12 maggio 2015

 

Il 14 maggio nel Teatro Sociale di Pinerolo sarà eseguito il Requiem di W. A. Mozart.

Abbiamo incontrato Mario R. Cappellin per conoscere meglio questa opera dal potente impatto musicale e spirituale.

 

In quali circostanze nacque il Requiem di Mozart?

Questa composizione gode di grande fama anche presso il pubblico che non frequenta assiduamente le sale da concerto; sicuramente ciò è dovuto alla bellezza e alla facilità di ascolto dell’opera, ma anche alle leggende nate intorno alla sua genesi: ci sono infatti elementi di mistero, ora in parte svelati, ma che hanno contribuito alla diffusione di questa musica. In particolare il misterioso committente, in cui si dice Mozart scorgesse un funesto presagio, quasi presentendo la propria morte: in realtà si trattava dell’emissario di un conte, che voleva far passare per sua la composizione e per questo si nascondeva dietro l’anonimato. Tuttavia, non si può negare che Mozart abbia riversato un impegno particolare in quest’opera, cosa che traspare dalla grande emotività che la musica trasmette.

Non fu tutta opera sua… Quali sono le differenze musicali tra la parte autentica e quella “apocrifa”?

Anche in questo caso ai dati storici si sono sommati alcuni pregiudizi: da un lato è chiaro che le parti completate da Sussmayr (allievo di Mozart) siano meno geniali di quelle composte dal grande maestro; in realtà, studiando l’opera e soprattutto eseguendola, ci si rende conto che l’allievo è stato molto fedele nel raccogliere le indicazioni che Mozart gli aveva consegnato negli ultimi giorni di vita. In particolare, anche nelle parti che ha dovuto ricostruire quasi da zero, egli dimostra di avere comunque ricevuto e trasmesso lo “spirito” del maestro.

Infine pur non essendo particolarmente originale, la decisione di concludere l’opera recuperando il materiale tematico usato da Mozart per l’inizio della composizione offre uno spunto di riflessione, quasi che le domande che l’uomo si pone di fronte alla morte non possano ottenere una risposta definitiva, cosicché il percorso fatto durante tutto l’ascolto approda comunque al punto di partenza, ma con una consapevolezza diversa, perché la musica ci ha condotti in territori che la ragione da sola non riesce a esplorare.

Quale è la “portata” religiosa e spirituale di questo Requiem? 

L’opera è un vero capolavoro, indiscusso non solo dal punto di vista musicale, ma anche e soprattutto a livello spirituale: l’esperienza umana è tale che ognuno deve confrontarsi con la morte, momento culminante dell’esistenza, nel quale l’uomo peccatore si trova inerme e sgomento di fronte alla figura troneggiante di un Dio giudice, ma allo stesso tempo anche Padre misericordioso che offre la speranza di una luminosa pace eterna, al riparo dalla sofferenza e da ogni male.

Nel Requiem, Mozart riesce a trascrivere in musica tutte queste figure e i relativi stati d’animo: nella successione dei singoli brani l’ascoltatore affronta un cammino che, come abbiamo detto prima, si concluderà con un ritorno alle origini della domanda sulla vita e sulla morte, ma con un nuovo e illuminante bagaglio d’esperienza; in questo senso possiamo dire che l’ascolto di questa musica è davvero catartico.

Quali le caratteristiche dell’esecuzione che proponi?  

Il progetto è stato fin da subito quello di affidare l’esecuzione a complessi giovani, quali l’Orchestra Sinfonica Giovanile del Piemonte, il Coro G e il Coro Femminile Ensemble Vocale Arcadia, oltre a quattro giovani valenti solisti selezionati attraverso un concorso internazionale. Questa idea è nata dal ricordo di avere diretto il mio primo Requiem nel 1993, quando avevo da poco compiuto 18 anni; ricordo infatti l’intensa emozione di affrontare un tale capolavoro e ho voluto offrire a questi giovani la stessa possibilità, mettendo a loro disposizione la mia esperienza nell’avere letto e riletto quest’opera in molteplici edizioni, nel 1995, nel 2002, nel 2004 e nel 2006 proprio nel Duomo di Pinerolo in occasioni delle Olimpiadi invernali.

Provando con loro sono tornato indietro nel tempo e dopo tanti anni ho compreso quanto ci sia ancora da scoprire ogni volta che si esegue una partitura così ricca e profonda.

Musica classica e musica liturgica: i due generi oggi hanno preso strade definitivamente diverse? 

Rispondendo come musicista impegnato in entrambi i settori, credo che il problema sia molto più grave: per rimanere in tema, il Requiem di Mozart è un esempio eccelso di musica classica, ma soprattutto di musica sacra, mentre la musica liturgica che spesso sento eseguire nelle nostre Chiese — e che talvolta purtroppo devo accompagnare come organista — è tutto fuorché sacra.

Purtroppo spesso si cade nell’errore di presumere che un testo “religioso” renda sacra la musica che è composta su di esso: il Requiem di Mozart, fosse anche cantato solo con vocalizzi, esprimerebbe quel senso di sacralità di cui la sua musica è intrisa, ma si può dire lo stesso dei canti che si sentono nelle nostre Chiese? Prima ancora di discutere se la musica liturgica odierna sia più o meno “classica”, occorrerebbe riconoscere che purtroppo è molto raro sentir eseguire musica sacra fuori dalle sale da concerto.

Quali sono, a tuo avviso, le ragioni di questo smarrimento della musica sacra?

La causa è da ricercarsi anche in un grave malinteso alla base della moderna musica liturgica, ovvero la falsa convinzione che per “partecipare” occorre che tutti cantino o suonino o comunque “facciano qualcosa”; in realtà, questo per la musica è impossibile, in quanto occorre una competenza tecnica che solo anni di studio e di impegno possono garantire, indipendentemente dal genere di musica: un conto è che l’assemblea partecipi al canto, sostenuta all’organo da un professionista e magari da un coro di persone, che pur essendo dilettanti, siano preparate da un vero maestro del coro, un altro conto è che tutti si “improvvisino” in ruoli per i quali non hanno la necessaria competenza, armati solo di buona volontà, ma privi di una preparazione tecnica anche solo elementare. A onor del vero, questo è un problema italiano, che affonda le sue radici in una mancanza di cultura musicale in genere, di cui la musica liturgica non è che una delle espressioni.

La speranza è che l’esecuzione di questo capolavoro possa far “gustare” la bellezza della musica sacra e riscoprire il patrimonio prezioso che abbiamo ricevuto in eredità dal passato, ma che continua a rimanere attualissimo nella capacità di farci emozionare ed avvicinare a Dio.

160x240mm_300dpi_CMYK_requiem - Copia