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Cronaca  

[ photogallery ] Il congedo delle monache della Visitazione dalla città e dalla diocesi di Pinerolo

[ photogallery ] Il congedo delle monache della Visitazione dalla città e dalla diocesi di Pinerolo

La chiesa gremita. Qualche lacrima. Un grande senso di gratitudine. Così la città e la diocesi di Pinerolo hanno detto addio alle monache della Visitazione che, giovedì 26 marzo, durante una celebrazione presieduta dal vescovo Derio, si sono congedate dopo 392 anni di presenza.

Nell’omelia, il vescovo Derio ha dato voce al sentimento condiviso: «Possiamo dire che se ne va un pezzo importante della nostra città e del nostro territorio? Sicuramente sì». Ma poi l’invito a non fermarsi alla nostalgia: «Non è giusto dire che se ne va la storia. La storia resta. Le persone che hanno vissuto qui e che ora sono in cielo continuano a pregare per noi, per i nostri figli, per questa terra. E le migliaia di ore di preghiera vissute tra queste mura non sono perdute. Non siamo qui solo a dire che se ne va qualcosa, ma a ringraziare per la densità di questi secoli e per tutto ciò che resta vivo».

L’omelia del vescovo Derio

Care sorelle, cari amici, possiamo dire che se ne va un pezzo importante della nostra città e del nostro territorio? Sicuramente sì. Dobbiamo dirlo con chiarezza: un monastero è un pezzo importante di una città, un pezzo densissimo, perché richiama la densità di Dio e la dimensione escatologica. E questo è tantissimo.

Io i monasteri li ho incontrati a vent’anni, tanti anni fa. Ero in crisi sul mio futuro, non sapevo bene cosa fare. Alcuni amici mi dissero: «Prima di prendere decisioni devi pensarci». Risposi che erano mesi che ci pensavo, ma insistettero: «Devi pensarci di più». Allora chiesi come fare, e mi dissero: «Vai in un monastero». Non ci ero mai stato. Mi diedero l’indirizzo di un monastero su una piccola isola, e partii per tre giorni.

Il primo giorno fu bellissimo. Il secondo pure. Poi iniziai a pensare: bello, ma non c’è niente. Per un giovane di vent’anni non c’era nulla di interessante, se non momenti di preghiera molto intensi. Il terzo giorno scoppiò una tempesta e rimasi otto giorni. Fu un’esperienza che mi ha segnato profondamente.

A un certo punto mi resi conto che quei monaci erano persone normali, eppure stavano lì senza nulla di ciò che normalmente consideriamo importante. E allora capii: se stanno lì, vuol dire che Dio c’è, ed è vitale, densissimo, capace di reggere la vita anche quando sembra non esserci niente. I monasteri gridano questo a noi, presi dalle nostre preoccupazioni: «Ricordati, non dimenticare Dio, perché è Lui che regge la tua vita».

La consacrazione monastica ci ricorda questo. Dopo l’epoca dei martiri, che con il sangue testimoniavano che Dio vale una vita intera, sono arrivati i monaci a gridarlo con la loro esistenza. Ritirandosi dal mondo, si sono giocati tutto per dire la stessa cosa: Dio vale tutto.

I monaci e le monache sono come sentinelle che ci ricordano che non tutto finisce qui, che c’è molto di più. Anche di fronte alle ingiustizie e alle tragedie del mondo, quando verrebbe da dire che la vita non ha senso, loro continuano a dire: non perdere la speranza.

Certo, se ne va un pezzo importante. Se dicessimo solo questo, però, saremmo qui a lamentarci. Ma noi siamo credenti, e ci chiediamo: che cosa ha da dire la fede davanti a questi momenti?

Non è giusto dire che se ne va la storia. La storia resta. Le persone che hanno vissuto qui e che ora sono in cielo continuano a pregare per noi, per i nostri figli, per questa terra. E le migliaia di ore di preghiera vissute tra queste mura non sono perdute.

E poi le nostre sorelle continueranno a pregare per i pinerolesi. Questo ci consola. Non siamo qui solo a dire che se ne va qualcosa, ma a ringraziare per la densità di questi secoli e per tutto ciò che resta vivo.

Alla luce delle letture che abbiamo ascoltato, il Vangelo ci ricorda che Dio è «Io sono», il Dio fedele nel tempo, che ha abitato il passato, abita il presente e abiterà il futuro. Noi leggiamo ogni evento con questa certezza.

