Abbiamo attraversato due anni di pandemia e ora i nostri occhi hanno nuovamente incrociato la guerra. Non solo l’abbiamo vista in televisione o sui giornali. La stiamo incontrando sul volto dei profughi che arrivano nel nostro territorio. Volti di persone sradicate dal loro paese, spesso in ansia per mariti e papà in battaglia o per nonni e genitori anziani. Stiamo rischiando tutti di perdere la speranza. Ci cadono le braccia. Anni e anni di parole, di riflessioni sulla pace, di sogni… e ancora ritorna la guerra. Generazioni che hanno sentito il peso assurdo della guerra e hanno gridato la voglia di pace! E la storia si ripete, insensibile e sorda. Non abbiamo imparato nulla, continuiamo a non imparare nulla. Per giorni abbiamo guardato le immagini di guerra attoniti, senza parole. Poi ha iniziato a sorgere in noi un grande senso di impotenza e di frustrazione. E di rabbia. In questo tempo mi accompagna uno splendido passo del Vangelo che dice: «Gesù percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni malattia e ogni infermità. Vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: “La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!” (Mt 9, 35-38)». Ecco la certezza che ci dona forza: il Risorto vede che siamo stanchi e sfiniti, vede che siamo spersi e confusi, come pecore senza pastore. E sente compassione per noi, si gioca la vita con dedizione ed entusiasmo per noi, si “spacca la schiena” per noi. Perché Lui al Paradiso ci crede ancora, anche quando facciamo di tutto per generare un inferno. Il suo sogno continua ad essere il Paradiso, il Regno, un mondo nuovo e compiuto. E non si ferma. Neppure di fronte alla violenza ingiusta. Proprio come ha fatto di fronte alla violenza usata con lui sulla croce. Non si ferma e non scappa. Combatte e va oltre. Senza violenza, ma con incredibile forza. La forza invincibile e dolce dello Spirito. Con questa certezza possiamo guardare la realtà come il contadino guarda la messe. Come guarda la messe il contadino? Forse con la paura del lavoro che lo attende per la mietitura? No! Il contadino guarda la messe che biondeggia come un’incredibile opportunità di vita. Quel grano promette vita, è una possibilità per vivere. Poi occorrerà sudare per il raccolto, ma in primo luogo quella messe è opportunità di vita. Ecco cosa ci suggerisce Gesù: «Guarda la vita come il contadino guarda il grano!» Scoprirai che “spendersi è raccogliere”. Spendersi è già in se stesso un raccogliere. Non sono garantiti i risultati, ma è garantito il fatto che spendersi genera vita. Ecco il messaggio bello della Pasqua: il Risorto ha vinto la violenza e la morte. Ora cammina davanti a te e ti invita a vederlo al lavoro per aprirti la strada. Ecco il mio augurio per la Pasqua di quest’anno: non farti cadere le braccia; il Signore in mezzo a te è un Salvatore potente. Con Lui puoi continuare a vedere la vita come una bella opportunità. Buona Pasqua.

+ Derio

Un ramo di ulivo nelle mani di Zaca (2 anni) e Anna (10 anni) diventa un augurio di pace per tutti. I due bambini ucraini sono stati accolti, con la mamma e la zia, dal CAV di Pinerolo che ha messo a loro disposizione un appartamento