Si bestemmia.

È un dato.

E se fossimo davanti alla dimostrazione inconscia e irrazionale dell’esistenza di Dio? Certo la cosa ha dell’antropologia oltre che, forse, della teologia.

Una bestemmia, detta bene…

Fatto salvo che, se non altro per educazione, sia meglio non bestemmiare, al di là del proprio credo, la cosa che fa sorgere qualche pensiero è la costatazione dell’imprecazione. Un po’ come quando ci si spaventa o si è impressionati, tanto nel bene quanto nel male: “mamma mia!”, Oh mio Dio!”. Forse queste sono le esclamazioni più diffuse a livello antropologico, anche in altre lingue. Con una semplificazione, sono forse le più comuni e usate nel linguaggio parlato e popolare, quelle più spontanee e meno razionali. Ed entrambi i casi, godono di diverse sfumature, per la teoria che gli opposti si toccano e quando un uomo piange, è per gioia o per disperazione.

La meraviglia di un tramonto: “mamma mia!”, lo spavento davanti a una frana: “mamma mia”, lo sguardo di chi sei innamorato: “oh mio Dio”, la violenza: “oh mio Dio!”

Nei momenti significativi del vissuto umano istintivamente si esclama ciò che apparentemente dà sicurezza: la mamma e Dio.

Quando invece si è arrabbiati le imprecazioni variano.

La rabbia si incanala verbalmente in insulti, dal più leggero “porco-cane”, passando per imprecazioni che vanno dagli animali alle persone e a determinati “lavori” associati ad atteggiamenti animaleschi, fino alla bestemmia, che mantiene lo stesso schema animali-uomo, alzando la posta perché sostituisce l’uomo con Dio. In tutto questo è sintomatico notare che, qualunque espressione faccia riferimento a realtà esistenti: una cane, un maiale, una scrofa, una donna, un uomo… Nessuno, per strada, urlerà “Porco Batman” o “Porco Superman”… Cioè, guidati dalla rabbia, creiamo figure più o meno mitologiche come l’unione tra un maiale e un cane, ma nessuna di queste espressioni si appoggia su ciò che non esistere. Perché? Perché la rabbia non si scaricherebbe su nulla che la possa raccogliere, un po’ come si fa quando si dà un pugno ad un tavolo! La si scarica sull’oggetto.

E se la regola funziona, riguarda anche Dio….

Ecco allora che, quando si sente qualcuno bestemmiare (meglio non farlo) assistiamo sempre alla dimostrazione inconscia della sua esistenza. Che raccoglie rabbia e anche, e questo ha del meraviglioso, il grido che l’uomo alza verso Lui. Quasi un moderno Giobbe… quasi una preghiera…

Mauro Toninelli