verso me e lui è importante…
Alcuni hanno detto che daró mangiare i Mattoncini a mio figlio, altri che ci proveranno anche loro fingendosi poveri…
Forse sarebbe il momento di capire che il rispetto degli altri si vede anche nelle piccole cose e non basta nascondersi dietro ad uno schermo per sentirsi forti o attaccare persone che neanche si conoscono; queste azioni non sono da fighi ma da vigliacchi!
Io non avevo scritto per gloria o fama ma per chiedere aiuto.
Che sia verso me o altri, bisogna pensare prima di scrivere. Quelle parole non mi hanno ferito ma ci sono persone che magari son più fragili e ci stanno male.
Il cyberbullismo è anche questo.
Internet è davvero una rete, un oceano di utenti che rappresentano davvero il mondo.
Fermiamoci prima che sia troppo tardi.
Ho letto tante cattiverie gratuite da persone che non conoscendo la mia situazione economica, familiare e lavorativa han detto che ora daró da mangiare i cubetti a mio figlio.
Io ribadisco: non ho chiesto nulla di che né tanto meno la Iss per mio figlio.
Ho spiegato che cosa stavo vivendo e la mia realtà.
Internet sta diventando più che una piazza dove tutti possano dire la propri, una vera Arena dove tutti si sentono giudici.
Mi han dato del morto di fame persone che conosco, con cui ho diviso parte della mia vita o c’ho mangiato insieme fino a poco tempo fa….
Ma io non mi pento di quello che ho fatto perché l’ho fatto con educazione, gratitudine e rispetto.
Purtroppo non è per tutti così .
Il lavoro non cade dal cielo, sono sicuro che le intenzioni della giornalista erano più che buone.
Sono stato educatore, promoter, commesso, addetto vendita… qualsiasi cosa mi va bene!
Sono pronto ad imparare e mettermi in gioco.
Prima di insultare e calunniare le persone, dovremmo fermarci.
Il Sole sorge per tutti!
Il passo per rovinare le persone è breve.
Io so che ho fatto tutto per mio figlio e sempre lo farò; a giorni farà gli anni. Farò ogni cosa per lui e lui è l’unico che mi può giudicare. Non certo un branco di leoni da tastiera che più che leoni sembrano ovini…
Flavio Fagiano