E crediamo nel Dio della promessa, un Dio che non solo promette, ma che fa di tutto per mantenere la sua promessa. Dio ha promesso di esserci sempre e di portare a compimento la nostra vita, ed è all’opera perché questo si realizzi.

Anche questo cambiamento lo viviamo con questa fede. La trasmissione della fede, che un monastero ha custodito per secoli, è oggi affidata a ciascuno di noi. Dipende dal nostro modo di vivere e testimoniare se questa storia continuerà.

Al termine della celebrazione un saluto particolare è stato rivolto da parte dei religiosi, tramite Suor Miriam Tiziani del Santo Natale

Care sorelle della Visitazione, in tutti questi anni abbiamo camminato un po’ come religiosi insieme a voi. È stato un bel cammino di comunione, ci siamo incontrati spesso e questo monastero ci ha accolti. Allora, come religiosi vogliamo darvi il nostro saluto. Abbiamo già condiviso un momento insieme, ma desideravamo anche accompagnarvi in questo passaggio.

Sappiamo che ci sarà l’ingresso nella nuova comunità, ufficialmente l’11 aprile, nella celebrazione delle ore 10. Come religiosi saremo presenti con una piccola rappresentanza, anche a nome della diocesi, per accompagnarvi in questo nuovo inizio. Per noi c’è la nostalgia della partenza, ma anche la gioia di una nuova missione.

Vi accompagniamo con la preghiera e, per quanto possibile, con la nostra presenza quel giorno. Poi verremo a trovarvi, faremo anche una scampagnata. Grazie per averci accolti.

Madre Federica, a nome delle monache della visitazione ha ringraziato tutti i presenti


Grazie per la vostra partecipazione. Nel momento in cui ci prepariamo a lasciare questo luogo, che per tanto tempo è stato la nostra casa, desideriamo rivolgervi il nostro saluto. La scelta di andare via è stata per noi dolorosa, non è nata con leggerezza, ma è frutto di un cammino di preghiera e di discernimento.

Sappiamo bene che questa decisione non riguarda soltanto noi, ma accomuna oggi molti monasteri, chiamati a confrontarsi con cambiamenti profondi che attraversano la vita della Chiesa. Andiamo via fisicamente, ma non dimentichiamo questa città, che ci ha accompagnato con discrezione e affetto. Pinerolo rimane per noi abitata da storie e legami forti, che continueranno a vivere nel nostro cuore.

Lasciamo un monastero bello e significativo, che molti di voi conoscono e che si impone anche solo alla vista attraversando le vie della città. È un edificio pensato per accogliere una comunità numerosa e sostenerne la vita quotidiana. Oggi, però, la nostra realtà è profondamente cambiata e questa sproporzione è diventata sempre più evidente.

Abbiamo compreso che il nostro compito non è quello di conservare a ogni costo un luogo, cercando soluzioni che finirebbero per appesantire la nostra vita, ma di custodire ciò che è essenziale, la preghiera e la vita donata. È da questa consapevolezza che è nata la decisione.

Cambiamo luogo, ma la nostra preghiera continua. Non conosciamo il futuro, ma continueremo ad accompagnarvi nel silenzio della nostra vita, affidando al Signore questa città e questa diocesi che abbiamo amato e servito. Vi chiediamo di ricordarci nella vostra preghiera, così come noi continueremo a fare.

Prima della benedizione finale, il vescovo Derio ha voluto donare alle monache, in partenza per il monastero di Solbiate con Cagno (diocesi di Como), una panoramica di Pinerolo realizzata dal fotografo Remo Caffaro: «Siamo certi che ci ricorderete nella preghiera, ma se un giorno doveste dimenticarvi, guardando questo luogo vi ricorderete che esiste Pinerolo e continuerete a pregare per noi e per le generazioni future».

Un saluto che è insieme richiesta e affidamento, segno di un legame che, pur cambiando forma, non si interrompe.

La benedizione conclusiva ha segnato un momento storico per la Diocesi di Pinerolo, in attesa che si sappia la nuova destinazione del grande complesso architettonico del Monastero della Visitazione “profetizzato” dallo stesso San Francesco di Sales.

Patrizio Righero

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  • Domenico says:

    Sulmona 28 Marzo 2026

    È una sconfitta enorme quando un monastero così importante chiude I battenti, le loro colleghe a Corfinio pochi anni fa hanno fatto lo stesso, speriamo che in entrambi i monasteri possano arrivare nuovi ordini religiosi femminili.
    distinti saluti
    Domenico Silla

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