5 Settembre 2026
In pellegrinaggio ad Assisi sulle orme di San Francesco
49 pellegrini da Luserna vivono ad Assisi un’intensa esperienza spirituale sulle tracce di San Carlo Acutis e di San Francesco.
Il pellegrinaggio non è una gita di piacere per visitare posti nuovi, famosi o di divertimento, ma un viaggio verso un luogo considerato sacro, spinti da motivazioni religiose, spirituali o di penitenza.
Ed è stato questo spirito che ha accompagnato i 49 pellegrini partiti il 23 agosto da Luserna, sotto la guida e l’organizzazione impeccabile di don Fabiano, alla volta di Assisi.
Questo non vuole essere il racconto di un viaggio turistico fatto di storia e arte, ma l’esperienza spirituale di un pellegrinaggio con la P maiuscola.
La prima tappa è stata a La Verna, località a 1128 metri, nota non tanto per il suo santuario, ma per il suo anfratto fra le rocce chiamato “sasso spicco” e citato da Dante come “crudo sasso”, dove San Francesco, dopo un lungo e impervio percorso, si recava a meditare la passione di Gesù, a pregare e a riposare su un giaciglio di pietre; e dove, durante la Quaresima del 1224, ricevette le stimmate. Con spirito di riverenza, rispetto e contemplazione abbiamo sceso con fatica e penitenza gli 89 scalini in quell’umido anfratto, per partecipare, come faceva il santo, ad un momento di silenzio, riflessione e preghiera.
La mattina seguente suor Tatiana, in modo semplice e profondo, ci ha intrattenuti sul rapporto che dovrebbe esserci tra la nostra vita e quella di San Francesco; un personaggio che ha rivoluzionato la Chiesa e la spiritualità cristiana scegliendo, lui figlio di un ricco mercante, una vita di assoluta e volontaria povertà. Ma oltre ad aver fondato l’ordine dei frati minori francescani, è stato un uomo di pace – “Signore fai di me un istrumento della tua pace: dove c’è odio…” – cercando di divulgarla anche all’estero (in Egitto dal sultano).
Il suo amore per Gesù lo ispirò nel 1223 a creare a Greggio la prima rappresentazione vivente della Natività: il presepe. La sua cultura giovanile lo spinse a scrivere lodi, preghiere e il “cantico delle creature”, che ancora oggi cantiamo, un testo poetico in volgare italiano che è una lode a Dio attraverso la natura considerata una famiglia di fratelli e sorelle.
Nel pomeriggio ci siamo recati nella basilica di Santa Maria degli Angeli, costruita tra il 1550 e il 1600, in modo sobrio per accogliere i tanti pellegrini che andavano a pregare nella Porziuncola (piccola parte), e che rappresenta lo scrigno che custodisce quella chiesetta in totale abbandono che Francesco riparò con le sue mani e che divenne il punto di riferimento di tutta la sua vita.
Qui disse il suo “sì” più grande a Dio, abbandonando la sua vita benestante; qui accolse i suoi primi seguaci; qui consacrò Santa Chiara; qui pregava e faceva penitenza e qui concluse la sua vita il 3 ottobre 1226 dopo aver esortato i suoi frati a perseverare nell’amore di Dio, nella povertà e nella fedeltà al Vangelo con la frase, che varrebbe anche per noi: «Io ho fatto la mia parte; la vostra Cristo ve la insegni». E poco prima aveva aggiunto al suo celebre Cantico la strofa dedicata a ”Sorella nostra morte corporale dalla quale nullo homo può scappare…” Con queste sollecitazioni, fatte nostre, e con lo spirito vicino a quello di San Francesco che sembrava aleggiare in quella piccola chiesetta, abbiamo sentito il bisogno di soffermarci singolarmente a pregare per quello che ciascuno di noi provava nel cuore.
Siamo poi andati alla Basilica di Santa Chiara, innalzata in onore della prima e fedele discepola di Francesco. Era nata in una famiglia nobile, dalla quale a 18 anni scappò di nascosto per seguire gli ideali di San Francesco. Fondò l’ordine delle Clarisse, suore di clausura, che trascorrono il loro tempo dedicandosi alla preghiera, alla meditazione e alla cura del monastero. Così ci ha raccontato suor Maria Chiara da dietro una grata. Ci ha colpito la serenità con cui descriveva quel modo di vivere così lontano dal nostro. Nella basilica ci siamo soffermati a pregare davanti al crocefisso di San Damiano, l’icona bizantina che secondo la tradizione parlò a San Francesco. Altro momento di preghiera e riflessione lo abbiamo passato davanti alla cripta di Santa Chiara, definita “mediatrice di pace e riconciliazione”, valori che in questi tempi di conflitti sembrano essersi persi.
Non è mancata la nostra visita all’antica cattedrale di Santa Maria Maggiore, detta della Spogliazione, perché qui il giovane Francesco si spogliò nudo rinunciando alle sue ricchezze. Gesto radicale che ci fa riflettere sul nostro attaccamento alle cose terrene. Con questa riflessione ci siamo accodati ad un ingente numero di fedeli eterogenei affollati a pregare, alcune mamme col pianto negli occhi, davanti al corpo di San Carlo Acutis, il primo santo millennial, deceduto a soli 15 anni per una leucemia. Carlo partecipava alla messa tutti giorni, definendo l’Eucarestia “autostrada per il cielo”. Amava suonare il sassofono, stare con gli amici, aiutare i poveri e giocare ai videogiochi. La sua passione per il computer lo portò a creare delle mostre virtuali per diffondere il Vangelo nel mondo, tant’è che è stato riconosciuto come il “patrono di internet” e “influencer di Dio”. Il suo corpo, miracolosamente intatto dopo 14 anni, è stato ricoperto da una maschera di silicone, così il suo viso sorridente rimane permanentemente rivolto verso mamme e giovani che si rivolgono a lui con commozione. Il nostro terzo giorno di pellegrinaggio l’abbiamo concluso con la visita alle Basiliche di San Francesco, luogo dove il santo chiese di essere sepolto, ed è qui conservato. La struttura, che dà degna glorificazione a San Francesco, è composta da due chiese sovrapposte, che fra’ Silvano ci ha fatto percorrere facendoci apprezzare, non tanto le opere artistiche quanto il loro significato religioso: i 28 affreschi attribuiti a Giotto, raffiguranti la vita del santo e raffrontati a quella di Gesù; le celebri allegorie di Giotto dei 3 voti (obbedienza, povertà, castità) che mi sono parse ispirate dal Divino; la raffigurazione del Santo del Cimabue, e numerose altre opere di artisti minori. Caratteristica di questa duplice struttura è la sovrapposizione della cripta del Santo, accanto alla quale sono i resti dei suoi più fedeli compagni: Leone, Rufino, Angelo, Masseo. La visita è terminata in libertà, ma ciascuno di noi ha sentito quasi il dovere di soffermarsi ancora davanti ai resti e alle reliquie di San Francesco. La profonda spiritualità che si respira con intensità in quel luogo quasi ci legava a quel personaggio vissuto 800 anni fa, lasciando un segno indelebile nella storia della Chiesa e dell’umanità, al quale possiamo sempre rivolgerci pregandolo con la stessa intensità con cui pregava lui, senza dimenticare che prima viene il Signore che ci ha dato la Grazia di inviarci queste sante persone.
Paolo Curti



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