Gent.mo direttore,

qualcuno dei governanti si è domandato quanto possa essere pericoloso un lungo isolamento forzato, per alcune persone in condizioni di fragilità?
Per una volta non si parla di anziani o bambini, ma di una parte di persone di età media, che trovandosi già in condizioni difficili, potranno vedere aggravarsi la propria situazione proprio a causa della reclusione.
Se per esempio hai poco più di quarant’anni, vivi solo, in una casa piccola, hai avuto un guaio di salute dal quale stai uscendo con tutte le tue forze, e parte di quella guarigione passa anche dal fare due passi all’aria aperta, e ti vedi obbligato alla clausura per diverse settimane, senza poter incontrare nessuno, senza poter camminare all’aperto, questa “regola dei duecento metri” non ti sarà d’aiuto.
Eppure hai buonsenso, quando fai la spesa velocemente usi le protezioni e tutte le precauzioni indicate dagli esperti, ma non basta. Dovrai superare anche quel senso di aggressione alla libertà, ingiustificato ed ingiustificabile, che ti obbliga a vivere da recluso.
Così aumenterà l’insonnia, quel poco sonno che arriverà per sfinimento sarà visitato da incubi, avrai bisogno di piangere, ti vedrai allo specchio e vedrai un volto sempre più stanco.
Eppure sai che, per stare meglio in questo periodo così straniante, basterebbe proprio quell’ora di cammino all’aperto, senza costrizioni assurde, senza sentirsi braccato dall’eventuale controllo dei gendarmi che non troverebbero motivazioni per la tua uscita. Eppure sei da solo, con la tua cara mascherina, hai solo necessità di respirare. Dovrebbe essere un’esigenza facile da capire.
Le regole vanno rispettate, certo. Ma devono avere senso.
Alcune costrizioni vigenti in questi giorni sono esagerazioni, e per qualcuno, vere limitazioni alla salute.
La salute mentale non è meno importante di quella del resto, per Vivere. Forse qualcuno lo sta dimenticando, o deliberatamente ignorando.

 

Lettera Firmata