Gentile direttore,

mi permetto di inviarle la presente lettera perché l’articolo di Daniele Barale  mi ha spinto a diverse riflessioni, che spero possano essere accolte nel sito del giornale che dirige e offrire ulteriori spunti interessanti.

È vero, la vita di ogni uomo trova il suo sostegno e il suo senso, spiritualmente, in Cristo, vivo e in mezzo a noi, presente nel Santissimo Sacramento e al centro della Messa, nonché, nella pratica quotidiana, nella famiglia (cellula della società e, se la cellula è sana, anche la società lo è, ma se la cellula è malata, la società non può essere sana). Nel cuore di ogni uomo c’è una scintilla divina ed è scolpito il desiderio di Dio. La nostra missione sta proprio lì, nel mantenere vivo in noi questo desiderio di Dio, nel guardare a Lui, nel nutrirsi della sua Parola, del Corpo di Cristo nell’Eucaristia, nell’interiorizzare l’insegnamento che Cristo ci ha trasmesso e che la Santa Chiesa ci consegna, di generazione in generazione, nel sapere essere sinceri testimoni di Gesù, con la parola e, soprattutto, coi fatti.

È significativo che il virus ci abbia colpiti durante tutta la Quaresima, la Settimana Santa e stia continuando ad agire nel Tempo di Pasqua. Nel periodo centrale dell’anno liturgico, in pratica. Può essere un segno, un forte richiamo alla riflessione, alla meditazione, alla preghiera, a cercare il senso della nostra vita, a scoprire che, come insegna Sant’Agostino, il nostro cuore è inquieto fin che non riposa in Dio: non avremo mai pace fin quando non ci abbandoneremo all’Amore di Dio e questo sarà possibile solo se cammineremo alla sequela di Cristo unica Via sicura che, nella Verità, ci condurrà alla salvezza.

Il virus ci insegna che l’uomo, nella tentazione di sentirsi come Dio, al punto di pretendere di poterne fare a meno, continua a cadere nei tranelli del diavolo, come in Eden (e sappiamo com’è andata a finire), come per quella Torre di Babele, che si ostina a volere costruire ancora oggi, in un delirio di onnipotenza, che lo acceca e lo porta a dimenticare di essere creatura e, come tale, fragile e bisognoso dell’amore e della guida del Creatore. Così, come a Babele, basta un virus, microscopico, per metterlo in crisi. Questa entità così piccola, che manco si vede a occhio nudo, sta umiliando la superbia dell’uomo, teso alla conquista degli idoli dell’immanenza, che gli propone il principe di questo mondo, mettendo in crisi tutti i popoli della Terra.

Il virus ci insegna tutte queste cose e, forse, nella prova, qualche riflessione in merito la facciamo, ma non credo che impareremo la lezione. L’uomo è fatto di luci e di ombre e l’ombra, quando camminiamo con fatica al sole, è sempre allettante. Siamo come il Popolo Eletto: faceva i comodi suoi e, quando arrivava il momento della prova, si ravvedeva a pregava Dio, tramite i Profeti, perché lo liberasse dalla sofferenza che l’aveva colpito. Dio ascoltava la preghiera dei Profeti e, mosso a compassione per il popolo in affanno, lo liberava dal flagello. Dopo un po’, passata la buriana, tornava però a peccare come prima. Anche noi siamo un po’ così. In Val Pellice, tra i “Barbet”, c’è un proverbio che ce lo spiega bene e dice: “Quand ‘l daré a diventa frust, anche ‘l Pater a diventa giust”. Certi argomenti, che si sono affermati a partire dagli anni Sessanta del secolo scorso, torneranno in auge. Non facciamoci illusioni.

Infine, questa pandemia, che non conosce confini, ci insegna anche che gli sforzi degli stati moderni, a partire da Giuseppe II d’Asburgo, tesi a sottomettere la Chiesa alle loro regole, sono del tutto vani, privi di senso. Semmai dovrebbe essere il contrario, pur attraverso un dialogo fondato sul reciproco rispetto. La Chiesa, in quanto Corpo Mistico di Cristo, non ha confini: Cristo è per tutti, è morto per la salvezza di tutti, ovunque si trovino e la Chiesa è, per definizione, Cattolica-Universale e Apostolica-Missionaria. Lo ha detto Gesù stesso: Come il Padre ha mandato me, ora io mando voi. Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo a tutte le creature. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo… (Mc. 16, 15-16). La Chiesa, Corpo Mistico di Cristo è Una! Non può essere frammentata ed esiste, nella sua unità, ovunque c’è un Cristiano, al di sopra di tutti i confini che si sono dati gli Stati e che, in quanto tali, dividono, mentre la Chiesa unisce, col suo abbraccio, immagine dell’Amore di Dio per tutto il creato e le Sue creature.

Pierpaolo Garlando