8 ottobre 2015

Sabato 3 e domenica 4 ottobre  a Marina di Massa ospiti della Torre Marina, si è svolto il Convegno/Corso Nazionale organizzato dal Club Alpino Italiano, Commissione Centrale Tutela Ambiente Montano (CCTAM) e Comitato Scientifico Centrale (CSC) rivolto ai componenti delle Commissioni regionali TAM e CS, agli operatori Tutela Ambiente Montano e a quelli naturalistici e Culturali. La partecipazione è stata aperta a tutti i dirigenti e soci CAI e l’affluenza registrata è stata di ben oltre le 160 persone.

In questa occasione, si sono affrontati due temi relativi all’intervento dell’uomo in ambiente e cioè il paesaggio terrazzato e le cave. Questo binomio ha avuto effetti sull’ambiente talora fortemente divergenti, come nel caso delle Alpi Apuane. Il programma della giornata di sabato ha messo in relazione la storia delle coltivazioni lapidee e in particolare del marmo apuano con gli effetti dell’impatto sempre più insostenibile dell’attuale attività estrattiva e il valore attuale e futuro del paesaggio terrazzato come sistema polifunzionale, ai fini agro-forestale, ecologico e storico-culturale.

Sabato 3 ottobre nel salone delle riunioni di Torre Marina il vicepresidente nazionale del CAI Erminio Quartiani ha spiegato il valore e il ruolo che hanno le “Terre Alte” nel CAI valutando i tre ruoli fondamentali che il nostro sodalizio deve avere nei confronti di esse. Il primo impegno è quello di dare una giusta collocazione al territorio in esame, perché sinora non si è mai stabilito ove incomincino e finiscano di fatto le cosiddette “Terre Alte”, facendo un esempio che su cento comuni presi in esame il 51% di essi fanno parte di fatto al territorio alpino, quindi da questo derivano gli altri due importanti fattori che vanno presi in esame: “la loro sostenibilità e il loro futuro”.

Riccarda Bezzi, referente per l’ambiente del Gruppo Regionale CAI Toscana ha parlato con dati alla mano del “Piano paesaggistico” spiegando senza mezzi termini come l’attività in atto sulle cave e miniere sia un’attività altamente impattante e di sfregio al territorio. Sarebbe quindi fondamentale riqualificare le unità estrattive con un recupero (per quanto possibile) del paesaggio ambientale, non consentendo l’apertura di nuove cave con un piano regolatore che vieti tassativamente lo sbocco sin dall’inizio sulla richiesta di fruizione di un nuovo territorio di estrazione.

Massimo Coli dell’università di Firenze, consulente delle cave ASL toscane per la coltivazione del marmo ieri, oggi e domani, con delle slide ha cercato di motivare l’esigua estrazione che si è perpetuata in passato per dar vita con i marmi di Carrara ad opere significative ed immortali, facendo altresì notare che una frazione del marmo estratto dalle cave viene tuttora lavorata nei laboratori di scultura di Carrara, Massa, Pietrasanta e zone limitrofe. Gli addetti a tale lavoro si dividono tra scalpellini, modellatori, scultori e ornatisti. A Carrara ha sede anche un “Istituto Professionale di Stato per l’Industria e l’Artigianato del Marmo”, che è in grado di conferire una qualificazione specifica ai lavoratori di questo settore.

Alberto Putamorsi, presidente del Parco delle Alpi Apuane, si è detto in disaccordo con i dati forniti da Riccarda Bezzi, referente per l’ambiente, e ha cercato di spiegare secondo il suo concetto, come la protezione di un parco di difficile equilibrio tra attività estrattive ed ambiente, non sia facile. In alternativa ha spiegato come la convivenza sia possibile grazie alle iniziative di recupero del territorio. A tale proposito ha elencato alcuni sentieri ed opere di rivalutazioni ambientali in atto.

Donatella Murtas, facente parte dell’alleanza italiana per i paesaggi terrazzati e muri a secco, ha voltato pagina facendoci ammirare con tecniche costruttive, verificate di persona, alcuni ricuperi ambientali notevoli e tutto un “vissuto” che hanno avuto i muri a secco nello sviluppo della montagna. Ha elencato alcuni importanti convegni sul tema a cui ha preso parte in Cina e più vicino noi in Veneto (corridoi di biodiversità) facendoci notare che il prossimo convegno mondiale si effettuerà qui da noi in Italia.

Altri interessanti interventi in merito sono stati quelli di Antonio Sarzo, docente di geografia e collaboratore al museo civico di Rovereto; Mauro Varotto dell’università di Padova, responsabile del gruppo di lavoro “Terre Alte” del CAI; Carlo Alberto Garzonio, dell’università di Firenze, presidente del comitato scientifico del CAI, che ha fatto al mattino anche da moderatore dei vari incontri; Paolo Pigliacelli della “Federparchi”, responsabile del dipartimento progetti, paesaggi e turismo sostenibile; Giancarlo Nardi e Gabriella Ceccherelli, consiglieri centrali del CAI.

 

È seguita la presentazione della mostra “Le Apuane di ieri e del presente” a cura di Luciano Di Gino della sezione CAI di Lucca.

Si è quindi passati alla presentazione del documento che varie sezioni CAI per la tutela ambientale delle Alpi Apuane hanno presentato. Tra esse: Abruzzo, Liberati, Marcia della costruzione (Parco Maiella), Umbria, Maffeis, una pietra ne copre due, Parco nazionale foreste Crescentinesi, muri a secco, TAM Sardegna, CAI sezione di Cagliari, cave e terrazzamenti (muri a secco, cave storiche, cave in chiusura, cave in attività), Sicignano degli Alburni (Cilento), GR CAI Toscana (Cotico erboso che sostituisse il muro a secco), CAI Chiavari (Le cave in Emilia Romagna), CAI Regione Campania (Cave e Monti Tifatini), Marche (Acquasanta Terme).

A conclusione di questi vari interventi il presidente della CCTAM Filippo Di Donato ha tratto le conclusioni: questo convegno non è che l’inizio di una presa di posizione e consapevolezza sull’enorme problema che investe le Alpi Apuane. A tale proposito oltre a raccogliere tutto il contenuto del convegno, grazie al costante impegno di Valeria Ferioli che sarà confrontabile sul sito della CCTAM, invita anche le sezioni a organizzare uscite escursionistiche nelle Apuane per rendere i soci edotti del problema e farli toccare con mano.

Gran finale con “Musica sulle Apuane: racconti dai concerti in quota, le prime tre stagioni di concerti” con stupenda esibizione di più brani da parte di Pier Paolo Riccomini, violino e Chandra Ughi, violoncello. Cena con ricco menù di pesce e valide alternative per i vegetariani.

Domenica 4 ottobre si sono visitate due cave nei dintorni. Ha concluso la mattinata di domenica Alberto Grossi che ha proiettato il suo filmato “Cosa c’è sotto le nuvole”, vincitore nel 2004 al Festival di Trento del “Premio Città di Imola”. Miranda Bacchiani, past-president della CCTAM, ha seguito le intere due giornate.

 

Lodovico Marchisio 
pres. CITAM/PV
Lo scempio ancora in atto

Gli effetti devastanti dell’attività estrattiva nelle Alpi Apuane