Umberto Ottone del Sindacato Alp/Cub spiega le ragioni per cui la sua sigla sindacale ha iniziato a manifestare contro l’obbligo di certificazione vaccinale (green pass), specialmente sui luoghi di lavoro.

Gent.mo Direttore,

noi dell’Associazione Lavoratori Pinerolesi, aderente alla Confederazione Unitaria di Base, siamo a fianco dei lavoratori che si oppongono agli obblighi vaccinali (il personale sanitario e quello esercente le professioni di interesse sanitario) e della certificazione verde non perché siamo contrari alla vaccinazione (sosteniamo infatti la campagna per la sospensione dei brevetti e per dare a tutta la
popolazione mondiale, anche a quella dei paesi poveri, la possibilità di vaccinarsi), ma perché troviamo indegno il ricatto che costringe i lavoratori a vaccinarsi, pena la perdita del lavoro e del reddito. Il
green pass è uno strumento inutile a contenere la diffusione del virus, anzi, è addirittura pericoloso, perché dà a chi lo possiede un senso di falsa sicurezza, quando sappiamo benissimo che il virus circola anche tra i vaccinati. Se poi davvero si volesse combattere il virus, trattandosi di una pandemia, quindi di un’epidemia che ha una diffusione planetaria, a cosa serve vaccinare in un solo paese o area geografica?

Contraddizioni della misura

Il green pass non è credibile come misura di profilassi sanitaria. Infatti, perché è richiesto per salire sui treni a lunga percorrenza e non su quelli dei pendolari ben più frequentati? Perché per andare a
lavorare, ad un museo, al cinema o a teatro e non in luoghi ben più affollati come le chiese alla domenica o i supermercati? Il green pass, alla fine, risulta essere uno strumento che serve a distogliere
l’attenzione della gente dai veri responsabili del malessere sociale additando come nemici da combattere chi non vuole o non può vaccinarsi.

Le ragioni di chi rifiuta il vaccino

In questo modo, si “rompe” anche un possibile fronte di lotta tra capitale e lavoro, perché sono gli stessi lavoratori a scontrarsi tra vaccinati e non vaccinati invece di unirsi contro chi da anni sta riducendo loro reddito e diritti. In quale altro modo spiegare un simile accanimento contro quella che ormai è una esigua minoranza di non vaccinati? Una quota di persone non vaccinate è fisiologica:
  • c’è chi non può fare il vaccino;
  • chi è dubbioso dopo una campagna vaccinale contradditoria;
  • chi non intende sottoporsi alla sperimentazione di un farmaco;
  • chi è scettico sull’efficacia dei vaccini (siamo arrivati già alla terza dose, non prevista, e potremmo facilmente scivolare verso la quarta o la quinta);
  • chi guarda con sospetto il potere dei grandi gruppi finanziari e dei Big Pharma;
  • chi patisce forme di imposizione sempre più pervasive, ora anche in capo ai datori di lavoro;
  • chi perseguendo uno stile di vita più sano e vicino alla Natura ricorre a pratiche mediche “alternative”.

Ci sarà anche qualcuno con idee un po’ strane, ma la maggioranza di chi si oppone al green pass ha delle buone ragioni. E noi, come sindacato, cerchiamo di collegare la lotta contro il green pass alle altre lotte che da sempre combattiamo:

  • contro i licenziamenti,

  • contro la disoccupazione,

  • contro il lavoro precario,

  • contro la povertà salariale,

  • contro le privatizzazioni,

  • contro le discriminazioni di ogni tipo,

  • a favore di investimenti nella scuola, nella sanità e nei trasporti pubblici,

  • per la tutela della salute e dell’ambiente,

  • per una vera democrazia sindacale nei luoghi di lavoro