«La certificazione verde non è richiesta per partecipare alle celebrazioni. Si continua a osservare quanto previsto dal Protocollo Cei-Governo del 7 maggio 2020, integrato con le successive indicazioni del Comitato tecnico-scientifico: mascherine, distanziamento tra i banchi, comunione solo nella mano, niente scambio della pace con la stretta di mano, acquasantiere vuote». Lo ha precisato il cardinal Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Conferenza Episcopale Italiana a margine dell’Assemblea plenaria del Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa riunito a Roma.

Il green pass è richiesto, però, a chi svolge un compito pastorale. Lo ha chiarito il vescovo Derio Olivero in un decreto emanato il 23 settembre.

Sacerdoti, diaconi, catechisti, animatori, volontari della carità potranno svolgere le loro attività in presenza «solo se sono in possesso del certificato verde (Green Pass)», oppure di un tampone negativo secondo le norme stabilite, autocertificando il tutto.

Stesso discorso per chi porta l’Eucarestia agli infermi o è impegnato nel servizio della liturgia (come i coristi o i cantori) o «per gli operatori maggiorenni di attività educative, sportive e didattiche gestite dalle Parrocchie».

Si tratta di «un atto di carità verso le persone che sono fragili e un aiuto a riprendere con slancio l’anno pastorale perché sia fecondo e sereno», sottolinea il vescovo, rinnovando l’invito «a stare vicini alle persone sofferenti, a chi ha perso un congiunto durante la pandemia, a incoraggiare e rasserenare, a dare fiducia, per offrire di nuovo i doni più preziosi che il Signore ci ha lasciato per la vita delle comunità e il cuore delle persone: la Parola, i Sacramenti e la carità».