6 luglio 2014

Slow food ha dato il via alla moda “slow” (lenta) in antitesi a quella “fast” (veloce), che sembra essere il mantra della vita odierna: sempre di corsa, spostandoci freneticamente da un luogo all’altro; in auto in città anche per brevi tragitti, oppure in aereo per annullare grandi distanze in poche ore.
«Il mondo è un libro e quelli che non viaggiano ne leggono solo una pagina», diceva Sant’Agostino. Il viaggio come la lettura, con la necessità di soffermarsi sui concetti, rileggerli, meditarli: allora cosa c’è di meglio che partire in camper, raggiungere la Turchia attraverso diversi stati europei, attraversarla da Istanbul al monte Ararat coperto di neve e fare un periplo dell’Iran, da nord a sud, da ovest ad est e poi di nuovo a nord, percorrendo oltre 14.000 chilometri in 45 giorni?
Già avvezzi a questo tipo di viaggi, ne abbiamo iniziato la preparazione molti mesi prima della partenza, documentandoci e provvedendo a tutte le incombenze di carattere burocratico, ad iniziare dal visto fino ai complessi documenti per il camper. E con particolare attenzione all’abbigliamento, poiché anche per le donne straniere vige la regola di essere sempre coperte con maniche lunghe, pantaloni o gonne lunghe, camice al ginocchio e velo in testa.
Il lungo percorso ha attraversato paesaggi grandiosi, quasi sempre ad un’altezza tra 1200 e 1700 metri, con escursioni termiche notevoli: mattino e sera freschissimi e punte di oltre 30 gradi nelle ore centrali della giornata. Spettacolari deserti al confine con il Pakistan e l’Afganistan ove la temperatura ha raggiunto i 48 gradi.
Le città di Tabriz con i suoi famosi tappeti ed il bazar patrimonio dell’umanità, Shiraz con i suoi meravigliosi giardini, Yazd con le torri del vento che risalgono all’epoca di Zaratustra, la città santa di Mashad meta di innumerevoli pellegrinaggi alla tomba del quinto Iman, Theran con i suoi 11 milioni di abitanti sempre in movimento e la meraviglia delle meraviglie, la città di Isfahan, definita la “metà del mondo” da un poeta persiano del XIX secolo, ove l’architettura islamica tocca il suo apice.
I siti archeologici, Persepoli in particolare e la tomba di Ciro, sono stati una scoperta stupenda: le immagini che avevamo visto sui libri o sul web non danno la stessa emozione della realtà.
Ma l’emozione più grande – e che non ci aspettavamo – è stata l’incontro con il popolo iraniano: gentile, simpatico, sorridente che ci ha accolti con un’ospitalità difficile da descrivere, se non accennando brevemente ad alcuni eventi accaduti.
Fermi per una sosta, durante una tappa di trasferimento, veniamo avvicinati da due ragazzini; ci chiedono, come tutti, da dove veniamo, perché siamo qui; avviamo una conversazione improbabile, si sforzano di comprenderci, hanno studiato un po’ d’inglese, sono curiosi di conoscere gli stranieri. L’incontro non dura molto, offriamo loro una bibita fresca e ci apprestiamo a partire. Ma il più grande ci ferma, si toglie un semplice orologio da polso e ce lo porge in regalo. Restiamo letteralmente senza parole: la nostra guida iraniana ci suggerisce di accettare, offenderemmo il ragazzo comportandoci diversamente. Cerchiamo di trovare qualcosa per contraccambiare il dono, ma i due giovani si allontanano su un motorino, salutandoci con la mano e suonando allegramente il clacson.
A Kerman entriamo in un piccolo negozio per comprare 4 uova. Si ripete il solito rituale di curiosità e domande e dopo poco usciamo con le 4 uova in regalo.
Abbiamo assaggiato mele, ciliege, involtini, the offerti con semplicità e simpatia da famiglie iraniane sedute su un tappeto ai bordi delle strade, nei parchi, ovunque, intente, a tutte le ore, a fare pic-nic.
Il bilancio del viaggio è stato molto positivo – per quanto abbiamo fin qui raccontato – e negativo al tempo stesso. La situazione politica ed economica del Paese, con la mancanza totale di libertà, è stata una cappa soffocante .
Non è solo l’obbligo del velo e dell’abbigliamento per le donne ad evidenziare l’oppressione cui sono sottoposti, ma molti altri aspetti, dai continui controlli di polizia, al razionamento del carburante (nonostante l’Iran abbia immensi giacimenti di petrolio e gas naturale!). I prezzi dei generi di prima necessità sono altissimi e vengono aumentati, da un giorno all’altro, dal consiglio dei 12 saggi. Questi di fatto governano il paese in barba al parlamento “regolarmente” eletto dal popolo.
Se abbiamo avvertita noi questa oppressione forte nel breve periodo di un viaggio, come può un popolo trascorrere così tutta la vita? Come sempre la speranza può venire dai giovani.

Lucy e Francesco Pagani

Iran