Oggi è un giorno come un altro: sveglia presto e direzione Torino.

Attraverso il ponte della Gran Madre e quando giungo alla mia destinazione ho giusto due minuti per aprire La Stampa.

Il titolo è incisivo e d’effetto: “Volevo uccidere un italiano felice”.

Allora forse oggi non è proprio un giorno come un altro, perché in un giorno come un altro tutto ciò risulterebbe assurdo e fuori da ogni logica.

Mi chiedo: “Io sono felice questa mattina?”. E ancora: “Una terza persona come può capire se io sono felice?” Domande senza risposte, ma che innescano una reazione a catena di mille altre domande, mentre poggio i piedi esattamente dove li ha poggiati Stefano Leo, il ragazzo ucciso ai Murazzi, colpevole forse di aver solo sorriso.

Così si giustifica Said Machaouat, il ventisettenne di origine marocchine, confessando l’omicidio, come se l’essere felice fosse una colpa, un diritto non di tutti.

Sempre citando La Stampa: “Ho colpito un bianco, basandomi sul fatto ovvio che giovane e italiano avrebbe fatto scalpore. Mi bastava che fosse italiano, uno giovane, più o meno della mia età, che conoscono tutti quelli con cui va a scuola, si preoccupano i genitori e così via. L’ho guardato ed ero sicuro che fosse italiano”.

Leggendo l’articolo inizio a pensare che forse il tema dell’integrazione non sia stato affrontato a dovere, nonostante i mille dibattiti politici, le manifestazioni e tutto il gran chiasso che ne si fa da anni.

Un ragazzo di seconda generazione di immigrati – marocchino ma italiano o italiano ma marocchino, non fa differenza – uccide un suo coetaneo perché crede non abbia diritto di essere felice. Qualcosa non torna.

Chi decide chi può essere felice e chi no?

A tale proposito la costituzione americana si esprime così: “tutti gli uomini sono stati creati uguali, che essi sono dotati dal loro Creatore di alcuni Diritti inalienabili, che fra questi sono la Vita, la Libertà e la ricerca delle Felicità”.

Queste parole risalgono al 4 luglio del 1776, esattamente 243 anni fa, non ad un futuro da macchina del tempo e soprattutto ad una delle Nazioni che più di molte altre ha saputo davvero fare dell’integrazione una forza.

C’è da pensare dove sia avvenuto l’intoppo qui, in Italia, se alla soglia del 2020 leggiamo ancora titoli del genere.

Concludo questo pensiero con una citazione dal celebre film “La ricerca della Felicità”, uno dei miei preferiti, dove Will Smith dice: “Me lo ricordo ancora quel momento, mi sembrarono così, non lo so, tutti così felici. Perché non potevo esserlo anch’io?”

Forse Said pensava questo, o forse è quello che pensa ora l’anima di Stefano Leo a tu per tu col suo Creatore.

 

Roberto Giuglard