Monsignor Pier Giorgio Debernardi racconta il colpo di stato in Burkina Faso, annunciato dal coprifuoco e dalle cannonate nella notte tra il 23 e il 24 gennaio.

Paul-Henry Sandaogo Damiba sulla prima pagina di un quotidiano burkinabé

 

Cannonate nella notte

Racconta il vescovo emerito di Pinerolo, Pier Giorgio Debernardi, ora missionario in Burkina Faso: «Domenica sera attraverso i media è comparso l’ordine del coprifuoco dalle ore 20 sino al mattino di lunedì alle ore 5:30. Era un primo segnale che qualcosa stava succedendo. Nella notte si sono sentiti spari di cannone. Questi spari si sono verificati in concomitanza anche in altre caserme in altre città del Burkina».

 

L’annuncio del Golpe

«La giornata di lunedì è passata tranquilla – prosegue Debernardi -. Ma ci si domandava il perché del coprifuoco e degli spari nella notte. Poi alle 17:30 il comunicato del “Mouvement patriotique pour la sauvegarde et la restauration”  non lasciava dubbi: un colpo di Stato».

 

Le conseguenze

«Il golpe comporta:

  • la sospensione della Costituzione;
  • lo scioglimento del governo;
  • lo scioglimento dell’Assemblea Nazionale;
  • la chiusura delle frontiere terrestri e aeree;
  • un coprifuoco permanente su tutto il territorio nazionale dalle ore 21 alle 5 del mattino».

 

Un militare al comando

Alla testa di questo colpo di Stato, l’uomo forte si chiama Paul – Henri Sandaogo Damiba; «ha 41 anni – racconta mons. Debernardi, citando i giornali – è un ufficiale dell’esercito. Come militare ha lavorato molto nel nord del paese perciò conosce bene le strategie dei terroristi».

 

La condanna internazionale

La Comunità economica degli Stati dell’Africa Occidentale (CEDEAO) e l’Unione Africana (UA) hanno condannato il colpo di Stato.