Si sta sui banchi.

Si spera, non come le foglie sugli alberi d’autunno, ma come punti scoscesi, elevati, da brivido, da cui spiccare il volo. Una volta e poi ancora. Luogo di partenza e, allo stesso tempo, riferimento e rifugio, anche.

Che siano banchi di scuola o di università e, perché no, di lavoro: scrivanie e postazioni che vedono adolescenti e giovani impegnati. Delle volte accasciati per la fatica, la noia, il sonno, delle altre frementi per la curiosità, altre ancora appoggiati come trampolino prima del salto o, ancora, diario segreto su cui incidere nel legno i pensieri più veri del momento. Anche quelli di paura, odio, riflessione, amore…

Proprio passando tra le file di questo mondo fremente, in aule più o meno calde, osservando i banchi che i ragazzi frequentano per l’intero anno, cade l’occhio sul bordo di uno, in cui è incisa una frase.

Ed è illuminante: “ribellanza or ribellezza”.

È la sintesi perfetta di ogni esperienza adolescenziale e giovanile: combattuto tra il desiderio di essere contro e la ricerca di ciò che è bello, oltre ogni spendibile economia.

Dovrebbe essere la sintesi di ogni esperienza di vita umana.

Perché forse la vera “ribellanza” non può essere altro che la riscoperta della bellezza. L’apertura alla possibilità della Bellezza, a quella realtà che è più di ciascuno, che rapisce, porta fuori da sé e che dialoga costantemente con il proprio “mi piace”, che invece tiene centrati su sé.

Perché forse su quei banchi, quell’anonimo studente, ha capito la grandezza della bellezza, della sua riscoperta e della sua forza; quell’attrazione che ti porta fuori di te e che ti permette, allo stesso tempo, di respirare e di percepire che non puoi essere più te stesso senza la bellezza che ti ha rapito. E l’incisore ha il tratto incerto; la mano forse trema e la correzione è in corsa… Ma lascia il segno.

Quale migliore augurio, per tutti quegli studenti passati, presenti e futuri, che sono e saranno uomini del domani, se non quello che l’anonimo incisore ha siglato su quel banco: che la ribellanza della vita sia la ribellezza di essa. Perché, lo diceva già un tale che citare in questo periodo forse suona fuorimoda o troppo di moda, la bellezza salverà il mondo e, se questi nostri giovani sapranno che, al di là di tutto, la verità della vita si trova nella ribellezza, come insegnanti, educatori, adulti avremo forse fatto un po’ del nostro dovere!

Che la vita sia, da qui in avanti, una ribellezza!

Che in fondo non è altro che la ribellanza, forse la migliore ribellione possibile!

 

Mauro Toninelli