Il venir meno del rispetto per i bambini è un campanello di allarme: c’è qualcosa che non va.

In questi giorni si sentono diverse tonalità di questo campanello. Da un parte la vicenda del piccolo Alfie Evans. Dall’altra, per volontà del sindaco Chiara Appendino, la registrazione all’anagrafe di Torino di un bambino con “due mamme”. In entrambi i casi i capricci e l’orgoglio degli adulti calpestano i diritti, la vita e la dignità dei bambini. La questione sembrerebbe tutta occidentale. O, come direbbe qualcuno, “roba da ricchi”.

Nella maggior parte dei paesi africani (tanto per fare un esempio geografico che si potrebbe estendere anche ad altre latitudini) questi due casi non si sarebbero mai verificati. Ci sono angoli del mondo (e sono tanti) in cui i bambini non hanno accesso alle cure minime e talvolta nemmeno all’alimentazione. Gli ammalati muoiono. Gli orfani o i “non desiderati” vengono abbandonati a se stessi e, se sopravvivono, diventano “bambini di strada” (fenomeno tristemente presente anche in alcune città europee) con limitatissime possibilità di futuro.

In questi contesti il campanello suona con maggiore violenza. Ma è sempre lo stesso campanello. Di volta in volta la vita dei bambini è ritenuta futile, un costo sociale, un fardello di cui disfarsi, oppure, all’opposto (ma con identica degenerazione) un diritto, un capriccio, un oggetto di cui disporre a piacimento (come nel caso della maternità surrogata con “aggiustatina”, in modo che gli standard del nascituro soddisfino i gusti degli acquirenti).

Chi capta e amplifica questo campanello di allarme viene visto con sospetto ed etichettato di disfattismo, fanatismo, omofobia e via dicendo. Le cassandre non sono mai state popolari. E nemmeno San Giovanni Battista ha fatto una bella fine (come i profeti suoi predecessori). Chi racconta la realtà è impopolare sempre.

Per chi sente il suono di questo campanello le alternative sono solo due: turarsi le orecchie e far finta di nulla, oppure continuare coraggiosamente a dire come stanno le cose. E provare a fare qualcosa per cambiarle.

P.R.